Cicloturismo, perchè sono tutti pazzi per le due ruote? 

Bicicletta che passione, per una fetta sempre più larga di italiani. Il cicloturismo, infatti, in pochi anni si è trasformato da semplice modalità di viaggio a uno stile di vita che affascina un pubblico sempre più vasto e variegato.

La bicicletta è diventata il simbolo di un modo di viaggiare che celebra il percorso, il rispetto per l’ambiente e la bellezza di “andare piano” per apprezzare ogni dettaglio. Un trend protagonista di una kermesse,  la Fiera del Cicloturismo, che si tiene a Bologna dal 4 al 6 aprile 2025, che conquista fan edizione dopo edizione.  

Cicloturismo al femminile

Secondo Bikenomist, realtà italiana specializzata nella promozione del cicloturismo, le donne, soprattutto over 50, rappresentano una fascia in forte crescita nel settore. Per queste viaggiatrici, la bicicletta non è solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento per esplorare nuovi orizzonti, affrontare sfide e immergersi in esperienze autentiche.

Il cicloturismo diventa un viaggio di scoperta che supera il concetto di vacanza, favorendo il contatto con la natura e le comunità locali.

Turismo rigenerativo

Un’altra tendenza in ascesa è il turismo rigenerativo, che punta a creare connessioni autentiche con le comunità locali e a promuovere uno sviluppo sostenibile. Questo approccio segna un cambiamento rispetto al passato, privilegiando soluzioni che apportano benefici sia ai turisti che ai residenti.

Le destinazioni cicloturistiche abbracciano questo modello, integrando il viaggio nel tessuto sociale e valorizzando le risorse locali. Il risultato è un turismo che non si limita a consumare, ma che arricchisce e rigenera i territori attraversati.

Gravel: libertà e spirito d’avventura

Tra le modalità più amate, il gravel continua a guadagnare popolarità. Questa tipologia di ciclismo combina la velocità delle bici da strada con la capacità di affrontare percorsi sconnessi, offrendo un’esperienza versatile e avventurosa. I viaggi gravel portano i cicloturisti lontano dai circuiti tradizionali, regalando un senso di libertà unico e un contatto diretto con territori meno conosciuti.

Un settore in crescita

Il cicloturismo in Italia è in forte espansione. Nel 2023 si sono registrate 56,8 milioni di presenze cicloturistiche, con un impatto economico di oltre 5,5 miliardi di euro, in aumento del 35% rispetto al 2022. Il cicloturista medio spende circa 95 euro al giorno, cifra che sale a 104,5 euro per gli stranieri, superando di gran lunga la media giornaliera dei turisti tradizionali.

Questo fenomeno non solo sostiene le economie locali, ma valorizza aree interne spesso lontane dai flussi turistici principali, trasformandole in mete di eccellenza grazie agli investimenti in servizi e infrastrutture di qualità.

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Vendere e comprare nell’era digitale: tutto ha inizio da una ricerca online

Oggi, i clienti sono sempre più informati ed esigenti perché si documentano autonomamente prima di entrare in contatto diretto con l’azienda.
Di fatto, la fase iniziale del processo di acquisto avviene principalmente online.

E sebbene le aziende dispongano di una vasta gamma di strumenti digitali per interagire con i clienti, il mercato si fa ogni giorno più competitivo.
Il Global Consumer Insights Pulse Survey June 2023 conferma questa tendenza: prima di effettuare un acquisto il 54% dei consumatori consulta i motori di ricerca, cerca su Amazon ( 35%), visita il sito web dell’azienda (34%), si rivolge ai social media (31%) o interroga un sito di comparazione prezzi (29%), con una forte incidenza tra i membri della GenerazioneZ.

Da semplice vendita a esperienza interattiva che si sviluppa su più canali

In questo scenario, l’approccio ‘porta a porta’ è ormai un lontano ricordo. 
“Le aziende oggi non possono limitarsi a presentare un prodotto o un servizio – afferma Alberto Frisoni, ceo di Sales Process Italia . Devono saper interagire con il cliente, offrire soluzioni su misura e guidarlo in un percorso d’acquisto, che rispetto al passato, è molto più dinamico e complesso. Le tecnologie digitali, inoltre, hanno trasformato il processo di vendita in un’esperienza interattiva che si sviluppa su più canali, dai motori di ricerca ai social network. Ciò impone una preparazione solida e una strategia mirata”.

Processo di vendita: un modello scalabile e integrato

Il processo di vendita di un’azienda si articola in diverse fasi, che vanno dalla generazione dei potenziali clienti alla chiusura del contratto, passando per la qualificazione e la personalizzazione dell’offerta.
Tuttavia, nell’odierno panorama competitivo, un processo di vendita ben definito aiuta a migliorare le conversioni e a garantire un’sperienza positiva e coerente per ogni cliente.

Non si tratta più di una semplice sequenza di azioni, ma di un sistema preciso e integrato che guida l’azienda e il cliente lungo tutto il percorso d’acquisto. Creare un processo di vendita scalabile e ripetibile può essere difficile, soprattutto perché ogni azienda, team di vendita e pubblico di destinazione è unico.

Le 7 fasi del processo di vendita

Raccogliere nuovi contatti all’inizio del processo di vendita è una fase fondamentale per l’azienda, che quotidianamente utilizza strumenti come Facebook, Instagram, YouTube, Google e LinkedIn, insieme alla pubblicità per attrarre nuovi potenziali clienti;
Verificare se il potenziale cliente è adatto all’offerta dell’azienda, e se è pronto per proseguire nel percorso di vendita, è la seconda fase del processo, a cui segue la raccolta di informazioni dul cliente da parte del team di vendita. 

Utilizzando strumenti digitali, riporta Quotidiano.net, l’azienda effettua una presentazione/dimostrazione del prodotto/servizio al cliente. Durante la trattativa finale, il cliente potrebbe sollevare alcuni dubbi a cui l’azienda deve saper rispondere efficacemente.
Nella fase finale si conclude l’accordo. Anche dopo la chiusura, è importante mantenere una relazione con il cliente per favorirne la fidelizzazione.

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12 milioni di italiani in viaggio per Natale: come e dove spenderanno per le feste

Durante le festività natalizie, 11,5 milioni di italiani hanno deciso di concedersi una vacanza, spendendo in media 335 euro a testa, per un totale stimato di quasi 4 miliardi di euro. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different, il 32% dei viaggiatori dichiara di avere un budget maggiore rispetto allo scorso anno, mentre il 23% si trova costretto a ridimensionare le spese, principalmente per motivi economici.

La maggior parte utilizzerà i propri risparmi, ma una piccola percentuale (circa il 2%, che sale al 4% tra i 25-34 anni) ha richiesto un prestito personale per coprire i costi del viaggio. Chi ha scelto questa strada ha richiesto mediamente 6.000 euro, da restituire in 51 rate, con un’età media dei richiedenti di 36 anni.

Chi parte e per dove
Quest’anno, il 27% degli italiani approfitterà del Natale per una vacanza. L’abitudine è più diffusa tra i giovani sotto i 35 anni (33%) e al Nord Italia (36%), mentre al Sud e nelle isole si scende sotto il 20%.

L’88% dei viaggiatori rimarrà in Italia, con una minoranza (13%) che sceglierà l’estero, soprattutto tra gli under 25.

Mezzi di trasporto e costi di viaggio
La maggioranza dei viaggiatori (66%) si sposterà in auto, percorrendo in media 575 chilometri. Fortunatamente, il costo del carburante è diminuito rispetto ad agosto, con una spesa media per il pieno di circa 70 euro. Tuttavia, chi viaggerà in aereo (17%) dovrà affrontare aumenti significativi dei biglietti, con rincari del 15-20% rispetto al 2023 e punte del 100% su alcune tratte.

Anche il treno non sarà economico: per alcune tratte, come la Milano-Reggio Calabria, i prezzi salgono fino al 300%. Per chi sceglie il traghetto, gli aumenti sono più contenuti, ma si attestano comunque tra il 10% e il 20%.

Alloggio e altre spese
Il 46% dei viaggiatori soggiornerà da parenti o amici, mentre circa 7 milioni opteranno per strutture a pagamento: il 28% in hotel, il 20% in case vacanze e il 17% in bed & breakfast. I prezzi medi degli hotel sono aumentati dell’8,1%.

Gli appassionati di sci dovranno fare i conti con rincari degli skipass fino al 30% rispetto al 2021. Anche le polizze viaggio sono un costo da considerare: per una settimana in Italia partono da 28 euro, salendo a 39 euro per l’Europa e almeno 71 euro per gli Stati Uniti.

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Nel 2022-2023 in Italia migliora la percezione di sicurezza

Emerge dall’Indagine ISTAT sulla Sicurezza dei cittadini negli anni 2022-2023: la quota di cittadini che si sentono sicuri a uscire a piedi nella propria zona quando fa buio è in aumento (dal 60,6% nel 2015-2016 al 76%), e diminuisce il senso di insicurezza percepito nella propria abitazione quando si è soli (-9,7%).

Quanto alla quota di chi non esce mai di sera, né da solo né accompagnato, rimane stabile all’11,9%, ma i comportamenti adottati per proteggersi sono in diminuzione di circa il -10%.
Inoltre, passa dal 7,7% nel 2015-2016 al 4% nel 2022-2023 la percentuale di chi porta qualcosa con sé per difendersi, o chiedere aiuto, in caso di pericolo. 

La criminalità condiziona le abitudini di vita?

Malgrado i segnali positivi permane comunque una fetta importante di cittadini (24%) per cui la criminalità incide sulle abitudini di vita, nonostante il dato risulti decisamente inferiore al 38,2% del 2015-2016.
In ogni caso, la percezione di insicurezza è solo parzialmente collegata al rischio di criminalità di un territorio, ma è condizionata anche da genere, età, livello di istruzione.

Il senso di insicurezza in effetti è significativamente più forte tra le donne rispetto agli uomini, il doppio più propense a sentirsi insicure quando escono da sole di sera (16,4% vs 7,4%) e circa quattro volte a non uscire di sera per paura (19,5% vs 5,3%). Oltre a essere più condizionate dalla paura della criminalità (28,8% vs 19%).

Paura: una questione di genere ed età 

Oltre un’anziana su due (59,2% over75) non esce mai sola o non esce mai, e lo stesso accade per un anziano su quattro (39,2%). Tuttavia, solo il 4,7% non esce di sera per paura della criminalità.

Inoltre, le ragazze tra 14-24 anni mostrano un picco di insicurezza che diminuisce nelle fasce di età successive, ovvero tra 25-34 anni e tra 35-44, per poi aumentare leggermente e stabilizzarsi. Al contrario, per i maschi l’insicurezza cresce progressivamente raggiungendo il picco intorno a 75 anni.
Anche le precauzioni prese quando si esce la sera risultano più diffuse tra le donne (23,3% vs 16% uomini), ma la differenza tra generi è fortemente ridotta rispetto al passato.

… e di livello di istruzione

Anche quando si tratta di stare a casa da soli l’insicurezza è più marcata tra le donne (7% vs 3%), soprattutto le over75 (11,6%).
I giovani sono i meno condizionati dalla percezione della criminalità (29% under24 non è influenzato), mentre i livelli più alti si riscontrano tra gli over65.

Le persone con livello di istruzione più elevato si sentono più sicure (28,7% laureati molto sicuro vs 11% con titolo di studio elementare) e sono meno influenzate dalla criminalità.
Chi ha subito reati, come scippo o rapina, è meno sicuro. Il 34% di loro si sente ‘poco e per niente sicuro quando esce da solo ed è buio’, e il 60,2% è ‘influenzato dalla criminalità’, a fronte, rispettivamente, dell’11,9% e del 23,7% delle ‘non vittime’.

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Unione Europea, arrivano le norme comuni per i monopattini elettrici

L’Unione Europea sta adottando requisiti tecnici obbligatori per tutti i monopattini elettrici venduti, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza per utenti e pedoni. Le nuove norme prevedono dispositivi di limitazione della velocità, freni anteriori e posteriori con standard minimi di frenata, stabilità migliorata e limiti all’accelerazione massima.

Inoltre, i monopattini dovranno essere dotati di luci anteriori e posteriori, un avvisatore acustico e rispettare altri parametri di sicurezza per circolare in sicurezza sulle strade europee.

Regole per un uso responsabile: età minima, casco e divieti

Oltre ai requisiti tecnici, riferisce Agi, sono previste regole più severe per l’utilizzo dei monopattini elettrici: l’età minima per guidare un monopattino sarà di 16 anni e il casco sarà obbligatorio. Sarà vietato trasportare passeggeri, guidare sotto l’influenza di alcool o droghe, e saranno introdotti limiti legali al tasso alcolemico. Queste misure, richieste dall’ETSC (European Transport Safety Council), hanno l’obiettivo di sensibilizzare i conducenti e ridurre il numero di incidenti legati alla micro-mobilità elettrica.

Aumento degli incidenti e necessità di misure preventive

Secondo il rapporto “PIN Flash Report 47 – Improving the Road Safety of e-scooters” dell’ETSC, gli incidenti mortali con coinvolgimento di monopattini elettrici sono in crescita in Europa. Nel 2022, le vittime in incidenti legati a dispositivi di micro-mobilità elettrica sono state 119, rispetto alle 81 del 2021 (+46,9%).

In Italia, il numero di decessi è salito da 9 nel 2021 a 16 nel 2022 (+77,8%), fino a raggiungere 21 morti nel 2023 (+31,2%). L’aumento del numero di incidenti è in parte dovuto alla crescente diffusione di questi mezzi, ma conferma l’urgenza di rafforzare le misure di sicurezza.

Aggiornamento degli standard di sicurezza

L’ETSC propone di ridurre il limite di velocità a 30 km/h nelle aree urbane per proteggere gli utenti vulnerabili come conducenti di monopattini, ciclisti e pedoni. Inoltre, l’organizzazione raccomanda di aggiornare gli standard di sicurezza europei, già obbligatori per auto, furgoni e camion, per includere misure protettive specifiche anche per i monopattini elettrici.

Questa misura potrebbe richiedere tempo, ma è essenziale per una diffusione sicura delle nuove tecnologie.

Grandi città, verso una mobilità più sicura

Secondo Jenny Carson, coautrice del rapporto, i monopattini elettrici rappresentano ormai un mezzo di trasporto consolidato nelle aree urbane dell’UE. Tuttavia, resta essenziale affrontare in modo più deciso i rischi legati al loro utilizzo. Con un ambiente urbano più sicuro, mezzi dotati delle giuste tecnologie e comportamenti consapevoli da parte degli utenti, si può garantire una circolazione più sicura per tutti.

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Cyber attacchi: perchè i Large Language Models fanno paura?

Gli esperti del Centro Ricerca AI di Kaspersky hanno recentemente rilevato un incremento nell’uso dei Large Language Models (LLM) da parte dei cybercriminali per creare contenuti destinati ad attacchi phishing e truffe online. Questi modelli permettono di generare automaticamente testi per siti fraudolenti in grande quantità, rendendo più complesso per gli utenti distinguere i siti veri da quelli pericolosi.

Secondo l’indagine, molti degli attacchi si rivolgono agli utenti di piattaforme di exchange e wallet di criptovalute, sfruttando specifici segnali linguistici prodotti dall’intelligenza artificiale.

Siti di phishing, come capire i tranelli creati con l’Intelligenza Artificiale?

Uno dei tratti distintivi dei testi generati dai LLM è la presenza di frasi particolari che indicano la natura del contenuto, come “In qualità di modello linguistico dell’AI…”, che può apparire anche involontariamente nei siti creati con l’intelligenza artificiale. Gli attacchi rivolti a utenti di varie piattaforme presentano spesso queste frasi, segnalando un utilizzo dell’AI per la produzione del contenuto.

Un altro indizio è costituito da espressioni “neutre” e generiche, come “approfondire” o “nel panorama in continua evoluzione”, oltre a messaggi di avvertenza, spesso incompleti, come “non posso fare esattamente ciò che vuoi”. Anche l’indicazione della data limite delle informazioni conosciute dall’AI, per esempio “fino a gennaio 2023”, può tradire l’uso dei LLM.

Strategie per ingannare i sistemi di rilevamento

Oltre a generare testi per siti fraudolenti, gli LLM consentono ai cybercriminali di inserire caratteri Unicode anomali, come diacritici o simboli matematici, per confondere i sistemi di sicurezza, rendendo più difficile individuare queste pagine di phishing.

Come proteggersi da attacchi sempre più “intelligenti” 

Kaspersky suggerisce alcune pratiche per evitare le truffe online. Innanzitutto verificare i link ipertestuali: spesso i link presenti in e-mail fraudolente contengono piccoli errori di ortografia. Passare il mouse sopra i collegamenti permette di verificarli senza aprirli. Ancora, prima di cliccare su un link sospetto, è consigliabile digitare direttamente l’indirizzo nel browser per evitare di essere reindirizzati su siti non sicuri.

Come sempre, poi, è fondamentale utilizzare soluzioni di sicurezza avanzate: installare un programma di sicurezza efficace può proteggere da siti web pericolosi, download e estensioni a rischio.

I cyber attacchi saranno completamente automatizzati? 

Con l’evoluzione degli LLM, distinguere tra contenuti generati dall’AI e quelli scritti manualmente diventerà sempre più difficile. Gli esperti di Kaspersky sottolineano come il crescente livello di automazione renda fondamentale l’uso di soluzioni di sicurezza capaci di analizzare sia i contenuti testuali sia i metadati e altri segnali di frode. 

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Internet: come evolve il rapporto tra italiani e informazione digitale?

Quando si tratta di media e informazione cosa si aspettano gli italiani? Nel contesto complicato degli ultimi anni, tra crisi economica e politica, guerre e conflitti, preoccupazione per il cambiante climatico e l’ambiente, pandemia e diritti civili, il ruolo dell’informazione è sempre più cruciale e controverso.

Tra i diversi media, negli ultimi anni il web è diventato una fonte informativa sempre più rilevante per quasi un italiano su due, una percentuale che dal 2019 cresce del 33%.
Secondo gli ultimi dati di GfK Sinottica, dall’informazione fornita dai media gli italiani cercano soprattutto trasparenza e sincerità (24%), autenticità e verità (22%), e fiducia (22%).

Le fonti digital più importanti per informarsi

Motori di ricerca (28%), social network (21%), siti e web app di TV (16%), sono i principali riferimenti per l’informazione digitale degli italiani.
A questi seguono siti o app web di quotidiani (12%), aggregatori di notizie e portali (10%), testate giornalistiche online (8%), e siti o web app di radio (5%).

Secondo i dati di GfK Sinottica, il 44% degli italiani dichiara di venire a conoscenza di notizie e informazioni in primo luogo dai social network, un dato in crescita del +9% rispetto ad aprile 2023.

Ma un terzo degli italiani ne mette in dubbio l’affidabilità

Se le notizie si apprendono prima di tutto dai social network., tuttavia, solo il 20% degli italiani dichiara di avere un livello di fiducia alto rispetto all’attendibilità dei social come fonte informativa.

I social network, infatti, si posizionano al terzo posto per attendibilità, in una classifica che vede TV e stampa ai primi posti. Dell’informazione digitale, soprattutto di quella veicolata attraverso i social network, un italiano su tre mette in dubbio la precisione e l’affidabilità delle notizie riportate.

Per cosa si utilizza Internet?

Quello che emerge dall’analisi di GfK Sinottica è la tendenza degli italiani a utilizzare sempre di più l’ecosistema digitale per soddisfare il proprio bisogno di ‘leggerezza’ e relazioni sociali.

Cresce infatti la percentuale di chi utilizza Internet per restare in contatto con amici e familiari (22% vs 19% 2022), o per intrattenimento (22% vs 19%), così come per acquistare o pagare prodotti e servizi (12% vs 11%) e svolgere la propria attività lavorativa o di studio (13% vs 10%). Al contrario,  cala in modo significativo l’utilizzo di Internet come fonte informativa, che passa dal 41% del 2022 al 31%.

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Telefonia: tariffe a -11,5% per mobile, +3% fissa

In Italia, nel 2024, per un contratto di telefonia mobile standard la spesa media mensile è inferiore a 8 euro. Nel 2019, per un’offerta simile, se ne spendevano 12,50. Secondo l’analisi di Facile.it, nel 2024 i prezzi delle tariffe di telefonia mobile sono scesi tra il 9% e il 17%.

Trend opposto per la telefonia fissa: per un nuovo contratto Internet casa si spendono quasi 26 euro al mese, un valore in aumento del 3% rispetto allo scorso anno.
Nonostante questo, l’Italia resta uno dei Paesi europei con le tariffe più contenute.

Sono lontani i tempi in cui per telefonare si spendevano cifre da capogiro

Oggi in media un nuovo contratto di telefonia mobile costa 7,80 euro, l’11,5% in meno rispetto al 2023. Ma per chi opta per un ‘operatore virtuale’ (MVNO – Mobile Virtual Network Operator) la tariffa media mensile scende addirittura del 17% (meno di 6,50 euro).
Per gli operatori tradizionali, invece, la tariffa media mensile è pari a 8,50 euro, in calo del 9%.
“Quando si sceglie un nuovo operatore di telefonia mobile è bene tenere in considerazione non solo la tariffa mensile, ma anche gli eventuali costi di attivazione, che normalmente variano tra 2 e 10 euro – spiegano gli esperti di Facile.it -. Se si cambia compagnia telefonica con frequenza, questi costi potrebbero avere un impatto significativo sul risparmio complessivo”.

I costi della rete fissa aumentano 

Sul fronte della telefonia fissa, invece, nell’ultimo anno le tariffe sono lievemente cresciute.
Guardando alle migliori offerte disponibili sul mercato, secondo i calcoli di Facile.it il canone medio è aumentato del 3%, arrivando a 25,96 euro.

Va detto, però, che i costi medi di attivazione sono diminuiti e questo, almeno per i primi dodici mesi, compensa gli aumenti relativi al canone mensile.
“Per risparmiare è sempre bene confrontare le diverse opzioni presenti sul mercato – continuano gli esperti di Facile.it – e magari, ove presenti, approfittare anche di tariffe dedicate a chi sceglie il medesimo operatore per fisso e mobile”.

In Italia i prezzi per Internet casa sono tra i più bassi d’Europa


Il contratto ‘fisso più mobile’, infatti, ha subito un incremento minore’, e consente ancora oggi di godere di tariffe complessivamente inferiori del 6% rispetto alla migliore offerta acquistabile singolarmente.

In ogni caso, nonostante gli aumenti, gli italiani hanno ancora le tariffe Internet casa più basse se confrontate con quelle di Germania, Francia e Regno Unito.
Se quindi nel Belpaese, in media, si spendono 25,96 euro per questo tipo di servizio, in Germania si pagano 27,86 euro.
Va peggio ai francesi, che in media mettono a budget per la connessione Internet casa 30,37 euro, mentre se ci si sposta oltremanica l’importo mensile arriva a sfiorare 31 euro.

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Imprese: le 100 migliori Pmi dove lavorare in Europa

Quali sono le 100 migliori realtà europee con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 499 dove lavorare?
Lo ha scoperto l’edizione 2024 del ranking Best Small & Medium Workplaces in Europe, condotta da Great Place to Work, organizzazione globale di ricerca e consulenza per la cultura organizzativa.

Si tratta della classifica delle 100 imprese certificate come Great Place To Work, stilata ascoltando il parere espresso da oltre 1,3 milioni di collaboratori, in rappresentanza di oltre 2 milioni di lavoratori di 21 Paesi in Europa (Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Paesi Bassi, Turchia e Regno Unito). 
Purtroppo, per la categoria delle Piccole e medie imprese, le organizzazioni italiane sono fuori dalla Top 10. 

Belgio, Cipro, Grecia i Paesi sul podio

Questo riconoscimento si basa su dati riservati di sondaggi che valutano le esperienze dei collaboratori in materia di fiducia, innovazione, valori aziendali e leadership.
Le organizzazioni vengono valutate anche in base alla capacità di creare un’esperienza di lavoro ‘For All’, in cui tutte le persone in azienda sono accolte e valorizzate, indipendentemente da chi siano o da cosa facciano.

A livello di confronto tra Paesi vince il Belgio, con un totale di 8 organizzazioni eccellenti presenti in classifica, seguono Cipro, Grecia, Portogallo, Svezia con 6, Francia, Regno Unito e Lussemburgo (5), Spagna, Danimarca, Turchia, Olanda e Italia (4), chiudono Germania, Polonia e Irlanda (3).

La Top 10

Tra i settori vince l’Information Technology (50%), davanti a servizi professionali (13%), altri settori (8%), servizi finanziari e assicurazioni (6%), biotecnologia e farmaceutica (4%).
La Top 10 dei migliori ambienti di lavoro a livello europeo vede sul gradino più alto del podio la società IT britannica Talos360, mentre i due gradini più bassi sono occupati dalla cipriota Ecommbx (It) e dalla tedesca Cpc Unternehmensmanagement AG (servizi professionali).

Completano la Top 10 l’olandese Mobilee (servizi professionali), la portoghese Synergies (advertising & marketing), la francese Ebs Group (Information Technology), la norvegese Dedicare (servizi professionali), la polacca Tradedoubler Sp. z o.o. (servizi professionali), la finlandese Mtb-Siivouspalvelu Oy (altro) e la greca Hack The Box (Information Technology).

Le italiane migliori

L’Italia può contare su un totale di 4 realtà, pur non avendo eccellenze presenti nella Top 10. La prima organizzazione tricolore in classifica è al 14° posto ed è Storeis, società di consulenza e-commerce e agenzia di digital marketing indipendente con sede a Padova, specializzata nei settori fashion, luxury, sport, beauty, retail e consumer electronic.

Altre aziende Made in Italy che compaiono tra i migliori ambienti di lavoro a livello europeo sono Bending Spoons (23°), realtà IT che si occupa di sviluppo software, Skylabs (38°), società di consulenza digitale, e Webranking (84°), agenzia media digitale tra le più grandi in Italia.

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AI: la sua pianificazione in azienda trascura tre punti cruciali

E sebbene i leader IT delle organizzazioni prevedano di aumentare gli investimenti nell’Intelligenza artificiale il prossimo anno, nella strategia AI delle permangono alcune disconnessioni critiche.
In particolare, la mancanza di allineamento tra strategie, processi e metriche complica la realizzazione dei risultati attesi. E la mancanza di un approccio più olistico verso l’AI rischia di frenare i progressi.

Ad esempio, un disallineamento sulla strategia e sul coinvolgimento dei reparti può impedire alle organizzazioni di sfruttare appieno le competenze critiche, prendere decisioni efficaci ed efficienti e garantire che l’AI apporti benefici a tutte le aree aziendali. Emerge dal report globale Architect an AI Advantage, condotto da Hewlett Packard Enterprise.

Primo punto critico, scarsa “data maturity”

I risultati prodotti dall’AI dipendono dalla qualità dei dati inseriti. Le organizzazioni lo sanno, ma i livelli di maturità dei dati rimangono bassi. Solo il 7% è in grado di eseguire push/pull di dati in tempo reale per consentire l’innovazione e la monetizzazione dei dati esterni.

Questa mancanza di capacità rischia di rallentare il processo di creazione dei modelli di AI, aumentare la probabilità di informazioni imprecise nonché un ROI negativo.
Altrettanto preoccupante è il fatto che solo il 37% dei responsabili IT ha creato modelli di dati condivisi con una business intelligence centralizzata.

Secondo punto critico, provisioning di rete e calcolo

Sebbene le aziende sembrino fiduciose nelle loro capacità di rete e di calcolo a supporto dell’AI lungo tutto il ciclo di vita del dato, il rapporto ha rilevato alcune criticità.

Il 93% dei responsabili IT ritiene che la propria infrastruttura di rete sia predisposta per supportare il traffico dell’AI. L’84% ritiene che i propri sistemi abbiano una capacità di calcolo sufficientemente flessibile per le esigenze delle diverse fasi del ciclo di vita dell’AI. Tuttavia, meno della metà ammette di avere una piena comprensione dei requisiti di rete e di calcolo specifici per i vari carichi di lavoro dell’AI durante le fasi di addestramento, messa a punto e inferenza. Questo mette in dubbio l’accuratezza del provisioning messo in atto.

Terzo punto critico, etica e conformità

Le organizzazioni faticano a integrare in modo coerente le diverse aree chiave del business nell’approccio all’AI. Il 28% dei leader IT descrive infatti l’approccio complessivo come ‘frammentato’, con il 35% delle aziende che opta per strategie AI separate per le singole funzioni e il 32% che definisce obiettivi completamente diversi.

Inoltre, la maggioranza trascura completamente le considerazioni su etica e conformità, nonostante la crescente attenzione di consumatori e normative. Solo il 13% dei responsabili IT ritiene che le questioni legali e di conformità siano fondamentali per il successo dell’AI, solo l’11% dei responsabili IT considera l’etica come fattore chiave, e il 22% delle organizzazioni non coinvolge affatto i team legali nella strategia AI.
Ma senza un’adeguata conformità, le aziende rischiano di esporre i loro dati proprietari, danneggiare la reputazione del marchio e incorrere in sanzioni e battaglie legali.

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