Tavoli di design, come scegliere quelli migliori

Avete mai sentito parlare dei tavoli di design? Sono dei tavoli che realizzano pattern perfetti nella sala da pranzo o in altri contesti. Mettono a proprio agio tutti i commensali ed inoltre riescono a dare uno stile di arredo davvero unico ad ogni ambiente.

Rettangolari, rotondi, ovali o quadrati: si tratta di prodotti in grado di trasformare completamente un intera stanza. I tavoli di design vengono realizzati nei materiali più disparati e talvolta non vanno usati solo per il momento della condivisione delle pietanze, ma possono essere anche utilizzati come piani da lavoro o semplici angoli da arredare con stile.

Le caratteristiche di un tavolo di design

I tavoli possono essere considerati un po’ come i protagonisti di una casa, di uno studio o di un’attività commerciale. Sul tavolo infatti, si avviano conversazioni, confronti, si appoggiano oggetti e si condividono pietanze. Talvolta sono piani del lavoro, oppure dei totem confortevoli e anche spaziosi realizzati con i materiali più diversi e fantasiosi.

Si possono posizionare in sala da pranzo oppure in uno spazio per creare un pattern ideale ad una soluzione di arredo complessiva. Molto spesso, vengono posizionati al centro di una stanza.

Se si sceglie un tavolo di design, allora si troverà una soluzione che di certo sarà in grado di fare la differenza perché non solo renderà la sua funzione pratica ma inoltre, donerà allo spazio anche un effetto di stile importante.

La scelta dei tavoli da design

Scegliere un tavolo di design significa però anche non trascurare quella che è la sua funzione. Ad esempio, i tavoli da pranzo devono essere sufficientemente grandi e certamente in grado di trasformarsi.

Tra i migliori tavoli di design vi sono quelli realizzati in legno, altri in metallo o con degli inserti in vetro. Talvolta, è bene magari optare per una soluzione rotonda piuttosto che rettangolare, anche in virtù delle proprie esigenze.

L’unico limite è quello della fantasia. È bene sapere che però, che la scelta del tavolo darà un input all’arredo complessivo di una stanza.

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Codici sconto: i vantaggi di coupon e codici promozionali

Oggi lo shopping online è diventato preponderante e con la sua diffusione si sono moltiplicati i siti di Codici Sconto, che offrono ai clienti buoni sconto e coupon per risparmiare e fare shopping online. Chi ha un eCommerce conosce l’importanza delle promozioni per incrementare le visite sul sito e incentivare gli acquisti, offrendo ai clienti percentuali di sconto.

Pensiamo, ad esempio, a tutti i siti che fanno iscrivere la persona alla newsletter in cambio di un buono sconto e che fidelizzano in tal modo i clienti fornendo loro successivamente ulteriori promozioni. Non mancano i siti come ScontieBuoni.it, che verificano quotidianamente le migliori offerte online dei grandi brand e ecommerce (primo fra tutti Amazon) per proporle ai fanatici dello shopping.

Codici sconto online: come funzionano?

Le offerte a cui si accede con i codici sconto online permettono al cliente un risparmio significativo sul prezzo espresso in percentuale o per un totale di euro ad acquisto. Nella maggior parte dei casi si applicano a tutti i prodotti disponibili sul sito o a parte di essi e sono presenti i migliori brand. Anche le modalità di utilizzo del codice sconto sono diverse e il codice può prevedere una spesa minima, un numero massimo di articoli o nessuna condizione, dando diritto alla spedizione gratuita e ad altri vantaggi.

Codice sconto: un modo per risparmiare tutto l’anno

Le persone aspettano ogni anno con ansia la settimana del Black Friday e le offerte esclusive per mettere nel carrello prodotti speciali e risparmiare. Pochi sanno, tuttavia, che esistono siti come Sconti e Buoni su cui i coupon con lo sconto sono disponibili tutto l’anno sotto forma di codice promozionale. Pensa alla bellezza di ottenere uno sconto anche dell’80% in altre occasioni speciali, come la Festa della Mamma.

Tra i diversi buoni sconto sicuramente i più desiderati sono quelli di Amazon, che regala un codice di 5€ applicabile agli acquisti oltre ad altre centinaia di offerte sulle principali categorie di prodotti. Se stai cercando un codice sconto Amazon, Shein o altri visita le sezioni dedicate del sito Sconti E Buoni.

Oggi tutti possono ottenere abbigliamento alla moda, accessori e prodotti di alta tecnologia senza pesare sul portafoglio. Pensiamo, oltre al Codice Sconto Dyson, anche al Codice Sconto Asos per risparmiare sugli acquisti. Non mancano i coupon promozionali per abbonamenti e riviste, in modo da regalarsi momenti di relax da trascorrere sul divano di casa. Anche in questo caso Sconti e Buoni ti propone le testate più accreditate per una lettura di qualità in termini di completezza delle informazioni.

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Come avere un prato perfetto con poco sforzo

Il prato è una di quelle cose che richiede poca cura e che devi solo tagliare correttamente regolarmente per farlo sembrare pulito e ordinato. Ecco perché il prato è visto un po’ come la star dei giardini.

Come seminare il prato

La prima domanda è:  quando seminare il prato? Il momento migliore per seminare il tuo prato è in autunno, perché è il periodo più piovoso e l’umidità lo aiuta a mettere radici correttamente. 

Tuttavia, è anche abbastanza vantaggioso seminarlo in primavera a causa delle piogge costanti che vi sono in questa stagione, anche se scegliere questo periodo dell’anno comporta il rischio di stressare il prato se la semina coincide con le ultime gelate.

Il tipo di semina

Decisa la stagione, è necessario decidere che tipo di semina si intende effettuare, poiché esistono due varianti: l’erba piantata a seme, cioè in modo tradizionale, oppure a rotoli (anche dette zolle) che sono acquistabili nella maggior parte dei negozi specializzati nella progettazione giardini e che contengono diversi metri di erba già coltivata.

Questa seconda opzione è più semplice, poiché è sufficiente appoggiare l’erba, già srotolata, sul terreno da coprire e annaffiarla in modo che attecchisca bene.

Cura e manutenzione del prato

Durante la prima settimana il prato va annaffiato spesso, anche più volte al giorno, per favorire il radicamento. In seguito la frequenza dell’irrigazione può essere ridotta a 1 volta al giorno. Per mantenere l’erba forte e sana, si consiglia di annaffiare sempre nelle ore meno calde della giornata in modo che non si asciughi troppo velocemente.

Una volta cresciuto, bisogna attendere che raggiunga un’altezza minima di 10 cm prima di poter procedere al primo taglio. Allo stesso modo, quando il prato viene piantato da zero e dunque seminato, si consiglia di evitare il più possibile il passaggio di persone e animali sul manto erboso nei primi 12 mesi dalla semina. Nel caso in cui tu abbia usato i rotoli di prato puoi accorciare i tempi, in quanto il manto erboso è meno fragile.

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CUCINA A VISTA, ANGOLO COTTURA O…

Ammettiamolo, ormai gli appartamenti di nuova costruzione non hanno più le metrature di una volta e, sempre più spesso, gli architetti optano per una soluzione più dinamica che prevede l’inserimento della cucina nella zona living. Se da una parte questo può far arricciare il naso ai più tradizionalisti, dall’altra questa concezione di space saving può avere i suoi vantaggi e, se ben pensata, la cucina può diventare un prolungamento della zona giorno integrandosi perfettamente con il living.

Per chi ha spazi più ridotti l’angolo cottura è forse l’unica opzione ma questo non deve portarci a pensare ad una soluzione di basso livello o di dubbio gusto. Dovrà certamente integrarsi con l’arredamento della zona giorno mantenendo comunque una sua personalità. L’ampia scelta di finiture, materiali e colori, permetterà di arredare questa zona senza rinunciare a praticità e funzionalità ma conservando carattere e stile personale.

Diverso è il discorso per chi ha a disposizione una metratura più confortevole e può concedersi il lusso di una cucina a vista di tutto rispetto. Sarà in questo caso possibile inserire penisole o banconi con sgabelli di design, ma anche tavoli di varie dimensioni e forme; si potrà spaziare tra contrasti cromatici, linee più decise, materiali diversi e accostamenti più azzardati così da dare risalto ai dettagli e regalare un segno distintivo a questa parte di living che non vuole passare inosservata.

E…per chi non volesse rinunciare ad avere uno spazio cucina? Per chi non vuole che gli odori dai fornelli si spostino nella zona living e magari si attacchino ai tessuti delle tende o dei divani? La soluzione c’è!

Se lo spazio lo consente, è possibile prevedere l’istallazione di una parete in cartongesso con porte scorrevoli a scomparsa o su binario esterno. Questa soluzione molto pratica, vi permetterà di definire i due ambienti senza però separarli nettamente. Sarà così possibile integrare in modo elegante e armonioso la zona giorno con la zona cottura, trovando la soluzione più adatta ad ogni esigenza senza rinunciare alla propria idea di stile ed arredo.

Anche nel caso delle porte scorrevoli, la scelta dei materiali risulta essere fondamentale nonché funzionale alla soddisfazione dei gusti personali. Sua maestà il vetro, con la sua trasparenza, lascerà la sensazione di uno spazio unico, aperto ed omogeneo senza togliere continuità tra un ambiente e l’altro, sia a porte chiuse che aperte. Se si opta invece per materiali meno impegnativi come il legno, il vetro decorato o il mix dei due materiali, avremo all’occorrenza la possibilità di ottenere un ambiente separato e riservato. Basterà chiudere le porte e potremo cucinare senza che gli odori raggiungano la zona giorno o prenderci una meritata pausa dai fornelli senza rinunciare alla nostra privacy.

Che sia grande o piccola, vintage o ultramoderna, minimal o superaccessoriata, la cucina ha bisogno di tempo ed attenzioni in fase di progettazione. E’ quindi sempre consigliabile rivolgersi ad esperti di settore come Pedrazzini Arreda di San Giuliano Milanese, showroom di Veneta Cucine a Milano molto conosciuto ed apprezzato, che saprà consigliarvi al meglio e con i quali potrete condividere la vostra idea di arredamento di questo spazio fondamentale della casa. E’ importante renderla non solo un ambiente di preparazione dei pasti ma soprattutto uno spazio armonioso, confortevole, funzionale, e piacevole da vivere. Buona scelta e…buon appetito!

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L’Italia dice addio a un frutto su quattro per colpa del clima impazzito

In un 2021 segnato in media da quasi sei eventi estremi al giorno, tra siccità, bombe d’acqua, violente grandinate e gelo, che hanno compromesso pesantemente i raccolti, il clima pazzo sconvolge la natura. E per il crollo di oltre il 27% della produzione nazionale l’Italia dice addio a quasi un frutto su quattro.  È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti dal titolo: 2021, l’anno nero della frutta Made in Italy, diffusa in occasione del Macfrut di Rimini, il grande salone della frutta e verdura Made in Italy, sulla base della banca dati dell’European Severe Weather Database (Eswd).

I raccolti Made in Italy sono scesi al minimo

Con l’inverno bollente, il gelo in primavera e una estate divisa tra caldo africano, siccità e violenti temporali, l’andamento climatico anomalo, sottolinea la Coldiretti, ha prima danneggiato le fioriture e poi i frutti, con i raccolti Made in Italy scesi al minimo da inizio secolo. Secondo l’analisi della Coldiretti rispetto alla media dei cinque anni precedenti, il risultato è un calo che riguarda tutti i prodotti, dalle mele (-12%) alle pere (-69%), dalle susine (-33%) ai kiwi (-29%), dalle albicocche (-37%) alle pesche (-48%) fino alle ciliegie (-20%). Una situazione drammatica per i produttori colpiti dalle calamità, che in molti casi hanno perso un intero anno di lavoro, ma che riguarda anche i consumatori, che hanno dovuto affrontare un carrello della spesa più costoso.

Oltre 300mila aziende agricole per più di un milione di ettari coltivati

Il settore ortofrutticolo nazionale, spiega la Coldiretti, garantisce all’Italia 440 mila posti di lavoro, pari al 40% del totale in agricoltura, con un fatturato di 15 miliardi di euro all’anno tra fresco e trasformato grazie all’attività di oltre 300 mila aziende agricole su più di un milione di ettari coltivati in Italia. L’Italia della frutta vanta ben 113 prodotti ortofrutticoli Dop e Igp, e primeggia in Europa con molte produzioni importanti, dalle mele alle pere, dalle ciliegie alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne. Ma il nostro paese primeggia anche per molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea, come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi.

Come difendere le colture e tutelare le imprese?

Per difendere questo patrimonio nazionale dagli effetti dei cambiamenti climatici, e tutelare le imprese e le famiglie italiane, promuovere l’applicazione e la diffusione di misure di gestione del rischio risulta strategico.
“Sostenere l’adesione delle aziende agricole a questi strumenti è un’esigenza imprescindibile, considerato che a oggi meno del 20% della produzione lorda vendibile agricola nazionale risulta assicurata – afferma Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, – questo, nonostante la maggiore frequenza e intensità di eventi climatici estremi ai quali si aggiunge la volatilità dei prezzi che caratterizza il mercato globalizzato. Con la collaborazione fra Stato e Regioni – aggiunge Prandini – è necessario promuovere strumenti di gestione del rischio moderni, riguardanti sia la difesa attiva sia passiva delle colture, e volti a tutelare le imprese e i loro redditi”.

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Specialità regionali, +6,4% di fatturato. Sul podio Trentino, Sicilia e Piemonte

Le specialità regionali diventano protagoniste nel carrello della spesa degli italiani, con un giro d’affari da 2,6 miliardi di euro, in crescita del 6,4% annuo. Nel corso del 2020 supermercati e ipermercati segnalano infatti oltre 9.200 prodotti food & beverage con l’origine di provenienza riportata in etichetta. Lo rileva la nona edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, secondo la quale al primo posto per valore delle vendite c’è il Trentino-Alto Adige (+7%) seguito da Sicilia (+5,1%) e Piemonte (+3,7%), che però è la regione presente sul maggior numero di prodotti (1.152 referenze). L’Osservatorio traccia una vera e propria mappa del regionalismo in tavola, dove per la prima volta compare anche la geografia delle vendite dei panieri regionali all’interno del territorio nazionale per individuare dove sono più apprezzati, riferisce Ansa.

I consumi regionali

Il sovranismo alimentare regna in Sardegna, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, mentre in Lombardia, Emilia-Romagna, Campania, Molise e Calabria i prodotti del territorio locale restano preponderanti e sviluppano più vendite rispetto alla media nazionale.
Ma ci sono anche regioni dove i prodotti locali non sono ai primi posti per incidenza sugli acquisti, come accade in Valle d’Aosta e Basilicata. Nel resto del paese il carrello della spesa è più interregionale.
Ad esempio, in Liguria il consumo dei prodotti piemontesi è superiore del 69% alla media italiana e quello dei prodotti campani lo è del 12%, mentre in Piemonte l’indice di allocazione dei consumi è maggiore per i prodotti liguri e per quelli pugliesi.

La classifica delle regioni in etichetta

Ancora una volta il primo posto, per valore delle vendite, spetta al Trentino-Alto Adige, grazie a un ampio paniere di prodotti, in particolare vini e spumanti, speck, yogurt, mozzarelle e latte. Una leadership che nel 2020 si è ancor più consolidata, sostenuta in particolare dall’apporto positivo di speck e vini. Il secondo posto va alla Sicilia, il cui paniere di specialità regionali (tra cui spiccano il vino, i sughi pronti e le arance) ha visto aumentare le vendite soprattutto grazie all’apporto di birre, arance, sughi pronti, passate di pomodoro e bevande gassate.

L’exploit del Molise

Al terzo posto per valore delle vendite si insedia il Piemonte, davanti a Sicilia e Toscana. Nel 2020 il paniere dei prodotti piemontesi, composto soprattutto da vini, formaggi freschi, carne, acqua minerale e latte, ha ottenuto un aumento delle vendite a cui ha contribuito soprattutto carne bovina, vini Docg, latte Uht, miele e mozzarelle. Confrontando l’andamento delle vendite realizzate nel 2020 con quelle dell’anno precedente, emerge che i panieri regionali più dinamici sono stati quelli di Puglia (+14,4%) e Calabria (+12,5%), seguiti da quelli di Veneto (+9,6%) Sardegna (+8,6%), Abruzzo (+8,5%) e Marche (+8,4%). Il fenomeno del 2020 è stato l’exploit del Molise, che continua a guadagnare spazio nel carrello della spesa degli italiani: l’anno scorso le vendite del paniere dei prodotti di questa regione sono cresciute del +24,8%, con la pasta di semola a fare da traino, riferisce brand-news.it.

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Italia e vacanze: i prezzi delle seconde case in crescita del +3,1%

Dopo l’annus horribilis 2020, il mercato immobiliare dedicato alle case vacanza riprende fiato e nuovo slancio. Tanto che nel 2021 il prezzo medio per l’acquisto di un’abitazione nelle località turistiche in Italia si attesta a 2.730 euro al mq commerciale, con un trend dei prezzi di vendita delle case per vacanza in aumento del +3,1% su base annua e un campo di oscillazione compreso tra -1,2% e +5,5%. Si tratta di una decisa escalation dopo la battuta di arresto dello scorso anno (-0,8% su base annua). Per le abitazioni top nuove nelle località turistiche, le quotazioni medie si attestano su valori che superano i 3.700 euro al mq (con un range di oscillazione dei valori medi tra 2.900 e 4.200 euro al mq); per le abitazioni centrali usate i valori medi oscillano tra 2.110 e 3.160 euro al mq, mentre per le abitazioni periferiche usate si mantengono tra 1.520 e 2.200 euro al mq.

Ottimisti anche gli agenti immobiliari

I dati sull’andamento delle compravendite nelle località di vacanza sono il frutto dell’Osservatorio Nazionale Immobiliare Turistico di Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari) con la collaborazione della Società di Studi Economici Nomisma. E il trend è confermato anche sul campo: sette agenti immobiliari su dieci hanno percepito un sostanziale aumento delle compravendite di abitazioni per vacanza rispetto al 2020. 

Cortina, Madonna di Campiglio e Forte dei Marmi le location più care

Ai primi posti della classifica delle località di villeggiatura più costose si piazzano due centri di montagna: Cortina d’Ampezzo (BL) si posiziona in vetta alla classifica con valori che raggiungono i 13.500 €/mq, superando Madonna di Campiglio (Tn) con 13.000 €/mq. Al terzo e quarto posto, invece, troviamo due location al mare: Forte dei Marmi (LU) e Capri (NA), rispettivamente con un prezzo per abitazioni di 13.000 €/mq e 12.500 €/mq. In quinta posizione Courmayeur (AO) con un valore di 11.000 €/mq, arretrando rispetto allo scorso anno, seguita da Santa Margherita Ligure (GE) che con un valore di 10.500 €/mq mantiene la stessa posizione del 2020.

Si compra per utilizzo diretto

Secondo gli operatori del settore, anche quest’anno il mercato residenziale nelle località turistiche è alimentato principalmente dagli acquisti per utilizzo diretto (65,2%), con maggiore intensità rispetto allo scorso anno, a fronte di una flessione della componente che esprime la duplice finalità (investimento ed uso personale), che passa dal 26% al 18%. La quota restante è riconducibile a finalità unicamente di investimento (16,8%).

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Oltre la metà degli europei è in sovrappeso

Finalmente una buona notizia per gli italiani: sono i più in forma d’Europa, almeno per quanto riguarda il peso. Lo stabilisce la nuova European Health Survey pubblicata da Eurostar, l’analisi statistica che periodicamente misura lo stato di salute e l’utilizzo dei servizi sanitari dei cittadini dell’UE. L’ultimo documento – riferito alle rilevazione del 2019 – rivela che negli stai membri dell’Ue la media di persone in sovrappeso è di circa il 50%, anche se esistono delle differenze fra Paese e Paese. Si scopre infatti che i maggiori problemi con la bilancia vengono registrati in Croazia e Malta, dove il 65% degli adulti risultava in sovrappeso. Al contrario, le quote più basse sono state registrate in Italia (46%, ovvero i valori migliori d’Europa), Francia (47%) e Lussemburgo (48%). 

Donne più in forma degli uomini 

In generale, sono gli uomini ad avere più problemi legati al peso rispetto alle donne, fenomeno che si presenta in tutti gli stati membri. I divari maggiori sono stati registrati in Lussemburgo (59% degli uomini contro 38% delle donne), Repubblica Ceca (70% contro 51%) e Cipro ( 59% contro 41%).

Una vera epidemia che riguarda un europeo su due

La ricerca di Eurostat ha evidenziato che circa il 45% degli europei adulti ha un peso normale, ma è altissima la percentuale di quelli che hanno chili di troppo: 53%. Di euesti ultimi, il 36% è pre-obeso, il 17%  risulta obeso. Infine, poco meno del 3% della popolazione europea è sottopeso.  Le stime sono state stilate utilizzando come indicatore il BMI, l’indice di massa corporea, che attraverso l’analisi di altezza e peso consente id misurare la percentuale di grasso presente nel corpo.

Più si alza l’età, più aumenta il BMI 

Ad eccezione degli ultrasettantacinquenni, più anziana è la fascia di età, maggiore è la quota di persone in sovrappeso: la quota più bassa si registra tra i 18-24enni (25%), mentre quelli tra i 65 e i 74 anni hanno la quota più alta (66%). Anche il tasso di obesità segue un analogo andamento: tra i 65-74 anni arriva al 22%, contro il 6% dei più giovani. L’analisi mostra infine quanto conti anche il livello socioculturale: la percentuale di persone in sovrappeso diminuisce all’aumentare del livello di istruzione. Mentre la percentuale di europei in sovrappeso è del 59% fra quanti hanno un basso livello di istruzione, si riduce drasticamente al 44% fra quanti hanno un livello di scolarizzazione elevato. Anche i casi più gravi di sovrappeso, ovvero di obesità, seguono il medesimo andamento.

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Su Amazon le Pmi italiane crescono, e nel 2020 arrivano a quota 18 mila

Le Piccole e medie imprese italiane presenti su Amazon nel 2020 hanno raggiunto quota 18 mila, e più di 4 mila fra loro hanno superato per la prima volta i 100 mila euro di vendite, mentre 200 di loro hanno addirittura superato la soglia di un milione di euro.
Si tratta di alcuni dati emersi dal Report 2021 di Amazon sulle Piccole e medie imprese italiane che vendono i loro prodotti e servizi sul colosso internazionale dell’e-commerce. Il Report evidenzia inoltre come nel 2020 queste realtà in Italia hanno creato oltre 50.000 posti di lavoro, e abbiano registrato vendite all’estero per più di 600 milioni di euro.

Le 5 categorie di prodotto più vendute dalle Pmi

Le PMI in Italia sviluppano il loro business online e supportano l’economia delle regioni e delle comunità locali. Molte di queste sono situate in Lombardia (+2.750), Campania (+2.500), Lazio (+1.750+), Puglia (+1.500+), Emilia-Romagna (+1.300), Veneto (+1.300), Piemonte (+1.100), Sicilia (+1.100), Toscana (+1.100), Marche (+500). Le 5 categorie di prodotto di maggior successo per le Pmi italiane che vendono su Amazon nel 2020 sono state Casa e cucina, Salute e cura della persona, Bellezza, Alimentari e Abbigliamento. Tra le prime 10 regioni con il più alto numero di vendite all’estero nel 2020 figurano la Lombardia, Campania, Veneto, Lazio, Toscana, Piemonte, Puglia, Emilia-Romagna, Sicilia, e Trentino-Alto Adige.

Oltre 150 prodotti venduti ogni minuto

Nel 2020 le Pmi italiane hanno avuto accesso a centinaia di milioni di clienti Amazon in tutto il mondo. Dal Report di Amazon risulta infatti che nel 2020 le Pmi italiane complessivamente hanno venduto più di 80 milioni di prodotti sulla piattaforma, 30 milioni in più rispetto all’anno precedente. In media, si tratta di più di 150 prodotti al minuto, per un totale di vendite registrate pari a una media di oltre 200.000 euro, 50.000 euro in più rispetto al 2019, riporta una notizia Ansa.

“Continueremo a fornire un’eccellente esperienza di acquisto per i clienti”

Amazon intende continuare a sostenere le Pmi italiane sulla propria piattaforma, fornendo logistica, strumenti, servizi, programmi e formazione per un investimento di circa 2,8 miliardi di euro in Europa nel 2020.
“Ogni giorno collaboriamo con migliaia di piccole e medie imprese e le aiutiamo a espandere la propria attività oltre i loro confini – ha dichiarato Xavier Flamand, Director, EU Seller Services di Amazon -. Continueremo a innovare per le Pmi aiutandole a fornire un’eccellente esperienza di acquisto per i nostri clienti”.
Questo perché “Oltre la metà del totale delle vendite effettuate su Amazon arriva da piccole e medie imprese italiane – ha aggiunto Ilaria Zanelotti, Director of Marketplace Amazon Italia – che rappresentano il motore per la ripresa e lo sviluppo dell’economia locale”. 

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Mercato Media in Italia tra fruizione lineare e on-demand

A più di un anno dall’inizio della pandemia i consumatori continuano a dedicare più tempo a dispositivi e piattaforme che offrono contenuti di entertainment, soprattutto tra le generazioni più giovani, che iniziano a trainare anche i Baby Boomers. Se da un lato rimane alta la fruizione di contenuti dalla TV tradizionale, in crescita è anche il possesso di dispositivi “smart” a cui accedere per ampliare la gamma di possibilità offerte. A fotografare la situazione del mercato Media italiano è la ricerca The Media Challenge: tra fruizione lineare e on-demand, condotta da BVA Doxa e presentata durante il Convegno L’internet advertising supera la raccolta TV e guida la ripresa, dell’Osservatorio Internet Media promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

Tempo dedicato a contenuti non televisivi omogeno tra le generazioni

La ricerca conferma che da novembre 2020 alla primavera 2021 il tempo dedicato all’entertainment rimane alto: il 50% lo dedica alla televisione e il 35% dedica più tempo ai video, a fronte di un leggero calo della stampa. Quanto al tempo dedicato a diversi contenuti televisivi (programmi, film, serie TV) rispetto ai non televisivi (Social, YouTube, Influencer) si riscontrano dati interessanti soprattutto a livello generazionale: se il tempo dedicato alla TV è molto più alto tra i Baby Boomers (in media, 20 ore settimanali contro le 15 della Generazione X e le 10 dei Millennials), i contenuti non televisivi sono trasversali e omogenei, con i Millennials che vi dedicano in media 7 ore a settimana e i Baby Boomers 6.

Abbonamenti agli Svod e fruizione dei contenuti

Si conferma la crescita dello SVOD: aumentano sia gli abbonati ad almeno una piattaforma sia coloro che hanno accesso, magari tramite la condivisione di un abbonamento o perché parte di un’altra offerta. Un aumento che va di pari passo con un leggero calo dello streaming. Ma se l’utilizzo dello streaming è trasversale tra le generazioni lo SVOD segmenta di più: gli abbonati tra i Millennials sono +17% rispetto agli abbonati tra i Baby Boomers. Per quanto riguarda i contenuti, quelli più trainati sono anche gli stessi su cui i tutti principali SVOD presenti sul mercato stanno investendo di più: serie tv internazionali (46%), film meno recenti (42%) e film appena usciti (32%), oltre a cartoni animati e film d’animazione (20%), o programmi comici (20%).

Crescita dello “smart”

Si riconferma poi la crescita della smart TV che nel 25% dei casi affianca la TV tradizionale: 1 su 4 possiede sia una TV tradizionale sia una TV “smart”, e il 61% rende la TV tradizionale “connessa” tramite dispositivi esterni. Lo smart speaker cresce ancora più velocemente rispetto alla smart tv (+6%), e viene utilizzato soprattutto per ascoltare musica (63%), informarsi sul tempo (61%), chiedere qualcosa (62%), ascoltare la radio (59%), l’utilizzo di timer o sveglia (55%). Interessante anche la crescita del podcast, che conferma anche la crescita dell’audio, un ambito rilevante per aziende e brand che guardano a diversi mondi per intrattenere gli utenti.

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L’e-commerce di prodotto continua a crescere anche nel 2021

Per soddisfare l’incremento di domanda di acquisti online, e supportare le mutate esigenze dei consumatori, i player hanno investito nell’innovazione digitale. Anche se in maniera più misurata rispetto al 2020, la crescita dell’e-commerce di prodotto continua quindi anche nel 2021, e le prime stime prevedono un incremento del +18%, che porterà i prodotti a raggiungere i 30,6 miliardi di euro di transato. Il Food&Grocery resta il settore trainante (+38%), seguito dall’Abbigliamento e accessori (+26%), e dal Beauty (+20%). Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2020 l’e-commerce di prodotto in Italia ha registrato una crescita del +45%, raggiungendo una penetrazione sul totale degli acquisti Retail del 9%.

Rafforzare l’evoluzione delle Pmi in chiave omnicanale

“Siamo in un momento storico fondamentale per l’Italia, dove la competitività del nostro Sistema Paese, delle nostre imprese e dei nostri lavoratori è strettamente legata alla strada verso la digitalizzazione – commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. Le tecnologie sono state in questi mesi un asset fondamentale per le aziende del retail e non solo: hanno consentito di sopperire e addirittura migliorare i rapporti con i consumatori, generando enormi benefici per quest’ultimi. Adesso è necessario puntare il faro ancor di più sulla digitalizzazione: i passi percorsi in questi mesi devono proseguire in maniera decisa e tutte le realtà imprenditoriali, soprattutto le Pmi e i negozi al dettaglio, devono rafforzare la loro evoluzione in chiave omnicanale”.

I merchant si focalizzano sull’attivazione e il rafforzamento di canali relazionali

Se il digitale è diventato sempre più centrale nelle strategie dei player, questi trend stanno generando nuovi equilibri tra offline e online basati sia su un riassetto dell’infrastruttura fisica sia su modelli multi e omnicanale. Se si guarda nel dettaglio ai canali di vendita e interazione, i merchant si sono focalizzati sull’attivazione e sul rafforzamento di canali relazionali, prevalentemente sui social e sulle piattaforme di instant messaging, e sull’abilitazione di nuove iniziative, in particolare sui marketplace e su siti aggregatori. Il cambiamento indotto dall’emergenza sanitaria ha contribuito alla diffusione dell’e-commerce anche tra le piccole imprese italiane, che sono state incentivate ad avvicinarsi al digitale e a comprenderne le potenzialità. 

Segnale del maggior grado di maturità dell’e-commerce

In molti casi l’approccio è stato piuttosto “artigianale”, fondato su modalità di interazione online e su modelli di acquisizione dell’ordine attraverso piattaforme social o di instant messaging, quindi, non propriamente di e-commerce. I più evoluti hanno investito in siti diretti, in vetrine sui marketplace e in iniziative sugli aggregatori online. Per le Pmi italiane quindi non si può ancora parlare di omnicanalità in maniera diffusa, ma dei primi passi verso una multicanalità online più consapevole. Si tratta comunque di un segnale del maggior grado di maturità dell’e-commerce, che lascia presagire un’integrazione sempre più solida tra l’offline e l’online.

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No al cambiamento climatico, sì all’ambiente: sprazzi di ottimismo nella ricerca mondiale

Il cambiamento climatico minaccia l’umanità, ma non è troppo tardi per combatterlo. Sono questi i dati salienti raccolti da WIN International, l’associazione leader mondiale nelle ricerche di mercato e nei sondaggi che ha pubblicato l’Annual WIN World Survey (WWS – 2020) esplorando le opinioni e le convinzioni di 29.252 persone tra cittadini di 34 Paesi del mondo.

Una consapevolezza più forte in Asia e tra le donne

Vietnam (97%), Corea del Sud (94%), Cile (93%), Indonesia (92%), India, Ecuador e Cina (91%) sono i Paesi in cui la minaccia è più sentita e condivisa dalla popolazione. È interessante notare che circa 8 persone su 10 sono convinte che le loro azioni personali quotidiane possano aiutare a migliorare l’ambiente, una convinzione che sembra più comune tra le donne (83%) rispetto agli uomini (79%). Inoltre, il 54% della popolazione mondiale non crede che sia troppo tardi per fermare il cambiamento climatico, e la quota è aumentata del 6% rispetto al 2019 (48%), il che significa che più persone sono convinte che ci sia ancora tempo per agire contro il cambiamento climatico. Tra le regioni mondiali più ottimiste ci sono le Americhe (61%) e l’Europa (58%), dove la maggioranza delle persone ritiene che sia possibile fare scelte giuste per l’ambiente.

L’importanza delle azioni governative e di quelle individuali

Il 67% della popolazione mondiale ritiene che i veri sforzi in termini di sostenibilità debbano essere fatti dalle aziende e dai governi piuttosto che dai soli individui, con l’India (86%), la Corea del Sud (86%) e la Francia (83%) tra i Paesi in cui le persone concordano maggiormente con questo punto di vista. In linea con la convinzione che le azioni personali possano avere un impatto e che non sia troppo tardi per fermare il cambiamento climatico, il 66% della popolazione mondiale afferma che vorrebbe vivere in modo più sostenibile, anche se scopre che spesso non apporta le necessarie modifiche ai propri comportamenti: tra le persone più pronte ad ammetterlo troviamo i cittadini nella regione APAC e in America, in particolare Paraguay (90%), Corea del Sud (81%), Filippine (77%), India (77 %) e Cile (76%), che sono in cima alla classifica.

La situazione in Italia

In linea con la media mondiale, l’89% degli italiani ritiene che il cambiamento climatico sia una grave minaccia per l’umanità, un dato leggermente più alto rispetto alla media europea che si attesta all’84%. Gli italiani sembrano anche leggermente meno ottimisti del resto dei cittadini europei: il 52% dei nostri connazionali pensa che ci sia ancora tempo per arginare il cambiamento climatico, contro un 57% dei cittadini europei. Ben più alta rispetto alla media mondiale ed europea è invece la quota di italiani che ritiene che le proprie azioni quotidiane possano realmente aiutare a proteggere e preservare l’ambiente e ad arginare il cambiamento climatico: sono 88% gli italiani che lo pensano, mentre si attesta all’80% la media europea e all’81% la media mondiale. La convinzione che le proprie azioni possano avere un impatto importante non va del tutto di pari passo con l’intraprenderle: il 67% degli italiani vorrebbe vivere in modo più sostenibile, ma spesso non sa come cambiare i propri comportamenti per poterlo fare.

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Maturità 2021, troppe verifiche e poco sostegno agli studenti

Quest’anno sembrano essere tanti i docenti che stanno approfittando di queste ultime settimane di lezione in presenza per recuperare compiti in classe e interrogazioni lasciate indietro a causa della Dad. E se mercoledì 16 giugno iniziano gli esami di Maturità 6 studenti su 10 lamentano il fatto che i propri insegnanti si stanno concentrando più sulle valutazioni che sul sostegno alla preparazione dell’esame.  Secondo un sondaggio di Skuola.net i carichi di lavoro sono piuttosto impegnativi: il 65% ritiene la mole di verifiche eccessiva, e un altro 23% la ritiene fattibile, ma senza dubbio intensa. Una situazione che sta creando non pochi grattacapi agli studenti, visto che solo 3 su 4 riescono a ritagliarsi del tempo per ripassare.

Pochi insegnanti disponibili a supportare i ragazzi

Altri studenti sono invece costretti a studiare per recuperare qualche insufficienza di troppo (13%), se non addirittura per tentare di evitare di non essere ammessi alla prova finale (10%). Una ‘rifinitura’ che peraltro spesso deve essere svolta in maniera autonoma: solamente 1 maturando su 4 sta facendo simulazioni di maxi-orale (unica prova dell’esame di quest’anno) con la maggior parte dei professori, un altro 30% deve accontentarsi di qualche docente di buona volontà, mentre il 38% sostiene di essere stato abbandonato al proprio destino. Sono pochi infatti gli insegnanti che si rendono disponibili a supportare i singoli ragazzi. Nella maggior parte dei casi (55%) è veramente difficile trovarne uno disposto a rispondere ai dubbi sull’esame.

Troppo tardi per rimediare alle mancanze sui PCTO   

Quanto alla consegna dell’elaborato c’è chi l’ha praticamente finito, chi ha appena iniziato e chi, addirittura, deve ancora iniziarlo. Stessa cosa per il curriculum dello studente, grande novità di quest’anno. Sebbene la piattaforma del Ministero su cui caricare le informazioni sia attiva dall’inizio di aprile, a oggi solo il 34% l’ha già fatto, e il 41% lo farà più avanti. Gli altri o non hanno nulla da segnalare in aggiunta a quanto riportato dalla scuola (12%) o non erano a conoscenza della sua esistenza (13%). Troppo tardi, invece, per rimediare alle mancanze sui PCTO (l’ex alternanza scuola lavoro): il 19% non ha completato le ore previste per il proprio indirizzo, e il 13% dice di non averle fatte.

A preoccupare di più sono le domande multidisciplinari

Perfino le ipotetiche domande di Educazione civica basate solo sugli argomenti effettivamente trattati stanno agitando i ragazzi: solo il 44% ha tutto ben chiaro, mentre il 40%, pur avendola approfondita a scuola non si sente pronto a rispondere, sempre meglio di quel 16% che non l’ha affrontata quasi per niente. A preoccupare di più però sono le domande multidisciplinari a discrezione dei professori, indicate come nemico numero uno dal 60% dei maturandi. Questa è l’unica porzione del colloquio d’esame totalmente imprevedibile, con il candidato che dovrà essere in grado di sviluppare una trattazione multidisciplinare a partire da uno spunto proposto dalla commissione e svelato solo al momento. In ogni caso, riporta Ansa, solo 1 su 10 teme la scena muta.

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