Perché spesso salta la corrente in casa

Nella società di oggi la corrente elettrica è un qualcosa della quale non riusciremo a fare a meno nemmeno per un minuto. Tutti i dispositivi di casa sono infatti alimentati ad energia elettrica, e quando questa per qualsiasi motivo dovesse saltare crea problemi non da poco in famiglia.

Senza corrente infatti non vi è semplicemente il problema del non poter accendere la luce, ma anche quello di non poter utilizzare eventuali PC, televisioni, elettrodomestici e simili. Inoltre non possiamo ricaricare le batterie degli smartphone così come quelle di tutti gli altri dispositivi mobili ed eventuali console di gioco presenti in casa.

Partiamo dal presupposto che è normale che di tanto in tanto possa saltare la corrente, soprattutto quando la società che eroga il servizio di energia elettrica effettua dei lavori di manutenzione alla rete.

Parliamo comunque di episodi sporadici nel corso dell’anno che vengono annunciati con largo anticipo, così da evitare sorprese.

Se invece la luce dovesse saltare soltanto nel nostro appartamento, e dunque non nell’intero condominio o strada, molto probabilmente il problema è dentro casa nostra. A quel punto bisogna cercare di capire cosa fare.

Individuare le cause

I motivi per i quali può saltare la corrente elettrica all’interno di un appartamento sono vari. Vi sono dei casi in cui la colpa potrebbe essere nostra, il classico sovraccarico, in altri casi invece è possibile che si tratti di un problema del nostro impianto.

Nel caso di un sovraccarico, ci riferiamo ad un episodio nel quale vengono accesi contemporaneamente più elettrodomestici, i quali tutti insieme richiedono più della potenza massima che è prelevabile dal proprio impianto.

Di norma c’è un limite, riferendosi alle abitazioni private, che è fissato a 3Kw. Ciò significa che se cerchiamo di prelevare energia per un totale superiore a 3Kw, automaticamente si verificherà il fenomeno per il quale la corrente salta.

In questo caso la soluzione semplice è quella di contattare il proprio gestore di energia elettrica per richiedere che la potenza disponibile possa essere aumentata.

Questa è la soluzione ideale se ti rendi conto che spesso salti la corrente in casa quando accendi più elettrodomestici contemporaneamente come ad esempio il forno ed il condizionatore, che tipicamente sono due tra quelli che assorbono maggior energia.

Puoi richiedere per questo al tuo fornitore di aumentare la potenza massima disponibile e passare ad esempio da 3 Kw a 5 Kw. Se il problema per il quale salta la corrente in casa con una certa frequenza era questo, richiedendo l’aumento della potenza massima disponibile avrai risolto.

Cosa succede se la corrente salta anche di notte?

Nel caso in cui la corrente sia solita saltare anche di notte, quando la richiesta di energia per forza di cose è minore, con ogni probabilità il problema non è legato al sovraccarico.

A quel punto è probabile che vi sia nell’impianto di casa tua una dispersione elettrica o eventuali sbalzi di tensione che inducono il salvavita a scattare. In questo caso si tratta di problematiche che non puoi gestire autonomamente e fai bene per questo a rivolgerti direttamente ad un tecnico specializzato, usufruendo magari di un servizio di pronto intervento 24 che possa raggiungere rapidamente casa tua.

L’impianto elettrico di un appartamento è infatti una delle questioni più delicate all’interno di una casa ed è bene per questo affidarsi ad una persona qualificata e competente.

Un tecnico specializzato sarà infatti in grado di individuare rapidamente il problema e risolverlo, garantendo a te e a tutta la tua famiglia la sicurezza di cui avete bisogno nell’usufruire dell’impianto elettrico di casa.

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Come aprire un salone da parrucchiere?

Aprire un salone da parrucchiere è un obiettivo per tantissime persone che lavorano già in questo ambito e vorrebbero mettersi in proprio. Altri invece stanno al momento studiando e progettano di avviare la propria attività a breve.

Ma cosa è necessario per aprire un salone da parrucchiere sia a livello burocratico che a livello pratico? Vediamolo insieme di seguito.

La burocrazia per aprire un salone da parrucchiere

Chiaramente la prima cosa è mettersi in regola con quanto previsto sia a livello nazionale che locale. La prima cosa necessaria per aprire questo tipo di attività è essere in possesso di un diploma di parrucchiere come previsto dalla Legge 174 del 2005.

Ci sono inoltre alcuni regolamenti regionali che possono individuare determinate specifiche relative al percorso di studi. In alcune regioni d’Italia è sufficiente a partecipare ad un corso di formazione, in altri casi a questo va associato un periodo di lavoro come apprendista o come dipendente.

In ultima analisi per ottenere la qualifica professionale di parrucchiere è necessario sostenere un esame teorico-pratico finale.

Aprire una partita IVA

Chiaramente per avviare un salone da parrucchiere è necessario aprire una partita IVA ed essere in possesso di una regolare licenza. Per aprire una partita IVA è sufficiente recarsi presso un consulente del lavoro, recarsi in camera di commercio o fare tutto direttamente online sul sito dell’agenzia delle entrate.

Autorizzazioni comunali

La licenza invece viene rilasciata direttamente dal comune in cui ha sede l’attività. In alternativa la licenza può anche essere ceduta da un altro salone che ha deciso di chiudere l’esercizio.

In ultima analisi è necessario ottenere la SCIA, ovvero la Segnalazione Certificata Inizio Attività Commerciale. Essa non è nulla di particolarmente complicato ma semplicemente una pratica da inoltrare al comune in cui ha sede l’attività da parte di chi voglia avviare un qualsiasi esercizio commerciale, come appunto anche il salone da parrucchiere.

Una volta ricevuta la SCIA, il comune andrà a verificare tutti i requisiti nell’arco di 60 giorni e, se questi saranno stati soddisfatti, rilascerà un numero di protocollo che consente di avviare l’attività.

La scelta della zona in cui aprire l’esercizio

La zona in cui andare fisicamente ad aprire l’attività può sembrare marginale rispetto alla burocrazia, ma invece è altrettanto importante.

Aprire un salone da parrucchiere in una strada in cui ci sono già altre attività di questo tipo ben avviate da anni può essere un salto nel buio. Alla stessa maniera lo è avviare questo tipo di attività in un quartiere in cui vi è già un eccessivo numero di saloni in proporzione al numero di abitanti.

Bisogna allora individuare all’interno della città quelle zone, quartieri o micro aree in cui una attività di questo tipo non c’è ancora ed i cittadini sono costretti a spostarsi di qualche km per raggiungere la più vicina.

Dunque questo tipo di indagine ha una importanza di grande rilievo e può determinare il successo o l’insuccesso della tua nuova impresa.

La scelta degli arredi

La scelta degli arredi è il modo stesso in cui clienti percepiranno il tuo salone. Gli arredi e le soluzioni adottate conferiranno alla tua attività una precisa etichetta, sta a te fare in modo che sia il più possibile positiva.

Tieni a mente che è importante ottimizzare gli spazi e renderli funzionali così da offrire il meglio ai clienti anche dal punto di vista del comfort. Prevedi una zona accoglienza in cui gli utenti possano attendere il proprio turno, un angolo dedicato alla cassa, una alla zona lavaggio e la zona dedicata al taglio dei capelli, che è la più importante.

Per quel che riguarda arredi e prodotti, considera che esistono tantissimi siti in cui puoi trovare forniture per parrucchieri e scegliere avendo la possibilità di vedere in anteprima ogni singolo pezzo.

Tenere a mente questi suggerimenti ti consentirà di cominciare al meglio la tua nuova attività e di aprire un salone da parrucchiere veramente apprezzato dagli utenti.

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Come funzionano i compressori industriali moderni?

I moderni compressori industriali sono dei dispositivi avanzati tecnologicamente e per questo oggi imprescindibili in tantissimi settori che riguardano non solo l’industria, ma anche la cantieristica ed il settore edile e dei lavori su strada in generale.

Questi strumenti garantiscono infatti una buonissima versatilità e possono anche essere adoperati all’esterno e dunque trasportati. Ciò consente di rendere il lavoro molto più semplice e veloce anche in condizioni particolari.

È questo ad esempio il caso di quegli ambienti troppo umidi in cui sarebbe rischioso andare ad adoperare la corrente elettrica per alimentare gli strumenti, come ad esempio quelli a perforazione.

Molto più sicuro è invece adoperare l’aria compressa dato che questa non necessita di energia elettrica per essere erogata. Alla stessa maniera, gli strumenti che funzionano ad aria compressa sono ideali in tutti quegli altri ambienti di lavoro nei quali per vari motivi, alcuni anche pratici, non è possibile portare la corrente elettrica fin dove necessario.

Dunque grazie ai compressori industriali è possibile ottenere aria compressa anche H24, sempre con il massimo della qualità e dell’efficienza. Si tratta di macchinari che tra l’altro rispondono perfettamente a tutte le normative in ambito di sicurezza del lavoro e che dunque tengono in grande considerazione l’incolumità degli operatori.

I compressori industriali usati

In base al tipo di settore in cui si opera, e dunque basandosi su quello che è l’utilizzo che si prevede di fare del dispositivo, potrebbe anche essere conveniente considerare l’acquisto di compressori industriali usati.

Si andrebbe in questa maniera certamente a risparmiare sul costo di acquisto, andando ad usufruire ugualmente di un dispositivo certificato e perfettamente in grado di fare il suo lavoro.

Non sempre è dunque preferibile acquistare un compressore nuovo di fabbrica, ma possono esservi dei casi in cui una soluzione di usato in buone condizioni può essere preferibile.

I vantaggi dei compressori industriali moderni

In dettaglio, vi sono alcuni vantaggi che i compressori industriali moderni sono in grado di garantire rispetto quelli di vecchia generazione. Sicuramente tra questi c’è l’ottimizzazione dei consumi, dato che questi riescono ad effettuare lo stesso tipo di lavoro assorbendo meno energia e dunque consentendo nel corso dell’intero anno solare un cospicuo risparmio energetico.

A questi si uniscono dei costi contenuti per quel che riguarda il prezzo di acquisto, ed un livello di affidabilità assolutamente levato per il quale questi macchinari possono lavorare anche 24 ore al giorno senza andare incontro ad alcun tipo di problema tecnico.

Tra l’altro, il che è un bene soprattutto per i lavoratori che stanno a stretto contatto con questi macchinari, i moderni compressori industriali hanno un livello di rumorosità veramente basso che fa sì che questi possano lavorare senza dare il minimo fastidio a chi si trova nei paraggi.

Soprattutto risparmio energetico e affidabilità sono dei fattori fondamentali per chi opera in questo settore, dato che certamente si ha necessità di poter usufruire di prestazioni elevate in maniera continua. Un mix perfetto dunque, che consente di avere un reale vantaggio produttivo nei confronti dei propri competitors.

Conclusione

I compressori industriali moderni sono dunque uno strumento effettivamente utile per ottimizzare e velocizzare il lavoro di ogni giorno, sia esso all’interno di un sito industriale che di un cantiere edile o su strada.

Gli operai possono effettuare molto più rapidamente il proprio lavoro e con una precisione maggiore, a tutto vantaggio della qualità di produzione o della perfetta esecuzione dei lavori.

Questo tipo di strumento è dunque in grado di aumentare notevolmente la produttività e quindi il ritorno economico già a breve termine.

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Codici sconto: i vantaggi di coupon e codici promozionali

Oggi lo shopping online è diventato preponderante e con la sua diffusione si sono moltiplicati i siti di Codici Sconto, che offrono ai clienti buoni sconto e coupon per risparmiare e fare shopping online. Chi ha un eCommerce conosce l’importanza delle promozioni per incrementare le visite sul sito e incentivare gli acquisti, offrendo ai clienti percentuali di sconto.

Pensiamo, ad esempio, a tutti i siti che fanno iscrivere la persona alla newsletter in cambio di un buono sconto e che fidelizzano in tal modo i clienti fornendo loro successivamente ulteriori promozioni. Non mancano i siti come ScontieBuoni.it, che verificano quotidianamente le migliori offerte online dei grandi brand e ecommerce (primo fra tutti Amazon) per proporle ai fanatici dello shopping.

Codici sconto online: come funzionano?

Le offerte a cui si accede con i codici sconto online permettono al cliente un risparmio significativo sul prezzo espresso in percentuale o per un totale di euro ad acquisto. Nella maggior parte dei casi si applicano a tutti i prodotti disponibili sul sito o a parte di essi e sono presenti i migliori brand. Anche le modalità di utilizzo del codice sconto sono diverse e il codice può prevedere una spesa minima, un numero massimo di articoli o nessuna condizione, dando diritto alla spedizione gratuita e ad altri vantaggi.

Codice sconto: un modo per risparmiare tutto l’anno

Le persone aspettano ogni anno con ansia la settimana del Black Friday e le offerte esclusive per mettere nel carrello prodotti speciali e risparmiare. Pochi sanno, tuttavia, che esistono siti come Sconti e Buoni su cui i coupon con lo sconto sono disponibili tutto l’anno sotto forma di codice promozionale. Pensa alla bellezza di ottenere uno sconto anche dell’80% in altre occasioni speciali, come la Festa della Mamma.

Tra i diversi buoni sconto sicuramente i più desiderati sono quelli di Amazon, che regala un codice di 5€ applicabile agli acquisti oltre ad altre centinaia di offerte sulle principali categorie di prodotti. Se stai cercando un codice sconto Amazon, Shein o altri visita le sezioni dedicate del sito Sconti E Buoni.

Oggi tutti possono ottenere abbigliamento alla moda, accessori e prodotti di alta tecnologia senza pesare sul portafoglio. Pensiamo, oltre al Codice Sconto Dyson, anche al Codice Sconto Asos per risparmiare sugli acquisti. Non mancano i coupon promozionali per abbonamenti e riviste, in modo da regalarsi momenti di relax da trascorrere sul divano di casa. Anche in questo caso Sconti e Buoni ti propone le testate più accreditate per una lettura di qualità in termini di completezza delle informazioni.

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Come avere un prato perfetto con poco sforzo

Il prato è una di quelle cose che richiede poca cura e che devi solo tagliare correttamente regolarmente per farlo sembrare pulito e ordinato. Ecco perché il prato è visto un po’ come la star dei giardini.

Come seminare il prato

La prima domanda è:  quando seminare il prato? Il momento migliore per seminare il tuo prato è in autunno, perché è il periodo più piovoso e l’umidità lo aiuta a mettere radici correttamente. 

Tuttavia, è anche abbastanza vantaggioso seminarlo in primavera a causa delle piogge costanti che vi sono in questa stagione, anche se scegliere questo periodo dell’anno comporta il rischio di stressare il prato se la semina coincide con le ultime gelate.

Il tipo di semina

Decisa la stagione, è necessario decidere che tipo di semina si intende effettuare, poiché esistono due varianti: l’erba piantata a seme, cioè in modo tradizionale, oppure a rotoli (anche dette zolle) che sono acquistabili nella maggior parte dei negozi specializzati nella progettazione giardini e che contengono diversi metri di erba già coltivata.

Questa seconda opzione è più semplice, poiché è sufficiente appoggiare l’erba, già srotolata, sul terreno da coprire e annaffiarla in modo che attecchisca bene.

Cura e manutenzione del prato

Durante la prima settimana il prato va annaffiato spesso, anche più volte al giorno, per favorire il radicamento. In seguito la frequenza dell’irrigazione può essere ridotta a 1 volta al giorno. Per mantenere l’erba forte e sana, si consiglia di annaffiare sempre nelle ore meno calde della giornata in modo che non si asciughi troppo velocemente.

Una volta cresciuto, bisogna attendere che raggiunga un’altezza minima di 10 cm prima di poter procedere al primo taglio. Allo stesso modo, quando il prato viene piantato da zero e dunque seminato, si consiglia di evitare il più possibile il passaggio di persone e animali sul manto erboso nei primi 12 mesi dalla semina. Nel caso in cui tu abbia usato i rotoli di prato puoi accorciare i tempi, in quanto il manto erboso è meno fragile.

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CUCINA A VISTA, ANGOLO COTTURA O…

Ammettiamolo, ormai gli appartamenti di nuova costruzione non hanno più le metrature di una volta e, sempre più spesso, gli architetti optano per una soluzione più dinamica che prevede l’inserimento della cucina nella zona living. Se da una parte questo può far arricciare il naso ai più tradizionalisti, dall’altra questa concezione di space saving può avere i suoi vantaggi e, se ben pensata, la cucina può diventare un prolungamento della zona giorno integrandosi perfettamente con il living.

Per chi ha spazi più ridotti l’angolo cottura è forse l’unica opzione ma questo non deve portarci a pensare ad una soluzione di basso livello o di dubbio gusto. Dovrà certamente integrarsi con l’arredamento della zona giorno mantenendo comunque una sua personalità. L’ampia scelta di finiture, materiali e colori, permetterà di arredare questa zona senza rinunciare a praticità e funzionalità ma conservando carattere e stile personale.

Diverso è il discorso per chi ha a disposizione una metratura più confortevole e può concedersi il lusso di una cucina a vista di tutto rispetto. Sarà in questo caso possibile inserire penisole o banconi con sgabelli di design, ma anche tavoli di varie dimensioni e forme; si potrà spaziare tra contrasti cromatici, linee più decise, materiali diversi e accostamenti più azzardati così da dare risalto ai dettagli e regalare un segno distintivo a questa parte di living che non vuole passare inosservata.

E…per chi non volesse rinunciare ad avere uno spazio cucina? Per chi non vuole che gli odori dai fornelli si spostino nella zona living e magari si attacchino ai tessuti delle tende o dei divani? La soluzione c’è!

Se lo spazio lo consente, è possibile prevedere l’istallazione di una parete in cartongesso con porte scorrevoli a scomparsa o su binario esterno. Questa soluzione molto pratica, vi permetterà di definire i due ambienti senza però separarli nettamente. Sarà così possibile integrare in modo elegante e armonioso la zona giorno con la zona cottura, trovando la soluzione più adatta ad ogni esigenza senza rinunciare alla propria idea di stile ed arredo.

Anche nel caso delle porte scorrevoli, la scelta dei materiali risulta essere fondamentale nonché funzionale alla soddisfazione dei gusti personali. Sua maestà il vetro, con la sua trasparenza, lascerà la sensazione di uno spazio unico, aperto ed omogeneo senza togliere continuità tra un ambiente e l’altro, sia a porte chiuse che aperte. Se si opta invece per materiali meno impegnativi come il legno, il vetro decorato o il mix dei due materiali, avremo all’occorrenza la possibilità di ottenere un ambiente separato e riservato. Basterà chiudere le porte e potremo cucinare senza che gli odori raggiungano la zona giorno o prenderci una meritata pausa dai fornelli senza rinunciare alla nostra privacy.

Che sia grande o piccola, vintage o ultramoderna, minimal o superaccessoriata, la cucina ha bisogno di tempo ed attenzioni in fase di progettazione. E’ quindi sempre consigliabile rivolgersi ad esperti di settore come Pedrazzini Arreda di San Giuliano Milanese, showroom di Veneta Cucine a Milano molto conosciuto ed apprezzato, che saprà consigliarvi al meglio e con i quali potrete condividere la vostra idea di arredamento di questo spazio fondamentale della casa. E’ importante renderla non solo un ambiente di preparazione dei pasti ma soprattutto uno spazio armonioso, confortevole, funzionale, e piacevole da vivere. Buona scelta e…buon appetito!

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Il bonus psicologo è legge: cos’è e come ottenerlo

Con la pubblicazione sulla gazzetta Ufficiale del 28 giugno, il bonus psicologo è diventato una legge dello Stato. Si tratta di una facilitazione destinata a tutte quelle persone che, “a causa dell’emergenza pandemica e della conseguente crisi socio-economica, si trovano in una condizione di depressione, ansia, stress e fragilità psicologica, e che siano nella condizione di beneficiare di un percorso psicoterapeutico”, come riporta Adnkronos. Come ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza “sarà l’Inps a offrire il portale per le prenotazioni e sarà anche il soggetto pagante rispetto ai professionisti che si renderanno disponibili e che l’Ordine nazionale degli psicologi sta coinvolgendo in tutta Italia”. E poi: “Chi ha bisogno di aiuto potrà scegliere liberamente il professionista tra coloro che devono aver aderito all’iniziativa. Il meccanismo immaginato consentirà di accedere al contributo senza oneri o anticipazioni da parte di chi vuole usufruire del bonus”. 

Di cosa si tratta

Questo bonus è un sostegno per avvalersi di consulenze di professionisti in materia di salute mentale, pensato come supporto per curare gli effetti della pandemia sulla psiche. Come si legge su Agenda Digitale, il bonus psicologo sarà assegnato entro tre fasce di reddito Isee che non dovranno superare i 50mila euro. Bisognerà poi spendere il contributo entro 180 giorni dal momento in cui lo si riceve. Chi è interessato alla facilitazione potrà presentare la domanda tramite il portale Inps, la procedura sarà disponibile per minimo sessanta giorni, accreditandosi con Spid, Coe o Cns; in alternativa, si può fare domanda tramite contact center Inps. In fase di presentazione della domanda si valuterà anche se la DSU presentata è valida oppure no, comunicandolo all’utente. L’Inps una volta ottenute le domande e concluso il termine per avanzare le richieste, stilerà una graduatoria su base regionale, a seconda della residenza dei richiedenti. Le domande saranno accolte fino a esaurimento fondi, dando priorità a chi ha reddito più basso.

A quanto ammonta

Come si legge su Studio Cataldi il bonus per l’assistenza psicologica è un contributo pari a 600 euro per ogni cittadino che abbia un reddito inferiore ai 50mila euro annui e abbia la necessità di pagarsi le sedute di psicoterapia. Per i cittadini non ci saranno dunque oneri aggiuntivi o anticipi da pagare. Il bonus si pone l’obiettivo di potenziare l’assistenza per il benessere psicologico individuale e collettivo, anche mediante l’accesso ai servizi di psicologia e psicoterapia in assenza di una diagnosi di disturbi mentali, e per fronteggiare situazioni di disagio psicologico, depressione, ansia, trauma da stress. Particolare riguardo per bambini e adolescenti, soprattutto se appartengono a famiglie in difficoltà economiche. 

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Casa e abitare: verso un nuovo paradigma a prova di sfiducia 

L’indagine Nomisma 2022, Famiglie e Investitori alla prova di un Abitare Arricchito, esplora le condizioni socio economiche e abitative delle famiglie italiane, protagoniste dei cambiamenti epocali che stanno interessando il Paese. In un contesto generale di sfiducia, in cui 10,4 milioni di famiglie dubitano dei propri mezzi economici, 3,4 milioni sono comunque interessate a migliorare la propria condizione abitativa.
“Il tema dell’abitare è di grande rilevanza, ma oggi registriamo una grande difficoltà per l’accesso all’acquisto del bene in sé, e questo sta creando una serie di alternative quasi necessarie, che rendono il tema ancora più complesso – dichiara Adolfo Suarez, Partner Lombardini 22 -. La mancanza di fiducia rilevata dall’indagine Nomisma riflette l’incertezza diffusa e le insicurezze che stanno diventando strutturali, ma alle quali dobbiamo capire che risposta dare”. 

Ruolo del credito e vulnerabilità delle famiglie

“Il ruolo del credito è diventato imprescindibile e ha consentito di coniugare l’aspirazione di miglioramento abitativo con la possibilità reale di acquisto, ma è un canale che oggi rischia di ridurre le proprie dimensioni – spiega Luca Dondi, AD Nomisma -. Il mutuo, che è stato il trampolino per tante famiglie, oggi può diventare uno scoglio”.
Negli ultimi 12 mesi, “circa 880 mila famiglie hanno fatto fatica a pagare il canone di affitto e 330 mila famiglie hanno incontrato difficoltà con la rata del mutuo – aggiunge Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma -. Vulnerabilità che avranno a che fare non tanto con l’attaccamento alla casa, ma incideranno sul sistema di finanziarizzazione e selezione da parte del credito bancario”. 

Nuove esigenze legate a efficienza energetica, meno a contesto o servizi

Le famiglie che hanno una reale capacità di acquisto sono quelle più giovani, fra 18-34 anni (7,9%) e fra 35-44 anni (8%), che vogliono transitare dall’affitto alla compravendita (8,2%), e che hanno un reddito medio elevato. La domanda si concentra sui comuni capoluogo delle Città metropolitane.
“Siamo di fronte a un interesse abitativo che vede due ondate – ribadisce Marcatili -. Se nella fase pre-pandemica la domanda delle famiglie ricadeva sulla casa e non sull’abitare, oggi la situazione è molto diversa. Se prima le famiglie segnalavano come driver d’acquisto il contesto e i servizi, l’emergenza sanitaria ha mostrato le inadeguatezze di questi comfort”.
I nuovi bisogni sono legati, ad esempio, più all’efficienza energetica o alla ricerca di nuovi spazi interni ed esterni, che possano migliorare le relazioni familiari e conciliare vita e lavoro.

L’abitare diventa “arricchito”

Il concetto di ‘abitare sociale’ non è più adatto ai tempi. “È tempo di un nuovo paradigma: ‘l’abitare arricchito’, capace di guardare a tutte le diverse forme di vulnerabilità”, prosegue Marcatili.
L’abitare arricchito è quindi in realtà “una chiave trasformativa della propria fiducia per migliorare la propria condizione familiare – puntualizza Mercatili -. Non esiste una domanda aggregata pronta per l’uso, ma tante storie familiari da aggregare in maniera sociale di cui i fondi, i soggetti della finanza e il pubblico devono farsi carico”.

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Da Messenger una nuova scheda Chiamate

Messanger ha introdotto per la prima volta le chiamate vocali nel 2013, e ora con una nuova scheda dedicata compie un ulteriore passo in avanti come hub di comunicazione completo.  Meta, già Facebook, ha infatti lanciato a livello globale la nuova scheda ‘Chiamate’ nell’app Messenger per iOS e Android. La sezione terrà traccia di ogni chiamata effettuata o ricevuta nell’app, e renderà più semplice usare il client per entrare in contatto con i propri amici, quasi come su WhatsApp. Secondo il gruppo Meta, complice anche la pandemia, negli ultimi due anni le chiamate audio e video su Messenger sono aumentate del 40%, con 300 milioni di telefonate effettuate ogni giorno. L’idea di Meta è quindi quella di spingere le persone a utilizzare maggiormente Messenger per telefonare, e non solo per sfruttarne le funzionalità di chat testuale.

Dalla chat alla videochiamata

Nel 2014, Facebook aveva separato l’app dal social principale, pubblicandone una versione indipendente sia su App Store di iOS sia sul Play Store di Google. Un anno dopo aveva debuttato la funzione di videochiamata, seguita dalle chat di gruppo. E più di recente, Meta ha aggiunto nuove scorciatoie, incluse opzioni per avvisare tutti in una conversazione, oppure inviare messaggi che non danno luogo a notifiche. Nel settore delle app di messaggistica gratuite Messenger ha una lunga lista di concorrenti, tra cui Google Voice, Viber, Signal e la stessa WhatsApp, che Meta ha acquistato nel 2014.

Non è richiesto un numero di telefono in fase di registrazione

Tra le tante app concorrenti Messenger rimane una delle poche, oltre a FaceTime di Apple, a non richiedere un numero di telefono in fase di registrazione per funzionare, riporta Ansa.  Se l’app di Facebook Messenger è nata con il solo scopo di offrire agli utenti un sistema per poter chattare in maniera distaccata dal social network vero e proprio, attualmente offre un sistema completo per poter effettuare conversazioni scritte, vocali e video. La nuova scheda può tornare utile per aiutare a mantenere tutte le chiamate organizzate in un’unica posizione, migliorando la visibilità di queste funzioni.

Presto su Android e iOS/iPadOS

Posizionata al centro tra le schede ‘Chat’ e ‘Persone’, la nuova scheda Chiamate permette di accedere rapidamente all’elenco dei contatti e presenta pulsanti separati per le chiamate vocali e le videochiamate, permettendo agli utenti di chiamare direttamente un determinato utente senza dover per forza fare troppi passaggi. Il che rende la piattaforma molto più intuitiva anche per chi non l’ha mai utilizzata. La fase di implementazione della nuova scheda, riferisce Punto Informatico, è già in corso, quindi tutti gli utenti dovrebbero vederla comparire nelle prossime ore, sia su Android sia su iOS/iPadOS.

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11 milioni di italiani in difficoltà per l’aumento dei prezzi

Per “colpa” della guerra e dell’inflazione, abbiamo tutti assistito negli ultimi tre mesi a un deciso rincaro dei prezzi. E questi aumenti hanno impattato, e non poco, sui bilanci delle famiglie italiane. Tanto che oltre 1 italiano su 4, dato equivalente ad oltre 11 milioni di individui (26%), ha dichiarato che l’aumento dei prezzi in corso ha avuto un impatto molto negativo sul proprio bilancio familiare. Lo spiega la ricerca che Facile.it ha commissionato a mUp Research e Norstat per fotografare come i consumatori stiano affrontando l’attuale scenario economico. 
Per far fronte ai rincari gli italiani hanno adottato diverse strategie; c’è chi ha ridotto, se non del tutto eliminato, alcune voci di spesa (66% dei rispondenti), mentre oltre 4,7 milioni di individui per far quadrare i conti, hanno dovuto lasciare indietro alcune spese comunque scadute come, ad esempio, le bollette di luce e gas o le rate del condominio.

Come cambia il carrello della spesa

La pioggia di rincari ha comportato anche un mutamento nelle abitudini di acquisto. E’ infatti cambiata la composizione del carrello della spesa: secondo l’indagine, molti hanno affrontato i rincari orientandosi su marchi più economici (41%) o cambiando punto vendita (28%). Soluzioni spesso non sufficienti tanto che, comunque, 35 milioni di consumatori hanno ridotto, se non addirittura eliminato, dalla loro tavola alcuni alimenti; non solo dolci (46%), snack (44%), alcolici (39%), ma anche alimenti come carne (43%) e pesce (30%). C’è addirittura chi ha ridotto notevolmente l’acquisto di frutta (4,5 milioni di individui), pasta (3,4 milioni) e verdura (2,9 milioni). Ancora,  il 48% ha deciso di limitare i viaggi e 2 italiani su 3 hanno ridotto le uscite al ristorante.

Auto e casa

Il caro-benzina è uno dei problemi con cui tutti gli automobilisti hanno dovuto fare i conti; per far fronte agli aumenti il 46% dei rispondenti, molto semplicemente, ha detto di aver ridotto l’uso dell’auto nel tempo libero, mentre il 47% ha cercato di risparmiare prestando maggiore attenzione nella scelta della pompa di benzina.  Quasi 1 automobilista su 3, invece, ha modificato il proprio stile di guida al fine di ridurre il più possibile il consumo di carburante. Per quanto riguarda le spese di casa, gli italiani hanno cercato di far fronte agli aumenti di luce e gas impegnandosi nella riduzione dei consumi, ad esempio facendo più attenzione all’illuminazione domestica (61%), abbassando il riscaldamento (46%), ottimizzando l’uso degli elettrodomestici (42%) o consumando meno acqua calda (26%).

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Il tasto Invio non è una difesa per i nostri dati

Quando ci si registra su un sito, si acquista un biglietto, o si fa una prenotazione di un hotel, la convinzione è che finché non si preme il pulsante Invia i dati inseriti non andranno da nessuna parte. Non è così. Dopo aver analizzato più di 100 mila siti web un gruppo di ricercatori della KU Leuven, della Radboud University e dell’Università di Losanna ha scoperto che un numero impressionante di siti raccoglieva di nascosto tutto ciò che veniva digitato in un modulo online, anche se gli utenti cambiavano idea e lasciavano il sito senza premere il tasto Invio. 

Raccolta senza consenso

Al centro di questa trama ci sono gli indirizzi e-mail. “I marketer si affidano sempre più a identificatori statici come numeri di telefono e indirizzi e-mail perché le aziende tecnologiche stanno gradualmente abbandonando il monitoraggio degli utenti basato sui cookie per motivi di privacy”, ha sottolineato Güneş Acar, professore e ricercatore della Radboud University. La ricerca ha utilizzato un software che simulava un utente reale, che visitava pagine web compilando pagine di accesso o registrazione senza inviare, e ha rilevato che 1.844 siti nell’Ue avevano raccolto gli indirizzi e-mail senza il consenso dell’utente. Negli Stati Uniti è stato anche peggio, con 2.950 siti che hanno fatto lo stesso.

Servizi di marketing e analisi dei dati

Molti siti incorporano servizi di marketing e analisi di terze parti, che raccolgono i dati dei moduli indipendentemente dall’invio. I ricercatori hanno scoperto che Meta e TikTok stavano utilizzando i propri tracker di marketing invisibili per raccogliere dati anche da altre pagine web. I siti che avevano utilizzato Meta Pixel o TikTok Pixel, frammenti di codice che consentono ai domini dei siti di tracciare l’attività dei visitatori, avevano una funzione di ‘corrispondenza avanzata automatica’.
In pratica, quando si inseriva un indirizzo e-mail nella pagina in cui era presente Meta Pixel facendo clic sulla maggior parte dei pulsanti, o link che portavano gli utenti lontano da quella pagina, i dati personali venivano presi da Meta o TikTok.

Come avviene il tracciamento?

Secondo le stime dello studio, riferisce Agi, negli Stati Uniti 8.438 siti potrebbero aver fatto arrivare dati a Meta tramite il suo Pixel. In sostanza, la pratica è simile a quella dei cosiddetti key logger, programmi dannosi che registrano tutto quello che digita un determinato soggetto. I ricercatori hanno notato alcune diversità in questa pratica: alcuni siti hanno registrato i dati battuta per battuta, molti hanno acquisito gli invii completi quando gli utenti hanno fatto clic su quello successivo. Secondo i ricercatori le differenze potrebbero essere legate al fatto che le aziende sono più caute riguardo al tracciamento degli utenti, e integrano con un minor numero di terze parti, a causa del regolamento generale sulla protezione dei dati UE.

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Dalla UE nuovi standard per uno spazio digitale più sicuro

Dalla responsabilità algoritmica alla tutela dei minori: il Parlamento e il Consiglio Europeo stabiliscono nuove regole per le Big Tech. È stato infatti raggiunto un accordo provvisorio sulla legge sui servizi digitali (Digital Services Act – DSA), che insieme al Digital Markets Act, stabilirà gli standard per uno spazio digitale più sicuro e condizioni di parità per aziende e Big Tech nei prossimi anni. In base alle nuove regole, le piattaforme online, come social media e mercati, dovranno adottare misure per proteggere gli utenti da contenuti, beni e servizi illegali. La Commissione e gli Stati membri avranno accesso agli algoritmi di piattaforme online molto grandi, inoltre vi sarà una rimozione rapida di contenuti illegali, inclusi prodotti e servizi. Inoltre, gli utenti saranno autorizzati a segnalare contenuti illegali, e le piattaforme dovranno agire rapidamente.

Tutele più forti e acquisti più sicuri

Tutele più forti anche per garantire che le segnalazioni siano trattate in modo non arbitrario e discriminatorio e nel rispetto dei diritti fondamentali, compresa libertà di espressione e protezione dei dati. I mercati online devono poi garantire che i consumatori possano acquistare prodotti o servizi sicuri, rafforzando i controlli per dimostrare che le informazioni fornite siano affidabili (principio Know Your Business Customer), nonché adoperarsi per prevenire la visualizzazione di contenuti illegali. Le vittime di violenza informatica saranno meglio protette, soprattutto contro la condivisione non consensuale (revenge porn) con rimozioni immediate. Piattaforme e motori di ricerca possono essere multati fino al 6% del loro fatturato mondiale. Nel caso di piattaforme con più di 45 milioni di utenti la Commissione avrà il potere esclusivo di esigere la conformità.

Maggior controllo sull’utilizzo dei dati personali

La Commissione seguirà da vicino i potenziali effetti economici dei nuovi obblighi per le Pmi, e i nuovi obblighi di trasparenza consentiranno agli utenti di essere meglio informati su come viene consigliato il contenuto. Inoltre, gli utenti avranno un migliore controllo su come vengono utilizzati i loro dati personali, e la pubblicità mirata sarà vietata quando si tratta di dati sensibili. Le piattaforme accessibili ai minori dovranno adottare misure specifiche per tutelarli, anche vietando totalmente la pubblicità mirata, e sarà vietato manipolare le scelte degli utenti attraverso ‘modelli oscuri’: piattaforme e mercati online non dovrebbero spingere le persone a utilizzare i loro servizi, ad esempio esortando il destinatario a modificare la propria scelta tramite l’interferenza dei pop-up. E annullare un abbonamento dovrebbe diventare facile come abbonarsi.

Obblighi più severi e proporzionati ai rischi

I destinatari dei servizi digitali, riporta Italpress, avranno il diritto di chiedere il risarcimento di eventuali danni o perdite subiti a causa di violazioni da parte delle piattaforme. Le piattaforme molto grandi dovranno rispettare obblighi più severi nell’ambito della DSA, proporzionati ai rischi che comportano quando diffondono contenuti illegali e dannosi, compresa la disinformazione. Inoltre dovranno valutare e mitigare i rischi sistemici ed essere soggette ad audit indipendenti ogni anno. E le grandi piattaforme che utilizzano i ‘sistemi di raccomandazione’ (algoritmi che determinano ciò che vedono gli utenti) devono prevedere almeno un’opzione che non sia basata sulla profilazione.

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Empowerment femminile in Italia, a che punto siamo?

Come si realizza l’empowerment femminile nelle varie culture del mondo? Fermo restando che quello dell’eguaglianza di genere è un concetto universale, condiviso pressoché globalmente, resta il fatto che si possa esplicare in modi differenti. per scoprire come ciò accade nei vari Paesi, Ipsos ha lanciato Being Woman, un progetto di ricerca realizzato a livello Global, a cui hanno già aderito diversi Paesi, tra cui Cina, US, Francia e Italia. Quattro Paesi analizzati (e altri in arrivo) per descrivere le sfumature culturali e le differenze nella condizione femminile, nella rappresentazione, nelle ambizioni e per rispondere a due domande: cosa vogliono le donne? E cosa possono fare le aziende per ingaggiarle e rappresentarle in maniera vera e meno stereotipata? Lo scorso 28 aprile, in occasione di un appuntamento dedicato, sono stati anticipati i risultati italiani dello studio con l’obiettivo di aiutare l’audience a comprendere la donna attraverso una chiave di lettura diversa, ovvero quella di tipo culturale, che ne plasma il suo ritratto rendendolo così unico da Paese a Paese.

Le donne in Italia

Come precisa l’indagine, il vero empowerment femminile si crea solo quando le tensioni sono risolte ed esiste un allineamento tra tre pilastri principali. Si tratta di risorse sociali, cioè uguale accesso ai giusti asset di potere, quali ad esempio istruzione, indipendenza finanziaria, processo decisionale, lavori, compiti. In seconda battuta, c’è il pilastro dei sentimenti: la sicurezza in se stesse e la possibilità di ridurre il divario tra ciò che desidera e ciò che effettivamente si fa, ma bisogna prestare attenzione alla trappola dell’iper-performance. L’ossessione culturale italiana del ‘fare bella figura’ si riflette anche sulle questioni di genere, infatti, essere all’altezza di tutti i loro innumerevoli compiti è una sfida quotidiana e un sentimento condiviso per le donne italiane. Da qui nasce la trappola dell’iper-performance, che porta a un senso di potenziale frustrazione perpetua dovuta all’imperfezione. In questo senso, rimodellare i modelli aspirazionali è necessario per riuscire ad uscire dalla trappola. Infine, ci sono i comportamenti: la libertà e la capacità di diventare chi si vuole, anche contro le norme sociali, in molti casi sfruttando le tensioni per trovare un percorso di empowerment. 

Finanza e comunicazione

Ci sono altri due aspetti particolarmente interessanti nell’indagine. In primis lo stereotipo secondo cui le donne non sono capaci tanto quanto gli uomini di avere un ruolo attivo e positivo nella gestione delle finanze e, in questo senso, il crescente fenomeno delle Fin-Influencer sui social è la disgregazione di questo stereotipo. Le Fin-Influencer rappresentano quelle donne che hanno scelto di mettere le proprie competenze in ambito economico-finanziario al servizio della loro community online, che diventa sempre più ampia. Pio, c’è alla questione pubblicità/comunicazione: il 78% degli intervistati ritiene che la pubblicità ha il potere di influenzare come le persone si vedono e si percepiscono. La comunicazione è stata parte del problema nella definizione di stereotipi femminili in passato, ma ha l’opportunità di essere parte della soluzione in futuro. In che modo? Rappresentando la vita vera, al di là degli stereotipi.

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Le strategie del Design Thinking per ridefinire la complessità

Analogical Reasoning (ragionamento analogico), Associative Thinking (pensiero associativo) e Abductive Reasoning (ragionamento abduttivo) sono le tre logiche creative che permettono di affrontare le sfide dell’innovazione. Si tratta del Design Thinking, e lo studio dell’Osservatorio Design Thinking for Business della School of Management del Politecnico di Milano, mostra come queste tre logiche vengono adottate a seconda della sfida di innovazione che ci si trova a dover fronteggiare.
In tempi straordinari come quelli che stiamo vivendo, il Design Thinking può infatti dare un aiuto e una risposta, portando alla ridefinizione dei problemi tramite logiche creative che aiutino a capirne meglio la natura, e a trovare nuove soluzioni.

Accompagnare le aziende nel processo di innovazione

“Nei progetti innovativi la sfida da affrontare non è mai ben definita – afferma Claudio Dell’Era, Direttore dell’Osservatorio Design Thinking for Business -. È necessaria una maggiore comprensione. Lo scopo del Design Thinking è proprio quella di accompagnare per mano aziende e manager nel processo di innovazione, ridefinendo il reale e dandogli una nuova cornice. Tutto ciò nella consapevolezza che nel definire e ridefinire il problema, non si sta perdendo tempo, anzi si sta già approcciando la risoluzione delle sfide stesse”.

Come utilizzare le tre logiche creative

Il ragionamento analogico descrive come gli individui estraggano la conoscenza da una fonte e la trasferiscano a un obiettivo. Il pensiero associativo consiste invece nel creare e trovare link tra informazioni e conoscenze distanti che non sono collegate. Il ragionamento abduttivo crea nuova conoscenza attraverso la formazione di ipotesi esploratorie che pongono proposte plausibili di spiegazione, con lo scopo di conciliare le differenze tra diverse informazioni e conoscenze. Tutte e tre le logiche ottengono risultati simili quando il problema da affrontare è ben definito, ma il ragionamento analogico mostra valori significativamente inferiori nelle sfide dell’innovazione mal definite, in cui invece le operazioni di estrazione delle differenze, trasformazione dell’insieme di informazioni e costruzione immaginativa, appaiono particolarmente utili.

Aiutare manager e imprenditori a gestire sfide sempre più complesse

In un problema ben definito, invece, il ragionamento abduttivo è percepito come prezioso ed efficace, e soprattutto le operazioni di costruzione immaginativa di scenari what-if sono tra le più efficaci, e con molteplici spiegazioni possibili.
Le logiche creative sono perciò caratterizzate da una serie di operazioni creative che si differenziano a seconda delle logiche stesse.  A fronte di sfide di innovazione che differiscono per definizione e predisposizione all’innovazione, le logiche creative che abilitano e supportano i processi di Design Thinking nel fare framing e reframing cambiano per appropriatezza e valore. Questo aiuta manager e imprenditori che affrontano sfide sempre più complesse a gestirle e comprenderle meglio, facilitando quindi una riflessione iniziale che aiuta a valorizzare poi il processo risolutivo.

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Accelerano i contratti di rete in Lombardia: il totale sale a 4.410 (+12,5%)

Nel 2021 i contatti di rete in Lombardia hanno registrato un’accelerazione, con oltre 700 imprese lombarde che nel corso dell’anno li hanno sottoscritti. Una crescita netta rispetto agli ultimi anni, e un incremento del +12,5% rispetto al 2020.  Lo stock di imprese coinvolte in regione, comprese le reti cessate, sale così a 4.410. In pratica, per ogni mille imprese registrate in Camera di Commercio sono 4,6 quelle che partecipano ai contratti di rete.
Inoltre, con 1.513 reti, la Lombardia è la regione coinvolta nel maggior numero di contratti, il 20,4% del totale nazionale, anche se la quota di imprese partecipanti è inferiore alla media italiana. Sono alcuni dati emersi dal rapporto 2021 di Unioncamere Lombardia sui contratti di rete.

Il 24,2% riguarda imprese della stessa provincia

“Le imprese che partecipano ai contratti di rete sono ancora una minoranza, ma rappresentano un modello virtuoso di collaborazione per favorire la trasformazione tecnologica, l’innovazione e raggiungere nuovi mercati”, ha dichiarato il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio. Il 44% dei contratti che comprendono imprese lombarde vede la partecipazione di un massimo di tre imprese, e le reti con almeno 10 soggetti rappresentano il 14,9%. Considerando l’ambito territoriale dei contratti lombardi, il 24,2% risulta formato da imprese della stessa provincia, mentre il 17,6% vede la partecipazione di imprese con sede in diverse province della regione.

Si intensificano i legami con il Meridione

La maggior parte delle reti, il 58,2%, ha però un raggio di azione che si estende oltre i confini lombardi. In particolare, le collaborazioni sono particolarmente strette con il Lazio (247 contratti, di cui ben 224 con Roma), e con le grandi regioni industriali (Emilia Romagna 242, Veneto 238, Piemonte 202). Nel 2021 si sono intensificati poi i legami con il Meridione, in particolare con le regioni Campania, Puglia e Abruzzo.

Quasi metà delle aziende è attiva nei servizi

Nel complesso, dopo un avvio concentrato soprattutto nell’industria, i contratti di rete si stanno diffondendo in tutti i settori dell’economia regionale.
L’industria rimane il comparto con la maggior propensione all’aggregazione (8,8%), ma la crescita nel 2021 (+2,7%) conferma i ritmi bassi degli ultimi anni.  Per quanto riguarda gli altri settori di attività, quasi metà delle imprese è attiva nei servizi (46,6%), con un incremento significativo nel 2021, pari al +16,4%. In crescita anche il settore dell’agricoltura (+10%), dove il contratto di rete si è progressivamente diffuso raggiungendo una quota non trascurabile sul totale delle imprese del settore (8,0%), e le costruzioni (+19,8%).

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Nel 2021 quasi 4.000 nuovi domini legati al food 

Il food viaggia sul web, e diventa sempre più protagonista. Sono infatti quasi 4mila i nuovi domini .it afferenti al settore dell’agroalimentare registrati nel 2021. E per il 2022, tra gennaio, febbraio e marzo sono stati registrati “a ora ben 4.680 nuovi siti nel settore dell’agroalimentare”. Lo ha reso noto Registro .it, l’anagrafe del web a targa italiana e organo dell’Istituto di informatica e telematica del Cnr (Cnr-Iit). Dal 2016 Registro .it, in collaborazione con il dipartimento di informatica dell’Università di Pisa e Infocamere, ha istituito ‘Fine’, un osservatorio permanente per analizzare la diffusione di internet tra i vari settori appartenenti all’agroalimentare e studiare la loro diffusione.

Il 41,94% dei siti web .it appartiene al settore della ristorazione

I nuovi siti .it legati al food nati nel 2021 sono esattamente 3834. Di questi, quasi il 41,94% appartiene al settore della ristorazione, il 12% ai farinacei e il 10,17% al vino.  Seguono i settori cosiddetti ‘altro agro’, come caccia, cattura di animali, silvicoltura e utilizzo di aree forestali, con il 9,05%, il comparto agriturismo, con il 5,63%, e quello coltivazioni, con il 4,90%.
Una situazione simile si riscontra anche su base totale: in generale dei 101.605 siti .it registrati finora il 37,8% appartiene sempre al settore ristorazione, il 12,3% al vino, e l’11,3% ai farinacei.

Dal 2016 a oggi circa 8.000 registrazioni in più 

Oltre alle prime tre voci, seguono, entrambi con una quota dell’8,3%, i settori ‘altro agro’ e agriturismo.
Più in generale, dall’inizio della rilevazione dell’osservatori Fine nel 2016, e al netto delle cancellazioni avvenute nel corso degli anni, si evidenzia un incremento di circa 8mila domini registrati per i siti web .it afferenti al settore agroalimentare, pari a un aumento dell’8,4%. Al momento della rilevazione iniziale, dei 93.730 siti registrati per l’agroalimentare il 36,1% apparteneva sempre alla categoria ristorazione, l’11,5% a quella del vino, mentre l’11,3% a quella dell’agriturismo.

Una fotografia attendibile del web agroalimentare a targa italiana

“Quello dell’agroalimentare è un settore fondamentale per l’economia italiana – ha commentato Marco Conti, responsabile di Registro .it e direttore di Cnr-Iit – ma siamo certi che questa circostanza trovi riscontro anche sul web? È per rispondere a domande come questa che, sei anni fa, è nato Fine”. Secondo Maurizio Martinelli, primo tecnologo di Cnr-Iit, la risposta è sì. L’Osserv atorio rappresenta, riferisce Ansa,, “una fotografia attendibile per osservare come la situazione cambi nel corso del tempo all’interno del web agroalimentare a targa italiana”.

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