Codici sconto: i vantaggi di coupon e codici promozionali

Oggi lo shopping online è diventato preponderante e con la sua diffusione si sono moltiplicati i siti di Codici Sconto, che offrono ai clienti buoni sconto e coupon per risparmiare e fare shopping online. Chi ha un eCommerce conosce l’importanza delle promozioni per incrementare le visite sul sito e incentivare gli acquisti, offrendo ai clienti percentuali di sconto.

Pensiamo, ad esempio, a tutti i siti che fanno iscrivere la persona alla newsletter in cambio di un buono sconto e che fidelizzano in tal modo i clienti fornendo loro successivamente ulteriori promozioni. Non mancano i siti come ScontieBuoni.it, che verificano quotidianamente le migliori offerte online dei grandi brand e ecommerce (primo fra tutti Amazon) per proporle ai fanatici dello shopping.

Codici sconto online: come funzionano?

Le offerte a cui si accede con i codici sconto online permettono al cliente un risparmio significativo sul prezzo espresso in percentuale o per un totale di euro ad acquisto. Nella maggior parte dei casi si applicano a tutti i prodotti disponibili sul sito o a parte di essi e sono presenti i migliori brand. Anche le modalità di utilizzo del codice sconto sono diverse e il codice può prevedere una spesa minima, un numero massimo di articoli o nessuna condizione, dando diritto alla spedizione gratuita e ad altri vantaggi.

Codice sconto: un modo per risparmiare tutto l’anno

Le persone aspettano ogni anno con ansia la settimana del Black Friday e le offerte esclusive per mettere nel carrello prodotti speciali e risparmiare. Pochi sanno, tuttavia, che esistono siti come Sconti e Buoni su cui i coupon con lo sconto sono disponibili tutto l’anno sotto forma di codice promozionale. Pensa alla bellezza di ottenere uno sconto anche dell’80% in altre occasioni speciali, come la Festa della Mamma.

Tra i diversi buoni sconto sicuramente i più desiderati sono quelli di Amazon, che regala un codice di 5€ applicabile agli acquisti oltre ad altre centinaia di offerte sulle principali categorie di prodotti. Se stai cercando un codice sconto Amazon, Shein o altri visita le sezioni dedicate del sito Sconti E Buoni.

Oggi tutti possono ottenere abbigliamento alla moda, accessori e prodotti di alta tecnologia senza pesare sul portafoglio. Pensiamo, oltre al Codice Sconto Dyson, anche al Codice Sconto Asos per risparmiare sugli acquisti. Non mancano i coupon promozionali per abbonamenti e riviste, in modo da regalarsi momenti di relax da trascorrere sul divano di casa. Anche in questo caso Sconti e Buoni ti propone le testate più accreditate per una lettura di qualità in termini di completezza delle informazioni.

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Come avere un prato perfetto con poco sforzo

Il prato è una di quelle cose che richiede poca cura e che devi solo tagliare correttamente regolarmente per farlo sembrare pulito e ordinato. Ecco perché il prato è visto un po’ come la star dei giardini.

Come seminare il prato

La prima domanda è:  quando seminare il prato? Il momento migliore per seminare il tuo prato è in autunno, perché è il periodo più piovoso e l’umidità lo aiuta a mettere radici correttamente. 

Tuttavia, è anche abbastanza vantaggioso seminarlo in primavera a causa delle piogge costanti che vi sono in questa stagione, anche se scegliere questo periodo dell’anno comporta il rischio di stressare il prato se la semina coincide con le ultime gelate.

Il tipo di semina

Decisa la stagione, è necessario decidere che tipo di semina si intende effettuare, poiché esistono due varianti: l’erba piantata a seme, cioè in modo tradizionale, oppure a rotoli (anche dette zolle) che sono acquistabili nella maggior parte dei negozi specializzati nella progettazione giardini e che contengono diversi metri di erba già coltivata.

Questa seconda opzione è più semplice, poiché è sufficiente appoggiare l’erba, già srotolata, sul terreno da coprire e annaffiarla in modo che attecchisca bene.

Cura e manutenzione del prato

Durante la prima settimana il prato va annaffiato spesso, anche più volte al giorno, per favorire il radicamento. In seguito la frequenza dell’irrigazione può essere ridotta a 1 volta al giorno. Per mantenere l’erba forte e sana, si consiglia di annaffiare sempre nelle ore meno calde della giornata in modo che non si asciughi troppo velocemente.

Una volta cresciuto, bisogna attendere che raggiunga un’altezza minima di 10 cm prima di poter procedere al primo taglio. Allo stesso modo, quando il prato viene piantato da zero e dunque seminato, si consiglia di evitare il più possibile il passaggio di persone e animali sul manto erboso nei primi 12 mesi dalla semina. Nel caso in cui tu abbia usato i rotoli di prato puoi accorciare i tempi, in quanto il manto erboso è meno fragile.

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Un cavo che fa design

E’ sicuramente capitato a molti di noi di cambiare casa e magari comprare un appartamento non nuovo, con prese posizionate in punti strategici per il mobilio del proprietario precedente ma che non si adattano assolutamente alla nostra idea di arredamento.

Ci troviamo così a dover scegliere tra un lavoro di muratura impegnativo e costoso per spostare le prese e gli attacchi luce dove ci è più congeniale, e la soluzione più economica ma decisamente antiestetica dei fili volanti provvisori.

Beh economica sì ma antiestetica…non più!

Ebbene sì, il classico cavo bianco in pvc, che dall’alto del soffitto ci guarda con la sua lampadina nuda ad indicarci che c’è ancora molto da fare per rendere la stanza “completa”, può essere archiviato nel cassetto dei ricordi vintage.

I designer di ultimo grido in tema di illuminazione, si stanno sbizzarrendo con soluzioni minimal, economiche ma di grande effetto, grazie all’utilizzo di cavi elettrici rivestiti in tessuto.

La varietà e vivacità dei cavi rivestiti in tessuto che attualmente troviamo in commercio può trasformare una stanza moderna in una stanza di design, può cambiare un punto luce in un articolo all’ultimo grido.

Ci sono soluzioni eccentriche per dare un tocco insolito al nostro ambiente come i cavi effetto marmo o stile Afro ma anche soluzioni più raffinate grazie a tessuti argento, ottone o rame glitter per un effetto di grande stile.

Ma senza voler per forza strafare è possibile trovare cavi ricoperti in tessuto colorato metallico acciaio per uno stile più essenziale, tessuti dalle tinte pastello per un effetto più soft, o dalle tinte fluo per dare un tocco vivace. Avremo così modo di sbizzarrirci e sentirci dei veri designer semplicemente dando nuova vita alla nostra lampada da tavolo o trovando una soluzione di grande effetto per il nostro punto luce a soffitto che risulterà personalizzato ed unico nel suo genere.

Questi cavi, oltre che disponibili nella versione liscia e singola sono reperibili anche nella versione a spirale, dove i doppi fili si intrecciano. Possono inoltre essere già muniti di interruttore per conferire alla nostra abat-jour un’estetica accattivante e insolita, regalando modernità a punti luce che ormai avevano fatto il loro tempo.

Ricordiamoci però sempre di non esagerare con gli abbinamenti. Che sia in contrasto o in armonia con l’arredamento della stanza, l’importante è seguire una linea stilistica uniforme per evitare di farci rimpiangere il vecchio cavo in pvc bianco.

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CUCINA A VISTA, ANGOLO COTTURA O…

Ammettiamolo, ormai gli appartamenti di nuova costruzione non hanno più le metrature di una volta e, sempre più spesso, gli architetti optano per una soluzione più dinamica che prevede l’inserimento della cucina nella zona living. Se da una parte questo può far arricciare il naso ai più tradizionalisti, dall’altra questa concezione di space saving può avere i suoi vantaggi e, se ben pensata, la cucina può diventare un prolungamento della zona giorno integrandosi perfettamente con il living.

Per chi ha spazi più ridotti l’angolo cottura è forse l’unica opzione ma questo non deve portarci a pensare ad una soluzione di basso livello o di dubbio gusto. Dovrà certamente integrarsi con l’arredamento della zona giorno mantenendo comunque una sua personalità. L’ampia scelta di finiture, materiali e colori, permetterà di arredare questa zona senza rinunciare a praticità e funzionalità ma conservando carattere e stile personale.

Diverso è il discorso per chi ha a disposizione una metratura più confortevole e può concedersi il lusso di una cucina a vista di tutto rispetto. Sarà in questo caso possibile inserire penisole o banconi con sgabelli di design, ma anche tavoli di varie dimensioni e forme; si potrà spaziare tra contrasti cromatici, linee più decise, materiali diversi e accostamenti più azzardati così da dare risalto ai dettagli e regalare un segno distintivo a questa parte di living che non vuole passare inosservata.

E…per chi non volesse rinunciare ad avere uno spazio cucina? Per chi non vuole che gli odori dai fornelli si spostino nella zona living e magari si attacchino ai tessuti delle tende o dei divani? La soluzione c’è!

Se lo spazio lo consente, è possibile prevedere l’istallazione di una parete in cartongesso con porte scorrevoli a scomparsa o su binario esterno. Questa soluzione molto pratica, vi permetterà di definire i due ambienti senza però separarli nettamente. Sarà così possibile integrare in modo elegante e armonioso la zona giorno con la zona cottura, trovando la soluzione più adatta ad ogni esigenza senza rinunciare alla propria idea di stile ed arredo.

Anche nel caso delle porte scorrevoli, la scelta dei materiali risulta essere fondamentale nonché funzionale alla soddisfazione dei gusti personali. Sua maestà il vetro, con la sua trasparenza, lascerà la sensazione di uno spazio unico, aperto ed omogeneo senza togliere continuità tra un ambiente e l’altro, sia a porte chiuse che aperte. Se si opta invece per materiali meno impegnativi come il legno, il vetro decorato o il mix dei due materiali, avremo all’occorrenza la possibilità di ottenere un ambiente separato e riservato. Basterà chiudere le porte e potremo cucinare senza che gli odori raggiungano la zona giorno o prenderci una meritata pausa dai fornelli senza rinunciare alla nostra privacy.

Che sia grande o piccola, vintage o ultramoderna, minimal o superaccessoriata, la cucina ha bisogno di tempo ed attenzioni in fase di progettazione. E’ quindi sempre consigliabile rivolgersi ad esperti di settore come Pedrazzini Arreda di San Giuliano Milanese, showroom di Veneta Cucine a Milano molto conosciuto ed apprezzato, che saprà consigliarvi al meglio e con i quali potrete condividere la vostra idea di arredamento di questo spazio fondamentale della casa. E’ importante renderla non solo un ambiente di preparazione dei pasti ma soprattutto uno spazio armonioso, confortevole, funzionale, e piacevole da vivere. Buona scelta e…buon appetito!

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No al cambiamento climatico, sì all’ambiente: sprazzi di ottimismo nella ricerca mondiale

Il cambiamento climatico minaccia l’umanità, ma non è troppo tardi per combatterlo. Sono questi i dati salienti raccolti da WIN International, l’associazione leader mondiale nelle ricerche di mercato e nei sondaggi che ha pubblicato l’Annual WIN World Survey (WWS – 2020) esplorando le opinioni e le convinzioni di 29.252 persone tra cittadini di 34 Paesi del mondo.

Una consapevolezza più forte in Asia e tra le donne

Vietnam (97%), Corea del Sud (94%), Cile (93%), Indonesia (92%), India, Ecuador e Cina (91%) sono i Paesi in cui la minaccia è più sentita e condivisa dalla popolazione. È interessante notare che circa 8 persone su 10 sono convinte che le loro azioni personali quotidiane possano aiutare a migliorare l’ambiente, una convinzione che sembra più comune tra le donne (83%) rispetto agli uomini (79%). Inoltre, il 54% della popolazione mondiale non crede che sia troppo tardi per fermare il cambiamento climatico, e la quota è aumentata del 6% rispetto al 2019 (48%), il che significa che più persone sono convinte che ci sia ancora tempo per agire contro il cambiamento climatico. Tra le regioni mondiali più ottimiste ci sono le Americhe (61%) e l’Europa (58%), dove la maggioranza delle persone ritiene che sia possibile fare scelte giuste per l’ambiente.

L’importanza delle azioni governative e di quelle individuali

Il 67% della popolazione mondiale ritiene che i veri sforzi in termini di sostenibilità debbano essere fatti dalle aziende e dai governi piuttosto che dai soli individui, con l’India (86%), la Corea del Sud (86%) e la Francia (83%) tra i Paesi in cui le persone concordano maggiormente con questo punto di vista. In linea con la convinzione che le azioni personali possano avere un impatto e che non sia troppo tardi per fermare il cambiamento climatico, il 66% della popolazione mondiale afferma che vorrebbe vivere in modo più sostenibile, anche se scopre che spesso non apporta le necessarie modifiche ai propri comportamenti: tra le persone più pronte ad ammetterlo troviamo i cittadini nella regione APAC e in America, in particolare Paraguay (90%), Corea del Sud (81%), Filippine (77%), India (77 %) e Cile (76%), che sono in cima alla classifica.

La situazione in Italia

In linea con la media mondiale, l’89% degli italiani ritiene che il cambiamento climatico sia una grave minaccia per l’umanità, un dato leggermente più alto rispetto alla media europea che si attesta all’84%. Gli italiani sembrano anche leggermente meno ottimisti del resto dei cittadini europei: il 52% dei nostri connazionali pensa che ci sia ancora tempo per arginare il cambiamento climatico, contro un 57% dei cittadini europei. Ben più alta rispetto alla media mondiale ed europea è invece la quota di italiani che ritiene che le proprie azioni quotidiane possano realmente aiutare a proteggere e preservare l’ambiente e ad arginare il cambiamento climatico: sono 88% gli italiani che lo pensano, mentre si attesta all’80% la media europea e all’81% la media mondiale. La convinzione che le proprie azioni possano avere un impatto importante non va del tutto di pari passo con l’intraprenderle: il 67% degli italiani vorrebbe vivere in modo più sostenibile, ma spesso non sa come cambiare i propri comportamenti per poterlo fare.

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Maturità 2021, troppe verifiche e poco sostegno agli studenti

Quest’anno sembrano essere tanti i docenti che stanno approfittando di queste ultime settimane di lezione in presenza per recuperare compiti in classe e interrogazioni lasciate indietro a causa della Dad. E se mercoledì 16 giugno iniziano gli esami di Maturità 6 studenti su 10 lamentano il fatto che i propri insegnanti si stanno concentrando più sulle valutazioni che sul sostegno alla preparazione dell’esame.  Secondo un sondaggio di Skuola.net i carichi di lavoro sono piuttosto impegnativi: il 65% ritiene la mole di verifiche eccessiva, e un altro 23% la ritiene fattibile, ma senza dubbio intensa. Una situazione che sta creando non pochi grattacapi agli studenti, visto che solo 3 su 4 riescono a ritagliarsi del tempo per ripassare.

Pochi insegnanti disponibili a supportare i ragazzi

Altri studenti sono invece costretti a studiare per recuperare qualche insufficienza di troppo (13%), se non addirittura per tentare di evitare di non essere ammessi alla prova finale (10%). Una ‘rifinitura’ che peraltro spesso deve essere svolta in maniera autonoma: solamente 1 maturando su 4 sta facendo simulazioni di maxi-orale (unica prova dell’esame di quest’anno) con la maggior parte dei professori, un altro 30% deve accontentarsi di qualche docente di buona volontà, mentre il 38% sostiene di essere stato abbandonato al proprio destino. Sono pochi infatti gli insegnanti che si rendono disponibili a supportare i singoli ragazzi. Nella maggior parte dei casi (55%) è veramente difficile trovarne uno disposto a rispondere ai dubbi sull’esame.

Troppo tardi per rimediare alle mancanze sui PCTO   

Quanto alla consegna dell’elaborato c’è chi l’ha praticamente finito, chi ha appena iniziato e chi, addirittura, deve ancora iniziarlo. Stessa cosa per il curriculum dello studente, grande novità di quest’anno. Sebbene la piattaforma del Ministero su cui caricare le informazioni sia attiva dall’inizio di aprile, a oggi solo il 34% l’ha già fatto, e il 41% lo farà più avanti. Gli altri o non hanno nulla da segnalare in aggiunta a quanto riportato dalla scuola (12%) o non erano a conoscenza della sua esistenza (13%). Troppo tardi, invece, per rimediare alle mancanze sui PCTO (l’ex alternanza scuola lavoro): il 19% non ha completato le ore previste per il proprio indirizzo, e il 13% dice di non averle fatte.

A preoccupare di più sono le domande multidisciplinari

Perfino le ipotetiche domande di Educazione civica basate solo sugli argomenti effettivamente trattati stanno agitando i ragazzi: solo il 44% ha tutto ben chiaro, mentre il 40%, pur avendola approfondita a scuola non si sente pronto a rispondere, sempre meglio di quel 16% che non l’ha affrontata quasi per niente. A preoccupare di più però sono le domande multidisciplinari a discrezione dei professori, indicate come nemico numero uno dal 60% dei maturandi. Questa è l’unica porzione del colloquio d’esame totalmente imprevedibile, con il candidato che dovrà essere in grado di sviluppare una trattazione multidisciplinare a partire da uno spunto proposto dalla commissione e svelato solo al momento. In ogni caso, riporta Ansa, solo 1 su 10 teme la scena muta.

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Effetto Covid: nel 2020 hanno chiuso 22mila bar e ristoranti

Crollano i consumi fuori casa, e nel 2020 oltre 22mila tra bar e ristoranti hanno cessato l’attività. A fronte delle 9.190 nuove aperture, il saldo negativo è di oltre 13mila imprese. Costretti a casa dai lockdown gli italiani hanno infatti aumentato i loro consumi domestici, con la spesa alimentare cresciuta di 6 miliardi di euro in un anno. Tanto, ma non abbastanza per compensare quanto si è perso nei pubblici esercizi, dove i consumi sono crollati di 31 miliardi di euro. Un dato che certifica come gli italiani abbiano speso meno soprattutto per prodotti agroalimentari di qualità superiore, consumati in maniera maggiore all’interno dei ristoranti.

Siamo tornati indietro di 26 anni

È quanto emerge dal Rapporto Ristorazione 2020 di Fipe-Confcommercio: in termini di spesa pro-capite siamo tornati indietro di 26 anni, ovvero al 1994. Secondo il rapporto, però, pandemia e restrizioni hanno anche modificato il rapporto tra i consumatori e i pubblici esercizi.  Se a luglio 2020, periodo nel quale i locali sono tornati a lavorare a buoni ritmi, la colazione rappresentava il 28% delle occasioni di consumo complessive, a febbraio 2021 la percentuale è salita al 33%. L’esatto contrario di quanto accaduto con le cene, passate dal 19% a meno dell’11%.

Completamente scomparsa l’attività serale

A conti fatti, a febbraio di quest’anno colazioni, pranzi e pause di metà mattina hanno costituito l’87% delle occasioni di consumo fuori casa. Mentre è completamente scomparsa l’attività serale. Quanto al 2021, si apre in modo complicato per i pubblici esercizi. A metà marzo oltre il 75% delle imprese risultava parzialmente aperto, il 22% era chiuso pur prevedendo di riaprire ‘un giorno’, e il 2% dichiara che non riaprirà mai.

L’incertezza dei titolari verso il futuro

Nel primo trimestre 2021 poi l’indice di fiducia sul futuro per gli imprenditori della ristorazione è crollato a -68,3% rispetto allo stesso periodo del 2020.  Infatti, secondo gli intervistati da Fipe-Confcommercio, il 2021 sarà ancora un anno di fatturati in calo, mediamente del 20%, ma il dato più preoccupante è l’incertezza che i titolari manifestano verso il futuro. Il 33,4% delle imprese non ha idea di cosa potrà riservare loro il 2021, e un altro terzo delle imprese ritiene che certamente nel 2021 andrà incontro a una ulteriore riduzione dei ricavi. Mentre il 2%, riporta Adnkronos, in linea con la prospettiva di non riaprire, dichiara che nel 2021 non sarà conseguito fatturato.

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Recensioni online, shopping e moda, elettronica e tecnologia i settori più “caldi” su Trustpilot

Anche le recensioni online sono uno specchio dei tempi e soprattutto delle nuove abitudini di acquisto dei consumatori. Lo conferma Trustpilot, la piattaforma di recensioni europea, che ha esaminato l’attività globale degli utenti fra luglio 2020 e gennaio 2021 allo scopo di delineare gusti e orientamento in quello che si cerca e si compra. “Shopping & moda”, “elettronica & tecnologia” e “finanza e assicurazioni” sono i settori in cui sono state cercate più informazioni durante la pandemia ed i lockdown mentre le aziende B2B sono le più recensite per i servizi, quelle del settore ‘casa e giardino’ per i prodotti. 

Sorprende la moda, non l’elettronica

Gli esperti di Trustpilot spiegano che stupisce il fatto che le recensioni più cercate siano state quelle relative alla categoria “shopping e moda”, nonostante si fosse in piena pandemia. “Non sorprende più di tanto, invece”, affermano “che ‘elettronica e tecnologia’ sia risultata la seconda categoria di prodotti più ricercata su Trustpilot, visto che include elettrodomestici e dispositivi elettronici quali telefoni, computer e software. Dal momento che le persone sono rimaste chiuse in casa molto più a lungo di quanto fosse mai successo nella storia recente, i consumatori si sono dedicati a migliorare la propria vita quotidiana e ad acquistare prodotti che li avvicinassero al mondo esterno”.

Cresce la finanza

Inoltre, “considerata l’ondata di nuovi investitori entrati sul mercato all’inizio della pandemia e la generale situazione finanziaria instabile che ha colpito numerose famiglie, è facile capire perché la categoria ‘finanza e assicurazioni’ si sia classificata al terzo posto nella lista dei settori più ricercati su Trustpilot” spiegano gli analisti della piattaforma, come riporta Adnkronos. “La pandemia, infatti, ha reso tutti più consapevoli di quanto velocemente possa cambiare la propria situazione economica di fronte a un evento come la diffusione del Covid-19, spingendo a ricercare la migliore soluzione per salvaguardare le proprie finanze, fra le tante opzioni disponibili”.

Milioni e milioni di recensioni

Nel periodo oggetto dell’indagine, luglio 2020-gennaio 2021, Trustpilot ha ricevuto 22,4 milioni di recensioni in cui si valutava il servizio offerto da un’azienda e 3 milioni di recensioni inerenti nello specifico al prodotto acquistato. Le recensioni italiane sono state circa un milione. Riguardo le recensioni relative al servizio offerto, i business che hanno ricevuto il maggior numero di recensioni legate al servizio offerto al cliente sono stati quelli del settore B2B, come Import & Export, Sales & Marketing, It & Communication o Spedizioni & Logistica, che hanno ottenuto complessivamente  oltre 2,8 milioni di recensioni.

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Ransomware, il 39% paga il riscatto, ma solo l’11% recupera tutti i dati

Il ransomware è un malware utilizzato per estorcere denaro, che utilizza la crittografia per impedire agli utenti di recuperare i propri dati o di accedere al proprio dispositivo. Nel 2020 il 39% degli italiani caduti nella trappola del ransomware ha pagato il riscatto per ripristinare l’accesso ai propri dati. Tuttavia, il 43% non ha comunque recuperato le informazioni rubate. Secondo uno studio condotto da Kaspersky fra gli italiani che hanno subito un attacco ransomware il 33% ha dichiarato di aver perso quasi tutti i dati. E indipendentemente dal fatto che abbiano pagato o meno, solo l’11% è stato in grado di ripristinare tutti i file criptati o bloccati dopo l’attacco. Il 17%, invece, ne ha persi solo alcuni, mentre il 22% non è riuscito a recuperarne una quantità significativa.

I più giovani sono più propensi a pagare un riscatto

Sempre secondo lo studio di Kaspersky, nel 2020 gli utenti di età compresa tra 35 e 44 anni sono stati i più propensi a pagare il riscatto, con il 65% di persone che ha dichiarato di averlo fatto. Inoltre, più della metà (52%) degli utenti di età compresa tra i 16 e i 24 anni e solo l’11% di quelli di età superiore ai 55 anni hanno versato denaro ai criminali, dimostrando che gli utenti più giovani sono più propensi a pagare un riscatto rispetto a quelli di età superiore ai 55 anni.

Pagare non garantisce nulla, anzi incoraggia i criminali informatici

“Questi numeri mostrano che una percentuale significativa di utenti, negli ultimi 12 mesi, ha pagato un riscatto per recuperare i propri file. Purtroppo, pagare non garantisce nulla, anzi incoraggia i criminali informatici a proseguire con i loro attacchi e consente a questa pratica di prosperare – commenta Marina Titova, Head of Consumer Product Marketing presso Kaspersky -. Per proteggersi gli utenti dovrebbero prima di tutto investire nella protezione e nella sicurezza dei propri dispositivi e fare regolarmente il backup di tutti i dati. Questo renderebbe l’attacco stesso meno redditizio per i criminali informatici, riducendo la diffusione di queste minacce”.

Come comportarsi in presenza di un ransomware?

Se oggi il 28% degli utenti ha sentito parlare dei ransomware negli ultimi 12 mesi è fondamentale comprendere come comportarsi in presenza di un ransomware. Pertanto Kaspersky raccomanda di non pagare il riscatto se il dispositivo è stato bloccato, ma di contattare le forze dell’ordine locali e segnalare l’attacco. Cercare poi di scoprire il nome del trojan ransomware. Queste informazioni possono aiutare gli esperti di cybersecurity a decifrare e risolvere la minaccia Evitare inoltre di cliccare sui link presenti nelle email spam o su siti web sconosciuti, e non aprire gli allegati delle email inviate da utenti di cui non ci si fida. E non inserire mai chiavi usb o altri dispositivi rimovibili di archiviazione nel proprio computer se non si è certi della loro provenienza.

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Il Covid non frena gli investimenti nelle startup

Nonostante il contesto di fragilità economica, nell’anno del Covid-19 gli investimenti nelle startup non si sono fermati, privilegiando settori come Deep Tech, AI, IoT, Industry 4.0, FinTech & InsurTech. Secondo il Venture Capital Report Italia 2020, realizzato da Cross Border Growth Capital, l’advisor per aumenti di capitale e operazioni di finanza straordinaria per startup e Pmi, l’e-commerce è stato il verticale più caldo del 2020, e se rispetto al 2019 si sono verificati meno round, nel 2020 si è registrato un ammontare maggiore, con 335 round di finanziamenti per un totale di 655 milioni di euro contro i 355 dell’anno precedente.

L’espansione del crowdfunding contribuisce a sostenere le startup early-stage

Il report evidenzia che nonostante una diminuzione del 6% del numero di round rispetto al 2019 il settore Venture Capital (Vc) italiano ha registrato nel 2020 un +17% nell’ammontare raccolto. Un’indicazione di come il Covid-19 possa aver portato investitori a concentrarsi in meno deal senza però scoraggiare l’afflusso di capitali nel settore. In particolare, se il numero di round ‘puramente’ Vc è diminuito rispetto all’anno precedente, la costante espansione del crowdfunding ha contribuito a sostenere le startup early-stage in cerca di round nel 2020: l’ammontare di queste operazioni nel 2020 ha toccato quota 100,1 milioni di euro, mentre nel 2019 si era fermato a 65,5.

Il numero più alto si è registrato nei round Feed

Riguardo la tipologia di round, il numero più alto si è registrato nei round Seed (97), mentre il numero più basso si è registrato nei 6 round Serie C, che hanno però raccolto 155 milioni di euro (quasi il 30% del totale). Sono 35 i round Serie A per un totale di 156,5 milioni, mentre 10 quelli di Serie B (86,1 milioni raccolti). L’analisi mette anche a confronto il 2020 dei round Late Stage (Serie A, B e C) e quelli Early Stage (Pre-Seed, Seed e Bridge). L’ammontare medio è diminuito per i Late Stage (da 9,2 milioni a 7,7) mentre è aumentato per quelli Early Stage (da 0,6 a 1 milione di euro). Ciò nonostante, per entrambi i cluster il round medio è quasi raddoppiato negli ultimi quattro anni, confermando ulteriormente un generale rafforzamento dell’ecosistema, riferisce Adnkronos.

I trend per numero di deal

Analizzando i trend per numero di deal per settore, l’analisi nota che il macro settore con maggior numero di deal, 39, è quello DeepTech, AI, IoT e Industry 4.0. In evidenza anche un trend in crescita per Healthcare e BioTech, passato da 8 deal del 2017 a 21 nel 2020, ed EduTech, Phototech e Travel, passato da 9 a 14 deal negli ultimi 4 anni. Sempre considerando il numero di deal, negli ultimi 4 anni le startup di E-commerce e TMT – Technology, Media and Telecoms sono state tra i verticali oggetto di fundraising più frequenti.

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Tecnologie 4.0, decisive per rispondere alla crisi

Per molte aziende le tecnologie dell’Industria 4.0 stanno svolgendo un ruolo decisivo nel rispondere alla pandemia, al contrario di quanto sta avvenendo nelle imprese prive di queste tecnologie. Secondo lo studio di McKinsey Covid-19: An inflection point for Industry 4.0, per il 94% delle imprese intervistate l’Industry 4.0 e le tecnologie a essa collegate sono state fondamentali per garantire il funzionamento delle attività durante la crisi, e più della metà (56%) ritiene che siano state essenziali per rispondere alla crisi.

Il ritardo tecnologico rende difficile la ripresa

In generale, circa il 65% si mostra più ottimista sulle prospettive delle tecnologie digitali rispetto a un anno fa. Tuttavia solo il 26% dichiara di aver portato su scala con successo alcuni o molti casi d’uso dell’Industry 4.0, con un crollo di oltre il 40% rispetto all’anno precedente, e al di sotto del livello registrato nel 2017 (30%). Per quanto riguarda le imprese che non avevano implementato tecnologie 4.0 prima della pandemia, il 56% si è trovato limitato nella propria capacità di reazione, e il ritardo tecnologico, accompagnato dai vincoli di cassa, sta rendendo difficile la ripresa, riporta Ansa.

La prospettiva di un crescente divario tra vincitori e vinti

La pandemia ha messo in luce anche i limiti delle implementazioni tecnologiche odierne e stabilito un livello più alto per il successo. Mentre le aziende di tutto il mondo affrontano la transizione alla nuova normalità alcune aziende potrebbero essere tentate di rallentare o mettere in pausa i percorsi di trasformazione digitale. Una scelta sbagliata, tanto che nel report si legge: “I leader dell’Industria 4.0 stanno già raccogliendo i frutti dei loro investimenti pre-pandemici, creando la prospettiva di un crescente divario tra vincitori e vinti. Ma l’opzione migliore per la maggior parte delle aziende è concentrare i propri sforzi digitali, mirando alle opportunità strategicamente più importanti e a raggiungere una scala reale a un ritmo accelerato”.

Nel post-pandemia cambiano le priorità

La crisi sta costringendo le aziende a ripensare la direzione delle proprie strategie operative, modificando le problematiche di business che intendono affrontare e le tecnologie di Industria 4.0 che utilizzano per farlo. Non sorprende che date le circostanze, agilità e flessibilità nelle operazioni siano emerse come priorità strategiche principali, al di sopra dell’aumento della produttività e della riduzione dei costi, l’obiettivo principale nel pre-Covid. Allo stesso modo, le tecnologie che abilitano remote working e collaborazione sono in cima alla lista dei casi d’uso prioritari dell’Industria 4.0, seguite dalle tecnologie per aiutare la collaborazione e la visibilità lungo la catena di fornitura end-to-end.

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