Consumi culturali: nel 2025 l’Italia investe in conoscenza

Gli italiani “riscoprono” la cultura, tanto che ritorna centrale nelle abitudini e nelle attività durante il tempo libero. Lo si scopre dai dati dell’Osservatorio di Impresa Cultura Italia–Confcommercio, realizzato con SWG e presentato all’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani in occasione del Master in Economia e gestione delle imprese culturali.

Nel 2025 la spesa media mensile delle famiglie per le attività culturali tocca i 100 euro. Si tratta di un passo avanti rispetto ai 94,6 euro del 2024 e agli 83,2 del s 2023.
Soprattutto il dato va letto come segnale incoraggiante, anche se non mancano alcune criticità. In particolare,  sussiste un forte divario territoriale: al Nord si spendono 113 euro al mese per la cultura, mentre nel Mezzogiorno solo 74.

Le abitudini culturali degli italiani

Ma quali sono le attività culturali più diffuse? Al primo posto guardare film e programmi televisivi, che appassiona il 92% della popolazione. Le altre attività preferite sono, in ordine:  l’ascolto di musica, all’84%, e la lettura di libri, che coinvolge il 68% degli italiani.

Per quanto concerne invece le esperienze dal vivo, aumenta l’interesse per le visite a musei e siti archeologici, che raggiungono il 49%. Seguono poi gli spettacoli all’aperto (48%), il cinema (45%) e i concerti (36%). Piacciono, e molto, anche i festival culturali, spesso legati alla scoperta di territori: totalizzano il 29% del pubblico.

Carta, digitale e informazione

Interessanti anche i dati relativi alla lettura. Dal rapporto si scopre che la carta mantiene il suo primato. Infatti ben il 76% degli italiani ha letto almeno un libro cartaceo nel corso del 2025, mentre il 52% ha scelto anche il formato digitale.

Cresce anche l’appeal dell’informazione online: il 74% dei nostri connazionali legge quotidiani digitali gratuiti sui siti web. La carta conquista il 50% di lettori, mentre le app a pagamento raggiungono il 30%.

Dove finiscono i soldi della cultura

Rispetto al 2024 aumenta la quota di italiani che spende per TV in abbonamento (37%), cinema (35%), musei e mostre (30%), libri (24%) e concerti (21%). È il segnale di un ritorno deciso alla cultura esperienziale, fatta di luoghi, eventi e partecipazione diretta.

Cultura come benessere e crescita

Per circa il 50% degli italiani la cultura è soprattutto apprendimento e arricchimento personale, una percezione in crescita rispetto all’anno precedente. Sale anche chi la considera essenziale per il proprio benessere, mentre diminuisce chi la vede come un semplice costo.

I festival rappresentano il simbolo di questa tendenza: il 72% degli italiani vi ha partecipato negli ultimi dodici mesi, con una spesa media superiore ai 193 euro, generando ricadute economiche importanti sui territori.

“L’accesso resta diseguale”

“La ripresa della domanda culturale è un segnale importante per il Paese”, sottolinea Carlo Fontana, presidente di Impresa Cultura Italia–Confcommercio. “Ma l’accesso resta diseguale. Nel Sud e nei piccoli Comuni l’interesse è alto, l’offerta più distante e i costi maggiori. Servono politiche capaci di sostenere i consumi culturali e ridurre le distanze territoriali. La cultura è un diritto e una leva di sviluppo per le comunità”.

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Media e comunicazione: i consumi mediatici nel 2025

Il capitolo ‘Comunicazione e media’ del 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2025 conferma l’inarrestabile successo dei nuovi media: il 90,1% degli italiani utilizza Internet, l’89,3% lo smartphone, l’86,1% i social network.
La televisione però è sempre la regina dei media, con il 94,1% di utenti, e la radio con il 79,1%.

Resta critica la situazione dei media a stampa, a cominciare dai quotidiani venduti in edicola, che nel 2024 hanno toccato il minimo storico (21,7% di lettori, -45,3% dal 2007). Al contrario, gli utenti dei quotidiani online sono il 30,5%, e quelli dei siti web d’informazione salgono al 61,0%.
Quanto ai libri, i lettori scendono del 5,6% in un anno (40,2%), mentre i lettori di e-book sono fermi al 13,4%.

Il tempo della solitudine

Che si tratti di contenuti fotografici o video si consolidano le piattaforme online centrate sull’immagine: Instagram (78,1%), YouTube (77,6%) e TikTok (64,2%) i tre poli principali di questo ecosistema.
Tra i social, Facebook è usato dal 66,3% della popolazione complessiva (55,2% giovani), WhatsApp dall’87,4% e Telegram dal 42,9% dei giovani.

Nel 2025 il 46,1% degli italiani tra 16-64 anni trascorre mediamente più di 4 ore al giorno utilizzando dispositivi digitali per ragioni non lavorative (smartphone: 64,5% dei 16-17enni).
Inoltre, ha trascorso più di 7 ore al giorno a contatto con un dispositivo digitale l’11,3% dei 18-34enni e più di 9 ore l’8,5% dei 35-49enni.

È vero? No, è deepfake

Assumendo una media di 8 ore di sonno al giorno, significa che il 20% delle persone nel pieno della loro maturità trascorre all’incirca la metà del proprio tempo di veglia nello spazio senza luogo del digitale.

E con l’aumento di chi si informa online, i deepfake assumono un ruolo sempre più innovativo per l’intrattenimento. Il 60,5% degli italiani ne ha visto almeno uno, soprattutto contenuti di intrattenimento artefatti (27,5%).
Ma perché si crede ai deepfake? Eccessiva fiducia nelle fonti online (35,6%), alta qualità dei deepfake (28,0%), mancanza di competenze per distinguere il vero dal falso (27,8%), ma anche conferma di convinzioni personali pregresse (18,4%).

News a portata di scroll

Cambia anche il modo di interpretare il ruolo degli influencer: per il 34,3% degli italiani (over65, 44,1%) la capacità di influenza dei macro-influencer sta diminuendo, mentre il 25,8% ritiene che siano i divi di oggi e lo resteranno per molto tempo.
L’81,9% degli over65 non ha mai seguito i macro-influencer (51,4%, giovani). 

Per informarsi, il telegiornale resta però il mezzo più seguito dagli italiani, con un’utenza complessiva del 47,7% della popolazione (giovani, 22,5%), ma alle sue spalle si collocano Facebook (36,4%), i motori di ricerca (23,3%), le tv all-news (18,9%), i siti web d’informazione (17,2%).
Seguono le piattaforme social più conosciute: Instagram, consultato dal 16,7% degli utenti, YouTube (15,5%) e TikTok (14,4%).

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Vacanze in barca: boom del turismo nautico nel Mediterraneo

Oggi i viaggiatori cercano esperienze personalizzate e lontane dai flussi turistici massificati: un criterio che la barca soddisfa naturalmente, grazie alla possibilità di accedere a baie isolate, calette raggiungibili solo via mare e percorsi che non seguono itinerari preimpostati.

Di fatto, le vacanze in barca si confermano uno dei fenomeni turistici più rilevanti del 2025. In particolare, le ultime rilevazioni del comparto nautico evidenziano un incremento del 25% nella domanda di charter nel Mediterraneo rispetto al 2024, riflettendo un’accelerazione nell’interesse verso un modo di viaggiare più esclusivo, sostenibile e a diretto contatto con la natura.
“Il Mediterraneo sta vivendo una fase di grande attenzione – osserva il team di We Can Sail – con una domanda che si diversifica per tipologia di esperienza, budget e durata del viaggio”.

L’aumento della domanda riflette un cambio culturale

Dalle isole greche alla Costa Smeralda, passando per Sicilia, Baleari e Croazia, il turismo marittimo si inserisce tra le esperienze preferite dai viaggiatori italiani e internazionali. E la crescita non è episodica, ma strutturale.

Gli operatori del settore confermano una crescita trasversale nelle principali destinazioni mediterranee, Italia, Francia, Grecia, Croazia e Spagna, che registrano incrementi nelle prenotazioni di bareboat charter, noleggi con skipper e crociere private di fascia alta.
Secondo il ceo dell’azienda, è “una dinamica che si lega alla ricerca di autenticità e alla possibilità di vivere il mare con ritmi più lenti e consapevoli”.

Il charter diventa digitale e sostenibile

Ma il 2025 rappresenta un punto di svolta sotto due aspetti centrali, digitalizzazione e sostenibilità. La diffusione di siti dedicati ha reso l’accesso al charter molto più immediato, ampliando il pubblico di riferimento e semplificando la pianificazione della vacanza.

Parallelamente, cresce l’attenzione per l’ambiente. Gli armatori investono in imbarcazioni ibride, pannelli solari, tecnologie per la riduzione dei consumi e programmi di navigazione responsabile.
Secondo le analisi del team marketing di We Can Sail, questo approccio rispecchia l’atteggiamento di un viaggiatore più consapevole, che cerca esperienze esclusive, ma in armonia con l’ecosistema marino.

Previsto un incremento tra il 10% e 15% nelle prenotazioni

Le previsioni per i prossimi anni indicano un’espansione costante del settore, trainata da digitalizzazione dei servizi, ricerca di esperienze autentiche, sostenibilità e responsabilità ambientale.
Le stime economiche parlano di un incremento medio annuo tra il 10% e il 15% nelle prenotazioni, con picchi nelle aree più iconiche del Mediterraneo.

In crescita anche la destagionalizzazione, con un numero sempre maggiore di viaggiatori che sceglie di salpare in primavera e autunno.
Secondo We Can Sail, “la combinazione di innovazione tecnologica, sostenibilità e fascino intramontabile del Mediterraneo rende il charter uno dei segmenti più dinamici del turismo internazionale”.

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Consumi: durante le feste gli italiani scelgono i “lussi accessibili”

Durante il periodo di feste la spesa degli europei rifletterà un approccio prudente, caratterizzato da attenzione ai prezzi e preferenza per piccoli piaceri accessibili.

Dal 1° novembre al 24 dicembre 2025 la spesa dei consumatori in Europa, esclusa quella per il settore auto, su base annua è prevista in aumento del 3,1%. Le previsioni di crescita più elevate riguardano Ungheria (5,2%), Polonia (5%), Spagna (4,8%) e Repubblica Ceca (4,6%). Per i consumatori italiani l’aumento previsto è stimato al +2,1%. 
Il quadro che emerge dall’osservatorio SpendingPulse di Mastercard, tuttavia, è quello di consumatori che prediligono piccoli piaceri accessibili, orientandosi verso le categorie di prodotti alimentari premium, beauty e accessori per la casa, in cerca anche di un valore emozionale attraverso le esperienze.

Il consumatore europeo è resiliente

Nonostante una fiducia dei consumatori moderata, il settore retail, in particolare nelle categorie discrezionali, in tutta Europa continua a mostrare un trend positivo. Questa resilienza poggia su fondamentali solidi, tra cui bassa disoccupazione e potere d’acquisto in ripresa, con salari che nella maggior parte dei Paesi crescono più velocemente dell’inflazione. 

Inoltre, negli ultimi mesi i consumatori europei hanno indirizzato la spesa discrezionale verso articoli di piccolo importo, come prodotti beauty e cosmetica, abbigliamento, esperienze dal vivo, ristoranti e bar. La domanda di articoli di grande valore, come mobili ed elettronica, in generale si è indebolita. Fanno eccezione Paesi come l’Italia, dove questi articoli durante le Feste continuano a rappresentare il 4,7% della spesa.

Beauty e articoli di seconda mano

Beauty e cosmetica, insieme all’abbigliamento di seconda mano, continuano ad attrarre l’interesse dei consumatori, con GenZ e Alpha che guidano la domanda e trainano la crescita.
La moda second-hand guadagna particolare spazio in Spagna (+4,4%), seguita da Francia (+1,3%) e Italia (+0,5%).

Quanto ai carrelli della spesa, riflettono gusti e abitudini culinarie nazionali. La spesa alimentare resta resiliente: gli europei prediligono prodotti premium, soprattutto durante le festività.
Gli italiani risultano i maggiori spendenti in generi alimentari durante il periodo festivo, con una spesa media per acquisto di 39 euro, seguiti da britannici e tedeschi, rispettivamente, 37 e 36 euro.

Shopping glamour e scintillante 

Nel 2025, in Francia, Germania e Regno Unito i rivenditori di abbigliamento e calzature di fascia alta hanno aumentato la quota nel mercato della moda online. Nelle economie dell’Europa centro-orientale, dove lo shopping di lusso online è meno diffuso, i rivenditori high-end hanno invece rafforzato la loro presenza nelle vendite in negozio.
In controtendenza l’Italia, che per il settore moda di lusso registra una lieve flessione sia nelle vendite online (-0,3%) sia in store (-0.4%).

Quanto ai viaggi, gli europei si spingono sempre più lontano alla ricerca di mete calde. Sei delle 10 destinazioni di tendenza della stagione si trovano fuori dall’Europa, mentre tra le destinazioni europee Milano si distingue per il forte incremento della quota di prenotazioni voli, l’8,4% in più rispetto all’anno scorso.

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Black Friday 2025: non più solo tech, ma beni essenziali e regali di Natale

Se fino a qualche anno fa il Black Friday era considerato un’ottima occasione per acquistare il proprio prodotto tech preferito, oggi la situazione è cambiata. Il 69% degli italiani, quasi 7 su 10, ammettono di sfruttare il “Venerdì Nero” per acquistare prodotti di uso quotidiano, oppure anche prodotti spesso non indispensabili nell’immediato.

Non è tutto. Secondo la ricerca condotta dall’Osservatorio Shopping DoveConviene di Shopfully, più del 70% degli italiani sfrutterà questo periodo per anticipare l’acquisto dei regali di Natale.
Insomma, nato negli Stati Uniti, oggi il Black Friday rappresenta un’occasione di shopping consolidata anche in Italia, con milioni di consumatori pronti ad andare a caccia delle migliori offerte e promozioni, non più solo tech.

Altro che smart: il miglior prezzo si cerca per latte, caffè, olio EVO

Tra le categorie che saranno più ricercate dai consumatori per il Black Friday 2025, spiccano infatti l’abbigliamento (59%), seguito dagli elettrodomestici (46%) e dai beni alimentari (42%).
Di questi segmenti, i prodotti più ricercati sono latte, caffè, olio extravergine di oliva, asciugatrice e lavatrice. Chiudono la graduatoria i prodotti tech e beauty, entrambi al 23%. Quindi, smartphone, smart tv, tinte per capelli, rasoi e asciugacapelli.

Il negozio fisico rimarrà poi il canale di acquisto privilegiato per il 37% degli italiani. Il 41% invece alternerà online e offline, mentre solo il 13% sceglierà esclusivamente di fare acquisti in rete.

Pianificare gli acquisti è un fattore importante

Per quanto riguarda il budget, dall’indagine emerge che il 52% degli italiani non ha stabilito un importo preciso e orienterà i propri acquisti in base alle promozioni disponibili. Tuttavia, la pianificazione degli acquisti rimarrà un fattore importante per oltre 1 consumatore su 3 (36%), che utilizzerà le piattaforme online per navigare tra le offerte (58%), confrontare i prezzi (32%) e reperire tutte le informazioni sui prodotti (23%).

“Il Black Friday è ormai una ricorrenza di shopping immancabile per gli italiani, che oggi scelgono questo periodo per aggiudicarsi le offerte delle categorie di prodotto più disparate e lo fanno in maniera sempre più omnicanale”, commenta Marco Durante, Global VP Sales & Marketing di Shopfully.

Omnicanalità: “costruire percorsi d’acquisto integrati per rafforzare la relazione con i consumatori”

“Se, infatti, da un lato, una buona fetta di consumatori pianifica gli acquisti online, dall’altro il negozio fisico rimane il punto di riferimento privilegiato per concludere l’acquisto – aggiunge Marco Durante -. Ed è in questo equilibrio tra digitale e in-store che brand e retailer dei più disparati settori merceologici devono giocare strategicamente, costruendo percorsi d’acquisto integrati capaci di rafforzare la relazione con i consumatori in una fase dell’anno ad altissimo valore”.

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L’Italia supera i due milioni di impianti rinnovabili

Buone notizie per quanto riguarda la capacità del nostro paese di produce energia pulita. Oggi, infatti, l’Italia ha raggiunto un traguardo importante: sono oltre due milioni gli impianti da fonti rinnovabili attivi sul territorio nazionale. A comunicarlo è Paolo Arrigoni, presidente del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), l’ente che coordina le iniziative del governo in materia di energia.

La maggior parte di questi impianti è rappresentata dal fotovoltaico, con una potenza complessiva di 78 gigawatt, ma l’obiettivo è ambizioso: arrivare a 131 GW entro il 2030.
In particolare, è stato nel 2023 che in Italia si è visto un vero e proprio exploit, con un ritmo di circa mille nuovi impianti ogni giorno. Un dato che evidenzia il passo deciso del Paese verso la transizione energetica, considerando che nel 1999 gli impianti rinnovabili erano appena 4.000.

Le comunità energetiche continuano ad aumentare

C’è poi un altro aspetto che fa ben sperare per il futuro: crescono anche le comunità energetiche, in cui cittadini, imprese e amministrazioni condividono energia prodotta localmente. Arrigoni ha annunciato che il 15 settembre sono state superate le duemila richieste per la creazione di queste comunità.Insomma, anche la società civile partecipa attivamente a questa trasformazione. 

I piccoli comuni con meno di 40.000 abitanti possono richiedere contributi specifici per sviluppare progetti rinnovabili. “Non si tratta solo di fotovoltaico”, ha spiegato Arrigoni, “ma anche di combinare diverse tecnologie per massimizzare gli incentivi disponibili”.

Innovazione a Venaus: fotovoltaico galleggiante e tutela dell’acqua

Il presidente GSE ha rilasciato queste dichiarazioni in occasione della presentazione di un progetto innovativo di Enel a Venaus, in provincia di Torino. Si tratta di un impianto fotovoltaico galleggiante integrato con un sistema di gestione dei sedimenti del bacino idrico.

Il sistema permette di ridurre l’evaporazione dell’acqua e migliorare le performance del bacino grazie a eliche che movimentano i sedimenti e a pompe aspiratrici che ne consentono una gestione più sostenibile. L’energia necessaria per far funzionare l’intero impianto viene fornita da speciali pannelli solari galleggianti. In questo modo, il sistema è autosufficiente e totalmente rispettoso dell’ambiente.
Con l’occasione, Arrigoni ha voluto specificare che tecnologie simili hanno già dato buoni risultati in Giappone e in altri Paesi asiatici. Ora le stesse tecnologie possono  contribuire a rispondere anche in Italia al crescente problema del deficit idrico, senza rinunciare allo sviluppo delle energie rinnovabili.

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Viaggi 2025: il mercato cresce ancora, ma senza il “boom” del passato

Il 2025 segna un nuovo capitolo per il turismo italiano: il mercato continua a crescere, ma a ritmi più contenuti rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati dell’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, l’aumento oscilla tra l’1% e il 7% a seconda del comparto, segno che il settore sta entrando in una fase di maturità.

L’eCommerce B2C resta il vero protagonista: genera il 57% del valore complessivo del mercato dell’ospitalità (pari a 21,7 miliardi di euro su un totale di 38,2) e il 70% di quello dei trasporti, con 19,3 miliardi su 27,6.

Ospitalità: prezzi in aumento, ma domanda in calo

Il comparto dell’ospitalità raggiunge quota 38,2 miliardi di euro, in lieve crescita (+1%) rispetto al 2024. A sostenere i ricavi è soprattutto l’aumento dei prezzi (+2,9% secondo l’Istat), mentre la domanda mostra un rallentamento, dovuto anche al calo dei turisti provenienti da mercati storici come la Germania.

Rallenta l’extra-alberghiero, che tende a razionalizzare l’offerta, mentre il turismo open air si mantiene stabile. Anche la crescita dell’eCommerce è più contenuta (+2%), pur confermando la sua centralità. “Non è più l’online a trainare il settore – spiega Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio – ma l’aumento dei prezzi. Il mercato è entrato in una fase di consolidamento: il boom digitale è finito, ora contano equilibrio e sostenibilità dei modelli”.

Trasporti: settore in crescita, ma non decolla 

Anche il comparto dei trasporti mostra un incremento più contenuto: 27,6 miliardi di euro (+5% sul 2024). L’aereo resta il segmento principale (+5%), ma crescono anche i trasporti via terra (+4%) e il noleggio auto (+7%).

L’eCommerce tocca il 70% del mercato, con un valore di 19,3 miliardi, dominato dalle prenotazioni dirette. “Dopo l’exploit post-pandemico – commenta Federica Russo, ricercatrice dell’Osservatorio – il settore torna su ritmi più fisiologici. L’acquisto online resta però la norma: un’abitudine ormai irreversibile per i viaggiatori italiani”.

Turismo organizzato e outdoor: la spinta dei ponti e della bella stagione

Il turismo organizzato continua a crescere più della media, grazie ai ponti primaverili e alla voglia di viaggi all’estero. Il settore – che comprende tour operator, agenzie e crociere – vale tra 6,2 e 6,5 miliardi di euro (+5%). In crescita soprattutto i tour operator (+7%).
Bene anche le attività outdoor, che superano 1,1 miliardi (+3%), trainate dal desiderio di esperienze all’aria aperta, visite culturali e momenti di relax.

I nuovi viaggiatori tra digitale e benessere

L’indagine su oltre mille italiani mostra che si viaggia in media quattro volte l’anno. Relax e voglia di allontanare lo stress restano le motivazioni principali, ma cresce l’interesse per la cultura locale e le esperienze condivise.
Quasi la metà dei viaggiatori (46%) ha scelto di disconnettersi dai social durante le vacanze, mentre un terzo ha sperimentato strumenti di Intelligenza Artificiale per pianificare itinerari e scoprire attività in loco.

“La tecnologia è ormai parte integrante del viaggio – spiega Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio – ma non sostituisce i canali tradizionali. Le agenzie di viaggio restano un punto di riferimento, anche se sempre più spesso il contatto avviene da remoto”.

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Spreco alimentare: oggi ci costa quasi 400 euro a testa

Da sempre è una “croce” dei paesi industrializzati: lo spreco alimentare rappresenta una vera e propria tassa che tutti noi paghiamo inconsapevolmente. In Italia ogni cittadino spreca in media 100 chili di cibo all’anno, per un valore che sfiora i 400 euro: l’equivalente di quasi due mesi di spesa che finiscono direttamente nella pattumiera.

A rivelarlo è Too Good To Go in occasione della Giornata internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari, che si celebra il 29 settembre. Un fenomeno che non solo pesa sui bilanci familiari, ma rappresenta anche un enorme spreco di risorse naturali.

Una tassa invisibile che pesa sui bilanci familiari

Secondo i dati Eurostat, il cibo buttato in ambito domestico costituisce oltre il 70% dello spreco complessivo lungo l’intera filiera. In pratica, ognuno di noi ogni anno getta l’equivalente di 58 giorni di spesa alimentare.

“Si tratta di una vera e propria tassa invisibile che grava su tutti noi: spendiamo quasi 400 euro a testa senza ottenere nulla in cambio”, spiega Mirco Cerisola, Country Director Italia di Too Good To Go. “Ridurre lo spreco significa aiutare il pianeta, ma anche alleggerire il portafoglio”.

Un problema ambientale ed economico

Il cibo sprecato non incide solo sui bilanci familiari. Ogni alimento buttato rappresenta risorse naturali consumate invano – acqua, energia, suolo – e contribuisce a generare emissioni di CO₂. In un periodo di caro vita e di emergenza climatica, lo spreco alimentare diventa così una doppia perdita: per le tasche dei cittadini e per l’ambiente.

Quando la tecnologia è uno strumento antispreco 

Too Good To Go, con la sua app, dimostra che invertire la rotta è possibile. In poco più di sei anni, in Italia sono stati salvati oltre 30 milioni di pasti, grazie alla collaborazione di 26.000 partner tra negozi e aziende alimentari e agli oltre 11 milioni di utenti che hanno scaricato l’app.

La scelta preferita sono le Surprise Bag e le Box Dispensa, pacchetti a prezzo ridotto che permettono di recuperare cibo ancora buono ma invenduto. Un gesto che riduce lo spreco e che, se ripetuto con costanza, può far risparmiare fino a 880 euro all’anno.

Una community contro lo spreco

“Ridurre gli sprechi è un obiettivo possibile se condiviso da tutti. I risultati raggiunti in Italia dimostrano la forza di una comunità che trasforma un problema in un’opportunità”, aggiunge Cerisola. L’impegno di Too Good To Go non si ferma alla tecnologia: a settembre è partita la campagna di sensibilizzazione “Contro lo spreco alimentare buttiamo le rivalità”, che invita a superare le differenze e unirsi attorno a un obiettivo comune.

Anche dei piccoli gesti possono produrre grandi cambiamenti: quello che oggi finirebbe nel cestino può diventare domani un’occasione di risparmio, solidarietà e rispetto per l’ambiente.

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Dati sensibili sotto attacco: in Italia oltre un milione di alert nel 2025

Non si ferma il fenomeno delle truffe digitali, nonostante esista ormai una buona consapevolezza sugli strumenti di difesa. I numeri parlano chiaro: nei primi sei mesi del 2025, milioni di utenti hanno ricevuto avvisi sul rischio di furto dei propri dati online.

L’Osservatorio Cyber di CRIF segnala circa 1,18 milioni di alert a livello globale: la stragrande maggioranza riguarda il dark web, terreno privilegiato per la compravendita di informazioni sensibili, ma preoccupa anche l’aumento del 43% delle segnalazioni sull’open web, lo spazio pubblico della rete dove sono comparsi oltre 33mila dati esposti.

Italia tra i Paesi più colpiti

Il nostro Paese figura al sesto posto nella classifica mondiale per indirizzi e-mail compromessi. Più di un terzo degli utenti italiani (36,4%) ha ricevuto almeno un avviso nel 2025, nell’86% dei casi legato a dati finiti nel dark web. Le regioni più colpite sono Lazio, Lombardia, Sicilia e Campania.

L’Italia resta esposta anche su altri fronti: è al 22° posto globale per carte di credito in circolazione e al 16° in Europa per numeri di telefono rubati, spesso utilizzati per truffe via SMS o chiamate fasulle.

Truffe sempre più sofisticate

I criminali non si limitano più al phishing tradizionale. Tra le “nuove” truffe ci sono i QR Code falsi, spesso incollati su parcometri o manifesti, che portano a siti malevoli mascherati da portali ufficiali. Molto diffusa anche la “truffa dei like”, che sfrutta social e app di messaggistica per promettere facili guadagni in cambio di interazioni online.

“Le minacce digitali si evolvono velocemente e sfruttano anche strumenti di intelligenza artificiale come deepfake e voice phishing”, spiega Beatrice Rubini, Executive Director della linea Mister Credit di CRIF. “Per questo è essenziale proteggersi con sistemi avanzati e controllare regolarmente se i propri dati circolano sul web”.

Le combinazioni più pericolose

Secondo i dati CRIF, la combinazione più frequente rimane quella di e-mail e password, presente nel 91,7% dei casi. Seguono password abbinate a username (84,9%) e, in crescita, le carte di credito complete di data di scadenza e codici di sicurezza, individuate nel 42,1% delle esposizioni.

Queste informazioni, combinate, consentono ai criminali di creare profili dettagliati e organizzare frodi mirate, come lo spear phishing o la “truffa del CEO”, in cui si fingono dirigenti aziendali per estorcere fondi o dati sensibili.

La prevenzione è la miglior difesa 

Accanto alle tecnologie di protezione, gli esperti insistono sull’importanza dell’educazione digitale. Iniziative come giochi interattivi o cortometraggi didattici aiutano a diffondere una cultura della sicurezza, indispensabile per ridurre i rischi. Anche nel mondo digitale, prevenire è meglio che curare.

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Credito: cresce la platea di italiani con almeno un contratto rateale attivo, +13% 

Emerge dall’aggiornamento relativo al I semestre 2025 della Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito rateale di Mister Credit, l’area di CRIF per lo sviluppo di soluzioni e strumenti educational: nei primi sei mesi dell’anno la platea di italiani con almeno un contratto di credito rateale attivo si è ulteriormente allargata, arrivando al 59,6% della popolazione maggiorenne (+13,1% vs 2024).

La dinamica in atto riflette la ripresa dei consumi e degli acquisti sostenuti da un finanziamento, e lo sviluppo dei prestiti small ticket.
Nonostante un contesto economico che risente del clima di incertezza globale, le famiglie non hanno smesso di rivolgersi agli istituti di credito per sostenere i propri consumi e gli investimenti sulla casa. 

Rata media rimborsata stabile a 278 euro

A livello pro-capite nel primo semestre 2025 la rata media mensile rimborsata è stabile a 278 euro, mentre l’esposizione residua è pari a 31.637 euro (-10,0% vs I semestre 2024).
Osservando i mutui si nota una sostanziale stabilità della rata media, di poco inferiore a 600 euro, mentre risulta in calo l’esposizione residua, che supera di poco i 97.000 euro.

Per quanto riguarda i prestiti finalizzati cresce leggermente la rata mensile, che si attesta a 135 euro, mentre cala l’esposizione residua (-7,5%), che rimane comunque contenuta e di poco superiore a 5.500 euro.
In leggera crescita (+1,5%) la rata media dei prestiti personali (254 euro), con un’esposizione residua intorno a 16.200 euro (-7,9%).

Prestiti finalizzati: la forma di finanziamento più diffusa

“Nel complesso, l’incidenza dei mutui oggi rappresenta il 23,6% del totale dei finanziamenti attivi, mentre la quota di prestiti personali arriva al 29,3% – commenta Beatrice Rubini, Direttrice della linea Mister Credit di CRIF – . Sono però i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi a risultare la forma di finanziamento più diffusa, con una quota del 47,1% del totale. Volendo fare una classifica delle tipologie di beni e servizi per cui si ricorre maggiormente al credito, al primo posto troviamo le spese relative alla casa (34,9%), seguite dai mezzi di trasporto (30,2%) e da elettronica ed elettrodomestici (20%)”.

Ancora elevata la sostenibilità del debito

Dall’ultima rilevazione prodotta da Assofin, CRIF e Prometeia, a marzo 2025 il rischio di credito relativo al totale dei prestiti alle famiglie è stabile all’1,4%. Si tratta di livelli di rischiosità contenuti, ma le politiche di concessione dei prestiti rimangono prudenti, riflettendo anche l’incertezza legata alle tensioni geopolitiche e commerciali e il loro impatto sulla capacità di rimborso dei richiedenti.

Sono soprattutto gli appartenenti alle fasce di età da 30 a 60 anni ad avere finanziamenti in corso: oltre 4 su 5 nella fascia 41-50 anni, mentre solo il 30,2% nella fascia 18-30 anni.
Nelle fasce di età centrali si concentra infatti la maggior parte della popolazione attiva, che potendo contare su un reddito da lavoro può avere maggior propensione ad accendere finanziamenti.

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