Prestiti personali: quasi 900.000 italiani truffati nel 2024

Lo scorso anno sono stati circa 894.000 gli italiani vittime di truffe o tentativi di frode mentre cercavano un prestito personale. L’indagine, condotta per Facile.it dall’istituto mUp Research, stima un danno medio di 740 euro per vittima.
Tenendo in considerazione che il 15,4% delle persone truffate ha perso più di 900 euro, il danno complessivo stimato raggiunge i 630 milioni di euro.

I canali più utilizzati dai malintenzionati

Secondo lo studio, i metodi più diffusi dai truffatori sono stati i falsi call center (49%), le email ingannevoli (36%) e i siti web fasulli (28%). Non mancano tentativi tramite messaggistica istantanea, come SMS o WhatsApp (13%), e persino il porta a porta tradizionale (10%).

Purtroppo, più della metà delle vittime (56,4%) non ha denunciato l’accaduto. Le principali motivazioni? Il senso di ingenuità per essere caduti nella trappola (35,3%) e la volontà di non rendere nota la vicenda a familiari o amici (29,4%).

Come riconoscere le truffe

Per mettersi al riparo dalle frodi, gli esperti consigliano di seguire alcuni semplici regole. Innanzitutto, verificare chi sia l’interlocutore. Prima di richiedere un prestito online, è fondamentale controllare l’affidabilità del soggetto con cui si interagisce. Rivolgersi a istituti regolamentati dalla Banca d’Italia o consultare l’elenco dell’OAM (Organismo Agenti e Mediatori) aiuta a evitare sorprese. Tutti i mediatori creditizi devono essere iscritti a questo registro.

In seconda battuta, mai fare pagamenti anticipati. Una richiesta di commissioni o spese anticipate prima dell’erogazione del prestito è un chiaro segnale di rischio. È preferibile interrompere la trattativa e rivolgersi ad altri operatori.
Occhio poi alla documentazione: non bastano carta d’identità, codice fiscale e IBAN. Per concedere un prestito, le società serie richiedono documenti come buste paga, CUD o 730. Richieste superficiali possono nascondere tentativi di furto d’identità.

I controlli da effettuare sul web 

Prima di chiedere un prestito on line,  è opportuno effettuare qualche controllo in rete. Innanzitutto un portale affidabile deve essere aggiornato, sicuro (https://), con sede fisica in Italia, Partita IVA e PEC. Questi elementi aiutano a distinguere siti legittimi da quelli truffaldini.

Infine, i cittadini dovrebbero consultare il modulo Secci. Prima di firmare, è essenziale leggere il Modulo Secci, obbligatorio per ogni prestito. Contiene tutte le informazioni sulle condizioni economiche, consentendo di valutare l’offerta in modo trasparente e sicuro.

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Gelato, quanto mi costi: rincari fino al 30% in tre anni

Non c’è estate senza gelato, ma negli ultimi anni questo piccolo piacere ha portato con se qualche cucchiaino di amarezza. Proprio così: il prezzo di coni e coppette è salito in modo significativo negli ultimi tre anni, con un incremento medio del 29,6% sul costo al chilo delle vaschette. A rivelarlo è uno studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), che ha analizzato i dati forniti dall’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), confrontando i listini del 2021 con quelli attuali.

Nel 2021, una vaschetta di gelato confezionato da un chilo costava in media 4,52 euro. Oggi si supera quota 5,86 euro. Una crescita che quasi raddoppia il tasso d’inflazione registrato nel triennio (15,7%), e che si fa sentire proprio nel periodo dell’anno in cui il gelato è più richiesto.

Dove il gelato si paga di più (e dove di meno)

Anche se i rincari del gelato sono stati registrati dal Nord al Sud dello Stivale, ci sono però delle differenze geografiche anche importanti. Ad esempio, Forlì guida la classifica del prezzo medio più elevato: 8,28 euro al chilo. Seguono Firenze (7,79 euro), Bolzano (7,39 euro), Ancona (7,13 euro) e Milano (7,08 euro).
All’estremo opposto si posiziona Cuneo, dove si spende in media 4,21 euro. Tra le città più economiche anche Arezzo (4,59 euro), Siena e Padova (4,60 euro).

Aumenti record a Lodi 

Guardando all’andamento dei prezzi, la provincia di Lodi ha registrato l’aumento maggiore: addirittura il +48,7% rispetto al 2021. Subito dopo si piazzano Belluno e Ancona, entrambe con rincari del 47,3%, seguite da Verona (+46,8%). In totale, sono sette le province italiane che hanno superato il +40% di aumento.

Rincari tra il 20 e il 30% anche per il gelato artigianale 

Non va meglio con il gelato artigianale, dove il prezzo al chilo varia tra i 20 e i 28 euro, con rincari stimati tra il 20% e il 30% in tre anni. Anche un semplice cono piccolo è più caro: oggi costa in media 2,70 euro, con punte di quasi 5 euro nelle gelaterie del centro storico di Roma.

La ragione dell’aumento? La crescita della domanda e dei consumi 

Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del Crc, spiega che solo in parte i rincari sono legati al costo delle materie prime. A far lievitare i prezzi è soprattutto l’incremento della domanda, spinta dal turismo, con un aumento dei consumi stimato al +6% per l’estate, e punte del +12% nelle località d’arte.

Il mercato del gelato in Italia vale oggi circa 5 miliardi di euro, tra prodotto industriale e artigianale.

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Auto: 10 milioni e 700mila italiani ne guidano una con più di 15 anni 

Sono circa 10 milioni e 700 mila gli italiani che guidano un’auto con più di 15 anni. Più in particolare, si tratta del 41,2% del campione dell’indagine condotta per conto di Facile.it dall’istituto di ricerca mUp Research.

Il dato emerso dalla ricerca supera il 43% fra i residenti al Sud e nelle Isole, e sfiora il 50% tra gli intervistati con un’età compresa tra i 65 e i 74 anni.
E se ci si allarga ai conducenti di vetture con più di 7 anni di anzianità, si arriva addirittura a 26 milioni di automobilisti.
Ma perché gli italiani non cambiano l’automobile?

“Funziona ancora benissimo!”

Indagando le ragioni che hanno portato questi automobilisti a non cambiare auto fino a oggi si scopre che nella stragrande maggioranza dei casi, il 59,4% del totale campione, pari a 15.583.000 individui, il motivo è, semplicemente, che ritengono che l’auto funzioni ancora benissimo.
Ancora una volta, in alcune aree si raggiungono picchi molto alti, ovvero nel Nord Ovest (65,3%) e nel Nord Est (63,3%).

Al secondo posto nelle motivazioni si riscontrano le difficoltà economiche (25,8%), percentuale che raggiunge il 31,9% tra gli appartenenti alla fascia anagrafica tra 18 e 24 anni e arriva addirittura al 32,6% al Sud e nelle Isole.

C’è chi usa troppo poco la macchina per pensare di cambiarla 

Un ulteriore motivo per cui non si sostituisce la vettura è il fatto di usarla poco o nulla, l’11,5% del totale. Percentuale che raggiunge il 15,5% fra chi vive in centri con più di 250.000 abitanti, i quali presumibilmente usano molto i mezzi pubblici, e il 22,4% tra i 65-74enni.

L’anzianità di una vettura, oltre a costituire un fattore di minore sicurezza per i passeggeri e una peggiore sostenibilità ambientale, incide anche sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? La risposta è sì.
Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato e ha calcolato, a parità di condizioni, quanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

Rc auto e anzianità dei veicoli

Con un’età di 10 anni il premio medio da pagare per la polizza è di circa 359 euro, valore che sale a 368 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura 421 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni.
Una differenza del 17% in appena 4 anni.

L’indagine demoscopica di Facile.it è stata realizzata da mUp Research fra il 25 e il 28 giugno 2025 attraverso la somministrazione di 1.385 interviste CAWI a un campione di possessori di automobili in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione automobilistica italiana residente sull’intero territorio nazionale.

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Donne al limite: tra caldo e carico mentale d’estate la routine è peggio

Luglio dovrebbe essere un tempo di pausa, ma per molte donne si trasforma in una versione più sudata della solita routine. Le scuole sono chiuse ma il lavoro corre lo stesso, e chi regge tutto è sempre lei.

“Siamo cresciute con l’idea che saper fare tutto insieme fosse un punto di forza ma più che multitasking siamo diventate specialiste nel resistere – spiega Alessandra Bitelli, coach e pedagogista .- Luglio invita a fermarci, ma spesso lo fa solo a parole. E se non cambiamo sguardo rischiamo di vivere la vacanza come un’ennesima prestazione da gestire”.
Il suggerimento è quindi quello di sostituire l’urgenza con la priorità.

Quando in vacanza cambia solo la location

Anche sotto l’ombrellone si può rispondere a mail, ascoltare lamentele, pianificare logistica. Il corpo è in spiaggia, ma la mente è altrove: casa, figli, lavoro, imprevisti. Quando manca una vera cesura, la vacanza diventa solo un trasloco di impegni, con lo zaino mentale sempre pieno.

“Una vera vacanza non si misura in chilometri percorsi – prosegue Bitelli – ma in pensieri che smetti di rincorrere. Se non ci concediamo uno spazio mentale senza doveri, cambiamo paesaggio ma restiamo prigioniere. Il luogo è solo il contenitore. La libertà vera comincia da dentro”.

Il mito del multitasking è finito

Per anni ci hanno detto che fare tutto insieme era performante, vincente. Poi abbiamo scoperto che era solo estenuante. Fare una cosa alla volta non è inefficienza, è lucidità. Secondo una ricerca il 64% delle donne tra 35 e 49 anni afferma di sentirsi più stanca in estate rispetto ai mesi lavorativi, a causa della gestione continua dei figli e dell’organizzazione domestica anche in vacanza.

“Il vero antidoto al multitasking non è la lista delle priorità, è il coraggio di lasciare indietro qualcosa. Fermarsi davvero significa riconoscere che non siamo al servizio dell’efficienza, ma della nostra energia. Il primo passo? Scegliere ogni giorno una cosa da non fare. “Perché a volte il vero potere sta nel sottrarre”, aggiunge Bitelli.

Cinque stop da rispettare

Piccoli segnali quotidiani, a volte trascurabili che rivelano un carico mentale più grande di quanto sembri. Sono i 5 stop da rispettare.

Il primo è quello di non fare il programma per tutti. Il tempo libero non ha bisogno di un’agenda. Lasciare dunque spazio all’improvvisazione.
Non dire ‘faccio io’ anche quando non serve: a volte si dice per anticipare la fatica di spiegare. Ma spiegare è educare. Lasciare quindi che anche gli altri imparino.
Non controllare le mail di lavoro con il costume bagnato: rispettare le pause, e se non è possibile almeno non fingere di essere in vacanza. 
Impara a dire di no senza aggiungere giustificazioni: se non ce la fai, non ce la fai.
Non pensare che un momento per te sia tempo rubato: non è così. Se non ti ricarichi, ti svuoti. E poi non resti per nessuno, nemmeno per te.

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Sicurezza dei pagamenti digitali: i consigli dell’Abi per non commettere errori

Il rapporto fra cittadini e banche, come la maggior parte degli aspetti della nostra vita, oggi si svolge in modalità digitale. Ma i rischi sono sempre dietro l’angolo: come difendersi? Dai pagamenti online alle comunicazioni con la banca, la sicurezza informatica è diventata una priorità assoluta. Una maggiore consapevolezza da parte degli utenti e l’adozione di buone pratiche sono strumenti fondamentali per tutelarsi da truffe, furti di dati e attacchi informatici.

L’Associazione Bancaria Italiana (Abi), da tempo attiva nella promozione della cultura della sicurezza online, ha diffuso una serie di indicazioni pratiche per aiutare i cittadini a utilizzare i servizi digitali in modo più sicuro e consapevole.

Le buone pratiche da seguire: semplici, ma fondamentali

Difendersi in rete è possibile, basta adottare alcune regole essenziali. Ecco i consigli suggeriti da Abi per aumentare il proprio livello di protezione quando si naviga online o si gestiscono operazioni bancarie a distanza:

  • Creare password complesse e diverse tra loro, combinando lettere, numeri e simboli per rendere più difficile ogni tentativo di accesso non autorizzato.
  • Utilizzare dispositivi personali e connessioni sicure, evitando reti Wi-Fi pubbliche o non protette.
  • Installare e aggiornare costantemente un buon antivirus, in grado di bloccare software malevoli e tentativi di phishing.
  • Non condividere informazioni personali inutilmente: attenzione a cosa si pubblica sui social e su altri canali online.
  • Controllare sempre chi invia email o messaggi sospetti, senza cliccare su link o aprire allegati se non si è certi della fonte.
  • Verificare i numeri telefonici in caso di chiamate inusuali: meglio confrontarli con quelli ufficiali della propria banca. Diffidare da chi richiede dati sensibili.
  • Contattare subito l’istituto bancario se si sospetta di essere vittima di frodi o si sono condivise informazioni riservate.
  • Denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine o alla Polizia Postale, che possono fornire assistenza e intervenire contro le truffe online.

La prevenzione si fa insieme  

Secondo l’Abi, la collaborazione tra clienti e banche è decisiva per affrontare le minacce informatiche. La prevenzione parte da un uso consapevole dei servizi digitali, e ogni cittadino può fare la propria parte per rendere il web un luogo più sicuro.
E, in caso di dubbi, il consiglio è quello di rivolgersi sempre alla propria banca di riferimento.

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Cultura: l’Italia attraversa il Rubicone del digitale

Rispetto al 2023, musei, monumenti e aree archeologiche italiani nel 2024 hanno visto aumentare del 6% i visitatori e del 7% le entrate da biglietteria.

In crescita anche il settore teatrale, con un +9%  in termini di spettatori e incassi. Sono segnali positivi che confermano la vitalità del comparto culturale, dove l’innovazione digitale continua a rappresentare una leva di sviluppo, seppure con investimenti ancora limitati.
Secondo i risultati della Ricerca 2024-2025 dell’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura della School of Management del Politecnico di Milano, ‘il dado è tratto’, e nel 2024 hanno investito nel digitale il 55% dei musei e 41% dei teatri.

AI generativa: cauto entusiasmo e primi esperimenti

Circa un terzo dei musei e la metà dei teatri italiani utilizzano già strumenti di AI generativa, soprattutto per content creation e supporto operativo. 
L’adozione, tuttavia, resta ancora a macchia di leopardo. Solo l’1% ha avviato progetti strutturati, mentre il 6% dei musei e il 5% dei teatri dichiara investimenti in questo ambito. Parallelamente, il 57% dei musei e il 64% dei teatri prevedono di investire in AI per migliorare l’esperienza del pubblico nei prossimi tre anni.

Chatbot multilingua, sistemi di traduzione simultanea e scenari interattivi migliorano infatti accessibilità e attrattività dell’esperienza di visita, mentre alcune istituzioni esplorano l’uso dell’AI per la valorizzazione e la catalogazione del patrimonio archivistico.

Esperienze immersive e nuove frontiere dell’accessibilità

Oggi il 20% dei musei offre esperienze immersive di realtà aumentata, virtuale o mista, rese accessibili in oltre la metà dei casi tramite visori, ma prevalentemente pensate per una fruizione individuale. Tecnologie che permettono, ad esempio, di visitare luoghi normalmente inaccessibili o ricostruire ambienti storici scomparsi.

Sul lato accessibilità i dati evidenziano però qualche ritardo. Nel 41% dei musei e nel 62% dei teatri sono ancora presenti barriere architettoniche, e più della metà delle istituzioni non offre alcun servizio per persone cieche, ipovedenti, sorde o ipoudenti.
Solo il 40% dei musei e il 29% dei teatri ha un sito web progettato per essere accessibile. D’altro canto, il digitale offre notevoli soluzioni per aumentare l’accessibilità, dagli avatar multi-lingua come guida all’esplorazione del museo ai chatbot con interfacce vocali/testuali per supportare persone non udenti o non vedenti.

Modelli di fruizione e sostenibilità da ripensare

Il digitale può amplificare la capacità di attrarre e fidelizzare un pubblico nuovo e diverso, ma servono strategie innovative. L’accesso aperto e gratuito ai contenuti digitali, la creazione di format ibridi e l’offerta di esperienze memorabili rappresentano oggi leve potenziali per diversificare le fonti di entrata. Tuttavia, la commercializzazione dei contenuti digitali resta un terreno ancora poco esplorato.

“L’AI Generativa può davvero cambiare il modo in cui gli operatori culturali lavorano e coinvolgono i pubblici – spiega Deborah Agostino, Direttrice della Ricerca dell’Osservatorio -, ma servono visione, competenze e un confronto serio sui temi etici, giuridici ed economici. L’assenza di una data strategy, ad esempio, è un limite sottovalutato: senza dati strutturati, l’AI resta una promessa”. 

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Tecnologia e società: italiani divisi fra entusiasmo, dubbi e nuove abitudini digitali

In Italia, il legame tra cittadini e tecnologia è ormai solido, ma non ancora del tutto sereno. La popolazione sperimenta nuovi strumenti, li esplora, li adotta, ma spesso lo fa senza una piena comprensione del loro impatto.
È quanto emerge dal Rapporto Italia 2025 curato da Eurispes, che fotografa un Paese dove la transizione digitale è avviata, ma frammentata.

Intelligenza artificiale: chi ne subisce il fascino e chi nutre dei sospetti 

La maggioranza degli italiani (circa il 58%) dichiara di non aver mai utilizzato sistemi di intelligenza artificiale. Chi li usa lo fa soprattutto per curiosità (62,7%), svago (55,7%) o per necessità legate al lavoro (48,4%) e allo studio (39,2%). Solo una minoranza percepisce l’IA in termini nettamente positivi: appena il 20,5% la considera un’opportunità e solo il 7,2% la vede come una soluzione a molte problematiche.

All’opposto, cresce il fronte critico: il 19,1% invoca una regolamentazione globale, mentre un 32,6% la ritiene potenzialmente pericolosa o problematica per il futuro dell’umanità. Ancora alta (20,6%) la quota di chi non ha maturato un’opinione precisa. Particolarmente bassa l’accettazione dell’IA in settori legati alla creatività, all’insegnamento e alla scrittura.

Social media superstar: solo il 7,9% non li utilizza

Solo il 7,9% degli italiani afferma di non utilizzare i social network. Il 46,6% li percepisce come una distrazione, mentre per altri rappresentano uno spazio dove comunicare più liberamente (39,5%) o contrastare la solitudine (35,4%).
Non mancano effetti collaterali: il 29,2% prova nervosismo quando non può connettersi e il 35,3% avverte una distanza dal “mondo reale”.

Influencer, l’impatto si fa sentire solo sui più giovani  

Il potere degli influencer è più forte tra i giovani, ma resta limitato nella popolazione generale: circa il 29% ha scelto un ristorante o un prodotto seguendo un loro consiglio, mentre solo il 6,8% li cita come fonte di ispirazione nelle proprie opinioni.
Più influenti risultano i protagonisti del mondo culturale (23,5%) e i giornalisti (14,7%).

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Immobili green: il mercato premia le case ad alta efficienza

La casa del futuro è efficiente, sostenibile e – oggi più che mai – vale di più. È quanto emerge dall’ultima analisi di CRIF Real Estate Services, società del gruppo CRIF specializzata nella consulenza e valutazione immobiliare. Il focus dello studio si è concentrato su un campione di immobili oggetto di perizia per la concessione di mutui ipotecari. 

I dati parlano chiaro: nel secondo semestre del 2024, le abitazioni in classe energetica A e B hanno registrato un incremento medio dell’8% nel valore di mercato, mentre quelle con prestazioni inferiori – dalla classe C in giù – hanno visto un calo del 2%. Insomma, le abitazioni green sono molto più “preziose” di quelle energivore.

L’efficienza conviene: valore medio più alto di 500 euro al metro quadro

La differenza tra un immobile efficiente e uno meno performante non è solo nei consumi, ma anche nel prezzo. Le abitazioni green risultano in media più care di circa 500 euro al metro quadro rispetto a quelle delle classi energetiche inferiori.

Un divario che si è fatto sempre più evidente dal 2023 in poi, complice l’evoluzione normativa europea e una crescente attenzione dei consumatori alla sostenibilità ambientale.

Le nuove normative accelerano la transizione

Il settore immobiliare si sta allineando progressivamente agli obiettivi di decarbonizzazione imposti dall’Unione Europea, con la Direttiva EPBD – spesso citata come “Direttiva case green” – che impone criteri sempre più stringenti per l’efficienza energetica degli edifici.

“La domanda di immobili energeticamente virtuosi cresce e con essa aumenta anche il loro valore di mercato”, sottolinea Daniela Percoco, Manager Real Estate Advisory di CRIF. “Questo riflette una maggiore maturità del mercato, dove l’efficienza è percepita come un vero e proprio asset”.

Il mattone cambia pelle: più efficienza, più valore

Il trend suggerisce che investire in una casa efficiente non è solo una scelta ecologica, ma anche finanziaria. Oltre al risparmio sulle bollette, gli immobili green dimostrano una maggiore resistenza alle oscillazioni di mercato, confermandosi tra le opzioni più sicure per chi acquista oggi pensando al domani.

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Audiolibri in Italia: cresce l’ascolto nel 2025, 11,4 milioni gli utenti

Nel 2025 gli audiolibri si confermano come una delle forme di intrattenimento culturale più apprezzate dagli italiani, confermandosi un fenomeno culturale ormai ampiamente radicato. Lo rivela una recente indagine di NielsenIQ per Audible, che evidenzia come l’ascolto di libri in formato audio stia vivendo una fase di consolidamento.

Il numero di ascoltatori ha raggiunto quota 11,4 milioni, con una crescita del 3% rispetto all’anno precedente e un aumento complessivo del 14% in quattro anni.

L’audio come nuova frontiera della lettura

I dati raccolti tracciano un quadro chiaro delle abitudini di ascolto: nel 2025 una sessione dura in media 30 minuti e si ripete circa tre volte al mese. Il 35% degli ascoltatori, però, fruisce dei contenuti almeno una volta a settimana, segno di una crescente fidelizzazione. Interessante anche l’aspetto sociale dell’audiolibro: il 41% degli utenti lo considera un ottimo spunto per iniziare conversazioni, mentre oltre quattro su dieci ne parlano con amici o parenti.

Un ruolo importante lo gioca anche la dimensione familiare: il 45% dei genitori afferma che i figli ascoltano audiolibri, aprendo la strada a una fruizione condivisa, anche tra generazioni diverse.

Chi ascolta: profili e preferenze

Gli ascoltatori più assidui si trovano tra i 25 e i 55 anni. I cosiddetti “heavy user”, cioè chi ascolta quotidianamente, sono in prevalenza donne tra i 45 e i 54 anni, con una leggera concentrazione nelle regioni del Sud Italia. Anche la fascia 25-34 anni mostra un’alta frequenza d’uso, dimostrando come il formato sia trasversale.

L’indagine conferma che l’ascolto non sostituisce la lettura tradizionale, ma la arricchisce. Il 55% ha ascoltato un libro già letto in precedenza, mentre il 48% ha scelto di leggerlo dopo averlo ascoltato. Inoltre, più della metà ha acquistato la versione cartacea dopo aver apprezzato quella audio.

Un formato flessibile, tra multitasking e comfort

L’audiolibro si inserisce facilmente nella quotidianità. Il 68% degli utenti lo ascolta mentre svolge altre attività, e per il 59% rappresenta un’alternativa utile alla saturazione da schermo. Il 52% lo utilizza come supporto per affrontare momenti di solitudine o stress.

Narrativa, thriller e fantasy i generi più amati

Tra i generi più amati spiccano narrativa, thriller e fantasy. L’italiano resta la lingua più utilizzata, ma cresce anche l’interesse per l’inglese, scelto dal 28% del campione. Infine, un italiano su cinque è attratto dagli spin-off audio di film e serie TV, a dimostrazione del legame sempre più stretto tra media diversi.

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Internet: in Italia uno su due compra online

Noi italiani, a tutte le età, siamo sempre più “confident” con la tecnologia. Lo rivelano i dati dell’indagine Aspetti della Vita Quotidiana di Istat, che mostrano che in Italia sta crescendo in modo sostenuto l’uso di Internet e dell’e-commerce.

L’altra notizia particolarmente interessante è che la trasformazione digitale coinvolge sempre più cittadini, anche quelli anziani.

Shopping online: si acquistano soprattutto abbigliamento e articoli per la casa 

Tra il 2023 e il 2024, la quota di italiani che fanno acquisti online è cresciuta di 2,2 punti percentuali. Nei tre mesi precedenti l’indagine, i prodotti più acquistati sono stati i capi di abbigliamento (23,2%) e gli articoli per la casa (13,7%).

Parallelamente, si consolida l’abitudine di utilizzare siti web e app della Pubblica Amministrazione per informarsi, anche se cala l’uso delle piattaforme digitali della PA per scaricare moduli ufficiali (-9,6 punti) e prenotare appuntamenti (-8 punti).

Accesso a Internet: gap generazionale e territoriale

Nel 2024 l’86,2% delle famiglie italiane ha accesso a Internet da casa, con un aumento di 2,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La percentuale sale al 93,4% tra i nuclei familiari con almeno un membro tra i 16 e i 74 anni, in linea con la media UE (94,1%).
Tuttavia, solo il 60,6% delle famiglie composte esclusivamente da over 65 dispone di una connessione domestica. La situazione cambia drasticamente nelle famiglie con minori, dove la connessione è quasi universale (99,1%).

Dal punto di vista geografico, permane il divario tra Nord e Sud: nel Mezzogiorno il tasso di accesso è inferiore di 4,8 punti rispetto al Centro-Nord. Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige si confermano le regioni più connesse, mentre Sicilia, Molise e Basilicata sono in fondo alla classifica.

La Rete sempre più “frequentata” dagli anziani  

L’81,9% della popolazione italiana sopra i sei anni ha utilizzato Internet nei tre mesi precedenti all’indagine, con un incremento di 2,4 punti rispetto al 2023. La crescita è particolarmente evidente tra i 65-74enni (+7,6 punti) e tra gli ultra 75enni (+6,7 punti).

Resta un divario di genere nell’uso della Rete: il 84,5% degli uomini si connette contro il 79,5% delle donne, una differenza che si accentua nelle fasce di età più avanzata.
Anche il titolo di studio ha un certo peso: navigano sul web il 95,8% dei laureati e il 91,6% dei diplomati, mentre tra chi ha solo la licenza media la percentuale scende al 69,7%.

Il web si usa per comunicare

Nel 2024, i principali utilizzi di Internet restano quelli legati alla comunicazione: il 73,4% degli utenti usa app di messaggistica istantanea, il 66% effettua chiamate online e il 62% utilizza la posta elettronica.

Molto diffusi anche la visione di video sui social (57,4%), l’ascolto di musica in streaming (49,4%), la ricerca di informazioni su prodotti (48,2%) e la salute (46%). Infine, il 44,3% degli utenti gestisce i propri conti bancari online.

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