Social, per il 22% degli italiani è scemato l’amore

Nell’ultimo anno quasi un quarto dei nostri connazionali si sono allontanati da almeno un social network. E’ questa l’evidenza più interessante che emerge dai risultati del Digital Consumer Trends Survey 2021 di Deloitte, una indagine basata su oltre 2 mila interviste a persone tra i 18 e i 75 anni. In particolare, si scopre che se è vero che il 73% degli italiani in possesso di smartphone utilizza piattaforme social o app di messaggistica su base giornaliera, è altrettanto vero che il 22% ha smepsso di farlo, su uno o u più piattaforma social, temporaneamente o in modo permanente. I motivi di questo distacco così repentino? Secondo la ricerca, le principali ragioni sono l’essersi stancati dei contenuti (35%), la presenza eccessiva di fake news (25%) e le preoccupazioni per la propria privacy (21%).

I social sono una primaria fonte di notizie

A fronte di questo parziale dietrofront, però, ci sono altri aspetti da considerare. Nello specifico, avverte la ricerca, i social media sono però diventati una fonte primaria per accedere alle notizie per una quota significativa di utenti (23%), poco al di sotto del risultato raggiunto dai media più tradizionali, come i giornali cartacei e i siti di notizie. Ma la Tv, riporta una nota diffusa da Ansa, resta la fonte più citata, con il 37% che la identifica come canale preferito di informazione. Nel 2021 in Italia sono saliti dal 40 al 63% gli utenti che fruiscono costantemente di contenuti video in streaming on demand (Svod), ed è cresciuta in modo rilevante la penetrazione dei servizi Video on demand tra gli ‘over 65’.

Lo smartphone amico degli acquisti

Sempre per quanto riguarda l’approccio al digitale da parte degli italiani, si scopre che i nostri connazionali non disdegnano lo shopping online. Quattro italiani su 5 dichiarano di utilizzare lo smartphone per acquistare un prodotto online, per lo più almeno una volta al mese. Ma nel nostro Paese cresce pure la diffusione dei dispositivi indossabili: se nel 2017 solo il 10% possedeva uno smartwatch, nel 2021 questa percentuale è salita al 25%; mentre 1 su 5 ha un braccialetto per il fitness. E il principale utilizzatore è la Gen-Z, cioè i nati tra il 1997 e il 2010.

I dispositivi digitali più importanti dopo la pandemia

Questi cambiamenti di abitudini sono anche da attribuirsi all’emergenza sanitaria, come spiega Francesca Tagliapietra, Partner e Industry Leader Tmt di Deloitte. “L’importanza dei dispositivi digitali è cresciuta con la pandemia ed è destinata ad affermarsi ancora di più in futuro in ambiti come la salute, il tempo libero e gli acquisti. Lo scenario digitale è in costante evoluzione e continuerà a sorprenderci con novità e cambiamenti destinati a trasformare la vita di tutti noi”.

Continue Reading

Per le Nazioni Unite il 2022 sarà l’Anno Internazionale del vetro

Il 2022 sarà l’Anno Internazionale del vetro: lo ha deciso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le motivazioni della scelta tendono a sottolineare “il ruolo tecnologico, scientifico, economico, ambientale, storico e artistico del vetro nella nostra società”, si legge nella risoluzione delle Nazioni Unite (A/RES/75/279). In particolare, il 2022 sottolineerà questo ruolo strategico del vetro “mettendo in luce le ricche possibilità di sviluppo delle tecnologie e il loro potenziale contributo per affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile e delle società inclusive, raggiungere la ripresa economica mondiale e ricostruire meglio dall’epidemia di coronavirus”, continua la risoluzione Onu. Si tratta di una scelta che dà il via a un anno importante per tutta la filiera di questo materiale antico, ma in grado di interpretare tutte le sfide della modernità, da quelle ambientali a quelle tecnologiche.

Per Assovetro si tratta di un’occasione unica e irripetibile

Per Assovetro, l’associazione nazionale degli industriali del vetro aderente a Confindustria, si tratta di un’occasione unica e irripetibile per sostenere la promozione del vetro, e in particolare, di tutta l’industria, in un anno speciale in cui cade anche il 75esimo anniversario della fondazione dell’associazione. E per celebrare l’Anno Internazionale del vetro, Assovetro sta programmando una serie di iniziative che si dipaneranno nel corso di tutto l’anno. Assovetro è un’associazione imprenditoriale di categoria senza scopo di lucro, costituita nel 1947 tra le aziende industriali italiane che fabbricano e trasformano il vetro. Le aziende aderenti sono attualmente 70, per un totale di circa 16.000 addetti.  

Il vetro contribuisce ad attuare modelli di produzione e consumo sostenibili

“È una notizia molto gradita – ha dichiarato Graziano Marcovecchio, presidente di Assovetro -. Le parole della risoluzione sottolineano come il vetro abbia tutte le potenzialità per contribuire all’attuazione di modelli di produzione e consumo sostenibili. Considerando i progressi compiuti per ridurre il consumo di energia le emissioni atmosferiche e altri impatti ambientali, le parole della risoluzione riconoscono appieno l’impronta ambientale del vetro. Purtroppo – ha sottolineato il presidente di Assovetro – questa bella notizia è offuscata dalle difficoltà che si sono abbattute sulle nostre industrie per il boom dei costi energetici, che possono mettere a rischio la stessa vita del settore”.

Nel 2020 in Italia il riciclo del vetro ha raggiunto quota 79%

In ogni caso, riferisce Adnkronos, la sostenibilità del vetro, un materiale riutilizzabile e riciclabile all’infinito, è dimostrata dai dati. Nel 2020, l’anno della pandemia, il riciclo del vetro in Italia ha raggiunto una quota pari al 79% (l’anno precedente era il 77%), una percentuale ben al di sopra del target europeo del 75% fissato per il 2030. L’impegno dell’industria però è arrivare al 90%, agendo in maniera combinata su raccolta, trattamento e riciclo.

Continue Reading

La digitalizzazione nell’industria della ristorazione, in attesa del PNRR

Il mondo food è stato uno dei settori che ha saputo meglio reagire con tempestività e creatività ai colpi della pandemia. Il merito di questa resilienza è in gran parte da attribuirsi alla capacità di digitalizzazione, ma oggi come è la situazione? Per scoprire quale sia lo stato dell’arte e gli sviluppi in materia di digitalizzazione nell’industria della ristorazione, Qonto, soluzione di gestione finanziaria per PMI e professionisti, ha recentemente condotto un’indagine su un campione di aziende italiane che operano nel mondo food. I risultati dell’indagine descrivono come le aziende della ristorazione hanno reagito al trend di conversione al digitale e in che misura la digitalizzazione permeerà il settore nel prossimo anno. Si scopre così, in estrema sintesi, che l’80% delle PMI del settore investirà in digitalizzazione nel 2022 mentre il 96% di queste utilizzerà le risorse messe a disposizione dal PNRR. per esaminare lo stato dell’arte e gli sviluppi in materia di digitalizzazione del settore.

Le attese nei confronti del PNNR

Le aziende del comparto attendono gli incentivi messi in campo dal PNRR: la stragrande maggioranza (80%) delle pmi della ristorazione intervistate, affermano infatti che nel 2022 gli investimenti in digitalizzazione saranno cruciali e il 96% di queste utilizzerà gli incentivi messi a disposizione dal PNRR. I principali motivi alla base della scelta sono, per oltre il 70% delle aziende, sia la possibilità che il digitale offre di ottimizzare i processi e accrescere l’efficienza della propria azienda, sia di mantenere o accrescere la propria competitività nel settore. Gli investimenti saranno destinati soprattutto ad implementare nuove attività di marketing e advertising digitale (opzione scelta dal 53% del campione), per avviare e potenziare un canale di e-commerce (45%), preso atto del forte potenziale del canale di vendita online, e per l’adozione o l’aggiornamento di software gestionali (28%). Tra l’altro, è interessante notare anche quali siano le priorità degli imprenditori: la riduzione degli sprechi alimentari è fondamentale per il 68%degli intervistati, mentre l’implementazione di servizi digitali per la gestione del business è importante per il 53% del campione. 

Superato il nodo della disponibilità di risorse

“In una indagine svolta con aziende operanti nel settore ristorazione e hospitality condotta da Qonto nel primo trimestre di quest’anno, la principale causa che ha bloccato gli investimenti in digitalizzazione era stata identificata nella poca disponibilità di risorse. Oggi, con le opportunità messe a disposizione dal PNRR le aziende hanno un’occasione, che devono cominciare a sfruttare” ha detto Mariano Spalletti, Country Manager di Qonto Italia. “Qonto, la cui vocazione da sempre è quella di aiutare professionisti e PMI a risparmiare tempo ed energie nella gestione delle proprie finanze a 360°, è pronta a fare la sua parte, mettendosi a disposizione per agevolare il loro passaggio a una gestione finanziaria 100% online: veloce, semplice e sicura”.

Continue Reading

L’equilibrio di genere fa crescere le imprese

Dal 1° gennaio 2022 entra in vigore la nuova legge sulla parità retributiva, che istituisce per le aziende la ‘certificazione della parità di genere’ e lo sgravio contributivo per chi ne è in possesso. Ma i dati statistici in Italia mostrano un tasso di partecipazione delle donne al mondo del lavoro inferiore rispetto alla media europea, in cui persiste e si amplifica ulteriormente la ‘child penalty’. Inoltre, a oggi, le posizioni manageriali femminili sono solo il 28% del totale, uno scenario aggravato dalla pandemia che ha avuto l’effetto di rallentare il processo di superamento del gender gap nel mercato del lavoro. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Osservatorio mercato del lavoro e competenze manageriali di 4.Manager.

Nel 2020 il divario di genere è del 19%

Nel 2020, il tasso di partecipazione delle donne al mondo del lavoro è stato del 53,1 %, con un divario di genere del 19%. Nelle posizioni manageriali femminili i numeri mostrano uno scenario altrettanto difficile: su 605mila posizioni solo il 28% è affidato a figure femminili (fonte Inps), quota che si riduce al 18% per le posizioni regolate da un contratto da dirigente, ferme allo 0,3% da 10 anni. L’analisi condotta dall’Osservatorio su un campione di circa 17mila imprese indica che l’83,5% è a conduzione maschile, il 12,2% a conduzione femminile e il restante 4,3% a conduzione paritaria. Le imprese dove la conduzione femminile è più diffusa sono Pmi e microimprese, e si concentrano soprattutto al Sud e nelle Isole. Quanto ai settori, Manifatturiere (52,9%), Sanità e Assistenza Sociale (29,8%).

Le leve aziendali da manovrare per mitigare il gap

Degli oltre 44mila consiglieri aziendali solo il 19% è donna, e la carica di Presidente e AD è affidata a una donna solo nel 12% dei casi. Per l’Amministratore unico, la percentuale femminile sale al 22,5% ed è legata a una più ridotta dimensione aziendale. Per gli intervistati contrastare la disparità di genere significa soprattutto affrontare ‘Gli stereotipi di genere’ (69,6%), ‘Il gap retributivo’ (58,9%) e ‘Il basso numero di donne nelle posizioni di potere’ (57,4%). Le leve aziendali da manovrare per mitigare il gap di genere sono lo stile di leadership, il modello organizzativo, il people management, il welfare aziendale.

Il Pnrr favorisce l’ingresso al lavoro e percorsi di carriera

Il Pnrr però, riporta Adnkronos, favorirà l’ingresso al lavoro e percorsi di carriera delle donne finalizzati all’assunzione di ruoli di responsabilità. La valutazione di alcuni strumenti contenuti nel Piano ha restituito la seguente graduatoria: promozione e sostegno all’avvio di attività imprenditoriali femminili, sostegno alla realizzazione di progetti aziendali innovativi per le imprese a conduzione femminile o prevalente partecipazione femminile, creazione del Fondo impresa Donna, il sistema nazionale di certificazione della parità di genere, per il quale il Pnrr ha già stanziato 10 milioni di euro.

Continue Reading

Come funzionano i compressori industriali moderni?

I moderni compressori industriali sono dei dispositivi avanzati tecnologicamente e per questo oggi imprescindibili in tantissimi settori che riguardano non solo l’industria, ma anche la cantieristica ed il settore edile e dei lavori su strada in generale.

Questi strumenti garantiscono infatti una buonissima versatilità e possono anche essere adoperati all’esterno e dunque trasportati. Ciò consente di rendere il lavoro molto più semplice e veloce anche in condizioni particolari.

È questo ad esempio il caso di quegli ambienti troppo umidi in cui sarebbe rischioso andare ad adoperare la corrente elettrica per alimentare gli strumenti, come ad esempio quelli a perforazione.

Molto più sicuro è invece adoperare l’aria compressa dato che questa non necessita di energia elettrica per essere erogata. Alla stessa maniera, gli strumenti che funzionano ad aria compressa sono ideali in tutti quegli altri ambienti di lavoro nei quali per vari motivi, alcuni anche pratici, non è possibile portare la corrente elettrica fin dove necessario.

Dunque grazie ai compressori industriali è possibile ottenere aria compressa anche H24, sempre con il massimo della qualità e dell’efficienza. Si tratta di macchinari che tra l’altro rispondono perfettamente a tutte le normative in ambito di sicurezza del lavoro e che dunque tengono in grande considerazione l’incolumità degli operatori.

I compressori industriali usati

In base al tipo di settore in cui si opera, e dunque basandosi su quello che è l’utilizzo che si prevede di fare del dispositivo, potrebbe anche essere conveniente considerare l’acquisto di compressori industriali usati.

Si andrebbe in questa maniera certamente a risparmiare sul costo di acquisto, andando ad usufruire ugualmente di un dispositivo certificato e perfettamente in grado di fare il suo lavoro.

Non sempre è dunque preferibile acquistare un compressore nuovo di fabbrica, ma possono esservi dei casi in cui una soluzione di usato in buone condizioni può essere preferibile.

I vantaggi dei compressori industriali moderni

In dettaglio, vi sono alcuni vantaggi che i compressori industriali moderni sono in grado di garantire rispetto quelli di vecchia generazione. Sicuramente tra questi c’è l’ottimizzazione dei consumi, dato che questi riescono ad effettuare lo stesso tipo di lavoro assorbendo meno energia e dunque consentendo nel corso dell’intero anno solare un cospicuo risparmio energetico.

A questi si uniscono dei costi contenuti per quel che riguarda il prezzo di acquisto, ed un livello di affidabilità assolutamente levato per il quale questi macchinari possono lavorare anche 24 ore al giorno senza andare incontro ad alcun tipo di problema tecnico.

Tra l’altro, il che è un bene soprattutto per i lavoratori che stanno a stretto contatto con questi macchinari, i moderni compressori industriali hanno un livello di rumorosità veramente basso che fa sì che questi possano lavorare senza dare il minimo fastidio a chi si trova nei paraggi.

Soprattutto risparmio energetico e affidabilità sono dei fattori fondamentali per chi opera in questo settore, dato che certamente si ha necessità di poter usufruire di prestazioni elevate in maniera continua. Un mix perfetto dunque, che consente di avere un reale vantaggio produttivo nei confronti dei propri competitors.

Conclusione

I compressori industriali moderni sono dunque uno strumento effettivamente utile per ottimizzare e velocizzare il lavoro di ogni giorno, sia esso all’interno di un sito industriale che di un cantiere edile o su strada.

Gli operai possono effettuare molto più rapidamente il proprio lavoro e con una precisione maggiore, a tutto vantaggio della qualità di produzione o della perfetta esecuzione dei lavori.

Questo tipo di strumento è dunque in grado di aumentare notevolmente la produttività e quindi il ritorno economico già a breve termine.

Continue Reading

Alimenti italiani fake, l’agropirateria pesa per 100 miliardi di euro

Il problema dei falsi – gigantesco e pesantissimo sotto il profilo economico – non riguarda solo i settori più visibili, come le copie dei prodotti più di moda dei brand famosi. Riguarda, e con una ricaduta impressionante, anche gli alimentari. Proprio così: il Made in Italy fa gola anche alla pirateria in ambito alimentare. Andando più nel concreto, l’agropirateria internazionale ha raggiunto la cifra record di 100 miliardi di euro di falso “italiano” il cui danno economico è aumentato del 70% solo nell’ultimo decennio. “Servono impegni concreti per facilitare la presenza di prodotti originali made in Italy sulla rete distributiva mondiale, fare la giusta informazione verso il consumatore estero sulla qualità del vero prodotto italiano, promuovere le produzioni dei territori e combattere il fake food, offrire tramite nuove tecnologie la possibilità di leggere in modo immediato il tracciamento del prodotto a scaffale e le attività certificate 100% Italian Taste”, affermano gli esperti riuniti all’evento web “Made in Italy ed eccellenze della cucina italiana. Viaggio intorno al mondo del 100% Italian Taste” promosso da ITA0039 by ASACERT in collaborazione con la Fondazione UniVerde e con il supporto di Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, e ripreso dal media partner ItalPress.

Difendere il vero Made in Italy

Come si legge nella nota, “L’appuntamento si è svolto nell’ambito della VI Settimana della Cucina Italiana nel Mondo ed è stato occasione per rilanciare i temi della qualità, della salubrità e della sostenibilità delle produzioni italiane, insieme alla campagna #NoFakeFood che si propone l’obiettivo di tutelare e valorizzare il vero made in Italy agroalimentare contro agropirateria, contraffazioni e Italian sounding nonchè difendere l’identità territoriale dei prodotti agroalimentari e promuovere, a livello internazionale, la genuinità del cibo e la qualità degli ingredienti 100% italiani nelle preparazioni culinarie. Oltre a questo, è stato ricordato il cammino del protocollo ITA0039, strumento di riconoscibilità dedicato al mondo della ristorazione, l’unico rilasciato da un Ente accreditato professionale e il cui scopo è la valorizzazione del prodotto enogastronomico nel mondo: le attività certificate 100% Italian Tastè garantiscono infatti l’autenticità di ristoranti e prodotti italiani, provenienti da fornitori italiani”.

Arrivare a 100 miliardi di esportazioni “vere” entro il 2030

“Vogliamo arrivare a 100 miliardi di esportazioni dell’autentico made in Italy entro il 2030. Per farlo l’alleanza con i ristoranti italiani nel mondo è fondamentale, anche dal punto di vista culturale – ha sottolineato Gianluca Lelli, Capo Area Economica di Coldiretti -. L’agricoltura è il carburante del comparto della ristorazione, ambasciatore della cultura del cibo italiano all’estero. Ogni ristorante, dove c’è il prodotto italiano originale, diventa non solo vetrina ma spazio di trasparenza e formazione. I consumatori italiani sono ormai da tempo abituati a destreggiarsi tra le diverse certificazioni e sono perfettamente consapevoli di quanto questo strumento sia utile ad orientare le proprie scelte di consumo verso il prodotto 100% italiano”.

Continue Reading

A ottobre 2021 i prezzi al consumo aumentano del + 3,0%

Rispetto a settembre, a ottobre 2021 l’Istat stima un aumento dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) dello 0,7% al lordo dei tabacchi, e del 3,0% su base annua (a settembre era +2,5%). La stima preliminare era del +2,9%. L’ulteriore accelerazione su base tendenziale dell’inflazione anche a ottobre è in larga parte dovuta ai prezzi dei beni energetici, passati da +20,2% di settembre a +24,9%, sia quelli della componente regolamentata (da +34,3% a +42,3%) sia quelli della componente non regolamentata (da +13,3% a +15,0%).  Inoltre, rispetto a settembre accelerano anche i prezzi dei servizi relativi ai trasporti, ma in misura minore: da +2,0% a +2,4%. Sempre a ottobre, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale da +1,0% a +1,1%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rimane stabile a +1,1%.

L’aumento è dovuto soprattutto ai prezzi dei beni energetici regolamentati

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente alla crescita dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+17,0%) e solo in misura minore a quella dei prezzi degli energetici non regolamentati (+1,0%) e degli alimentari non lavorati (+0,7%). Diminuiscono, invece, per ragioni ascrivibili per lo più a fattori stagionali, i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-0,7%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,3%).

Accelerano i prezzi dei beni, stabili quelli dei servizi

Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +3,6% a +4,2%), mentre la crescita di quelli dei servizi è stabile (+1,3%). Il differenziale inflazionistico tra questi ultimi e i prezzi dei beni rimane negativo (-2,9 punti percentuali), ampliandosi rispetto a quello registrato a settembre (-2,3). L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,8% per l’indice generale, e a +0,8% per la componente di fondo. Accelerano i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +0,9% a +1,0%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,6% a +3,1%).

Indice IPCA, +0,9% tendenziale, +3,2% su base annua

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra poi un aumento dello 0,6% su base mensile e del 3,0% su base annua.

Continue Reading

Prorogata al 31 dicembre 2021 la consultazione delle e-fatture

Il 30 settembre scorso è scaduto il termine per l’adesione al servizio di consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche. È quindi terminato il periodo ‘transitorio’ durante il quale gli operatori economici e i loro intermediari delegati hanno potuto consultare, anche in assenza di adesione allo specifico servizio, la totalità delle fatture elettroniche trasmesse al Sistema di Interscambio a decorrere dal 1° gennaio 2019, la data di avvio dell’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica. Un provvedimento firmato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, proroga però dal 30 settembre al 31 dicembre 2021 la deadline per operare la scelta di adesione al servizio di consultazione e acquisizione delle e-fatture.

Ancora due mesi per operare la scelta

Restano quindi ancora due mesi per scegliere il servizio di consultazione delle e-fatture. Gli operatori Iva e i consumatori finali, infatti, potranno aderire al servizio di consultazione e acquisizione delle proprie fatture elettroniche, continuando così a poter consultare le fatture emesse e ricevute dal 1° gennaio 2019 fino al 31 dicembre 2021.

Chi effettua l’adesione entro il 31 dicembre potrà accedere alle fatture pregresse

Per andare incontro alle richieste di operatori economici, associazioni di categoria e ordini professionali, che hanno segnalato le criticità legate all’impossibilità di accedere alle fatture ‘pregresse’, il provvedimento porta quindi dal 30 settembre al 31 dicembre 2021 la deadline per operare la scelta. Inoltre, il provvedimento prevede la possibilità, per chi ha effettuato o effettuerà l’adesione entro il 31 dicembre 2021, di accedere a tutte le fatture emesse e ricevute trasmesse al Sistema di interscambio a partire dal 1° gennaio 2019, e non solo a quelle trasmesse dal giorno successivo all’adesione. Gli operatori Iva possono comunicare l’adesione anche tramite un intermediario appositamente delegato.

Conservazione e consultazione, due servizi distinti

L’Agenzia mette a disposizione dei contribuenti due diversi servizi, riporta Adnkronos, a cui si può accedere previa, e specifica, adesione. Si tratta di due servizi gratuiti, di cui il primo riguarda la conservazione a norma delle fatture elettroniche, secondo quanto disposto dal decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 17 giugno 2014, e il secondo riguarda la consultazione e l’acquisizione delle fatture elettroniche e dei loro duplicati informatici. I due servizi hanno finalità diverse e richiedono, ognuno, una specifica adesione. Per evitare di incorrere nelle criticità che sono state rappresentate è fondamentale effettuare l’adesione al servizio di consultazione entro il 31 dicembre 2021. Quanto al periodo di consultazione, quest’ultimo servizio prevede che le fatture elettroniche siano consultabili e scaricabili fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del Sistema di interscambio.

Continue Reading

Food&Beverage, gli italiani seguono i food influencer per i consigli culinari

Nell’ultimo anno i post sui social network a tema food sono aumentati del +57,4%, per un totale di 1,59 milioni di contenuti. Una crescita determinata probabilmente dal lockdown, che ha spinto gli utenti a dedicare più tempo alla cucina. Il 54% degli italiani, infatti, segue abitualmente i food influencer per i consigli culinari, e nuove celebrities allargano sempre più la propria platea di follower. Sono alcuni dati emersi dalla ricerca condotta a livello globale da Buzzoole, martech company specializzata in tecnologie e servizi per l’Influencer Marketing, su oltre 2 milioni di profili e 250 milioni di contenuti monitorati dalla piattaforma Buzzoole Discovery su Instagram, Facebook, Youtube, Twitter e TikTok nel 2020.

Il canale più utilizzato per condividere i contenuti è Instagram

I food influencer hanno un’audience per il 66,70% femminile, e per il 56,53% di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Il canale maggiormente utilizzato per condividere contenuti è Instagram (75,64%), seguito da Facebook e Twitter. TikTok, in coda, ma sempre più in crescita, ha raggiunto 11.800 post solo nell’ultimo anno. Se sui social spopolano i video di ricette ‘step by step’ da poter replicare in casa anche la sostenibilità è un tema molto sentito. Tanto che sui social sono sempre più presenti consigli per evitare sprechi in cucina, e ricette per riutilizzare in modo creativo gli scarti alimentari.

Non soltanto chef o appassionati di ricette ma anche creator

Gli influencer coinvolti per le campagne di questo settore sono molto eterogenei per dimensione e tipologia, con follower base che vanno dai 10mila a più di 500mila follower, includendo spesso le Celebrity.  All’interno della categoria si trovano non soltanto chef o appassionati di ricette, ma anche creator che riescono a toccare discipline quali sostenibilità, sport, arte e intrattenimento. La maggior parte dei creator italiani in ambito food sono donne (60,57%) mentre gli uomini rappresentano circa un quarto del totale (39,43%). E se l’86% dei food influencer rientra nella categoria micro e medium (dai 10 mila ai 100 mila follower), il resto del mercato è composto da social star e celebrità.

Beverage, 311mila contenuti di cui il 56% ha come focus il vino 

Nell’ultimo anno anche il settore Beverage ha riscontrato molto interesse: i contenuti generati hanno raggiunto quota 311mila, con un incremento del +36% rispetto all’anno precedente. In particolare, il 56% dei contenuti ha come focus il vino, tema in forte crescita con un incremento del +29,10%. I wine influencer in Italia sono così popolari da rappresentare il 68% del totale dei creator che trattano di beverage. In generale, gli influencer italiani che parlano di drink sono principalmente uomini (56%), mentre le donne rappresentano oltre il 40%. L’audience è per il 64% femminile con un’età compresa tra i 25 e i 44 anni, e suddividendo per fasce di follower, se i Novice e Micro creator (10-30mila follower) risultano più numerosi (69,12%), le Social Star (più di 200mila follower) rappresentano il 4,78%.

Continue Reading

In Italia cresce lo streaming, ma la Tv linear resta (per ora) sul podio

La tv? Sempre più streaming, in tutto il mondo, complice anche la chiusura in casa imposta dalla pandemia nell’ultimo anno e mezzo. I nuovi modi di fruizione dei programmi televisivi sono radicalmente cambiati nel giro di poco tempo: solo per fare un esempio, negli Stati Uniti la visione di tv streaming ha doppiato quella della tv tradizionale (definita linear). E il trend è ormai segnato in ogni angolo del Globo. E in Italia? Smart Tv e streaming crescono, ovvio, ma nel nostro Paese ci sono ancora delle resistenze nell’abbandonare il passato. A dirlo dai dati raccolti e diffusi da Samsung Ads Europe, la divisione Samsung Electronics dedicata a media e pubblicità, in relazione al periodo della pandemia di covid, tra gennaio 2020 e luglio 2021. L’analisi – che si sofferma sul comportamento degli utenti di smart TV Samsung – ha un respiro internazionale: dagli Usa al Canada, dal Regno Unito alla Germania, dalla Francia alla Spagna fino, appunto, al nostro paese. 

In Italia “vince” ancora la tv tradizionale

Nel nostro Paese la tv lineai si conferma a oggi quella più vista, anche se la forbice si sta assottigliando. Per citare i dati dello studio, si scopre che alla fine di giugno 2021 le Smart TV Samsung presenti in Italia trascorrevano giornalmente in media 1 ora e 52 minuti sulla TV lineare e 1 ora e 32 minuti in streaming. Dati che se confrontati con gennaio 2020, registrano un aumento del 43% dello streaming contro solo un +29% della TV lineare. Tra l’altro, cresce anche il gaming, con la Smart TV come strumento del gioco,

Dati in forte aumento per Svod e Avod 

Ma gli incrementi riguardano tutte le modalità di fruizione. Ad esempio, lo studio segnala – sempre nel periodo compreso tra gennaio 2020 e giugno 2021 – un incremento continuativo pari al 46% del “Subscription video on demand”, più comunemente noto con il termine Svod, a cui si affianca però anche l’aumento dell’Avod (ad-supported video on demand). Quest’ultimo, da gennaio 2020, ha registrato in Italia un +115% – la crescita percentuale più alta rispetto agli altri Paesi europei considerati – con un tempo medio di visione giornaliero di 43 minuti. Si tratta di un dato, questo, che riflette lo sviluppo sia dei servizi Avod tradizionali come YouTube sia il successo delle piattaforme fast come Roku e Samsung TV Plus.

Continue Reading