Come avere un prato perfetto con poco sforzo

Il prato è una di quelle cose che richiede poca cura e che devi solo tagliare correttamente regolarmente per farlo sembrare pulito e ordinato. Ecco perché il prato è visto un po’ come la star dei giardini.

Come seminare il prato

La prima domanda è:  quando seminare il prato? Il momento migliore per seminare il tuo prato è in autunno, perché è il periodo più piovoso e l’umidità lo aiuta a mettere radici correttamente. 

Tuttavia, è anche abbastanza vantaggioso seminarlo in primavera a causa delle piogge costanti che vi sono in questa stagione, anche se scegliere questo periodo dell’anno comporta il rischio di stressare il prato se la semina coincide con le ultime gelate.

Il tipo di semina

Decisa la stagione, è necessario decidere che tipo di semina si intende effettuare, poiché esistono due varianti: l’erba piantata a seme, cioè in modo tradizionale, oppure a rotoli (anche dette zolle) che sono acquistabili nella maggior parte dei negozi specializzati nella progettazione giardini e che contengono diversi metri di erba già coltivata.

Questa seconda opzione è più semplice, poiché è sufficiente appoggiare l’erba, già srotolata, sul terreno da coprire e annaffiarla in modo che attecchisca bene.

Cura e manutenzione del prato

Durante la prima settimana il prato va annaffiato spesso, anche più volte al giorno, per favorire il radicamento. In seguito la frequenza dell’irrigazione può essere ridotta a 1 volta al giorno. Per mantenere l’erba forte e sana, si consiglia di annaffiare sempre nelle ore meno calde della giornata in modo che non si asciughi troppo velocemente.

Una volta cresciuto, bisogna attendere che raggiunga un’altezza minima di 10 cm prima di poter procedere al primo taglio. Allo stesso modo, quando il prato viene piantato da zero e dunque seminato, si consiglia di evitare il più possibile il passaggio di persone e animali sul manto erboso nei primi 12 mesi dalla semina. Nel caso in cui tu abbia usato i rotoli di prato puoi accorciare i tempi, in quanto il manto erboso è meno fragile.

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Il Covid non frena gli investimenti nelle startup

Nonostante il contesto di fragilità economica, nell’anno del Covid-19 gli investimenti nelle startup non si sono fermati, privilegiando settori come Deep Tech, AI, IoT, Industry 4.0, FinTech & InsurTech. Secondo il Venture Capital Report Italia 2020, realizzato da Cross Border Growth Capital, l’advisor per aumenti di capitale e operazioni di finanza straordinaria per startup e Pmi, l’e-commerce è stato il verticale più caldo del 2020, e se rispetto al 2019 si sono verificati meno round, nel 2020 si è registrato un ammontare maggiore, con 335 round di finanziamenti per un totale di 655 milioni di euro contro i 355 dell’anno precedente.

L’espansione del crowdfunding contribuisce a sostenere le startup early-stage

Il report evidenzia che nonostante una diminuzione del 6% del numero di round rispetto al 2019 il settore Venture Capital (Vc) italiano ha registrato nel 2020 un +17% nell’ammontare raccolto. Un’indicazione di come il Covid-19 possa aver portato investitori a concentrarsi in meno deal senza però scoraggiare l’afflusso di capitali nel settore. In particolare, se il numero di round ‘puramente’ Vc è diminuito rispetto all’anno precedente, la costante espansione del crowdfunding ha contribuito a sostenere le startup early-stage in cerca di round nel 2020: l’ammontare di queste operazioni nel 2020 ha toccato quota 100,1 milioni di euro, mentre nel 2019 si era fermato a 65,5.

Il numero più alto si è registrato nei round Feed

Riguardo la tipologia di round, il numero più alto si è registrato nei round Seed (97), mentre il numero più basso si è registrato nei 6 round Serie C, che hanno però raccolto 155 milioni di euro (quasi il 30% del totale). Sono 35 i round Serie A per un totale di 156,5 milioni, mentre 10 quelli di Serie B (86,1 milioni raccolti). L’analisi mette anche a confronto il 2020 dei round Late Stage (Serie A, B e C) e quelli Early Stage (Pre-Seed, Seed e Bridge). L’ammontare medio è diminuito per i Late Stage (da 9,2 milioni a 7,7) mentre è aumentato per quelli Early Stage (da 0,6 a 1 milione di euro). Ciò nonostante, per entrambi i cluster il round medio è quasi raddoppiato negli ultimi quattro anni, confermando ulteriormente un generale rafforzamento dell’ecosistema, riferisce Adnkronos.

I trend per numero di deal

Analizzando i trend per numero di deal per settore, l’analisi nota che il macro settore con maggior numero di deal, 39, è quello DeepTech, AI, IoT e Industry 4.0. In evidenza anche un trend in crescita per Healthcare e BioTech, passato da 8 deal del 2017 a 21 nel 2020, ed EduTech, Phototech e Travel, passato da 9 a 14 deal negli ultimi 4 anni. Sempre considerando il numero di deal, negli ultimi 4 anni le startup di E-commerce e TMT – Technology, Media and Telecoms sono state tra i verticali oggetto di fundraising più frequenti.

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Un cavo che fa design

E’ sicuramente capitato a molti di noi di cambiare casa e magari comprare un appartamento non nuovo, con prese posizionate in punti strategici per il mobilio del proprietario precedente ma che non si adattano assolutamente alla nostra idea di arredamento.

Ci troviamo così a dover scegliere tra un lavoro di muratura impegnativo e costoso per spostare le prese e gli attacchi luce dove ci è più congeniale, e la soluzione più economica ma decisamente antiestetica dei fili volanti provvisori.

Beh economica sì ma antiestetica…non più!

Ebbene sì, il classico cavo bianco in pvc, che dall’alto del soffitto ci guarda con la sua lampadina nuda ad indicarci che c’è ancora molto da fare per rendere la stanza “completa”, può essere archiviato nel cassetto dei ricordi vintage.

I designer di ultimo grido in tema di illuminazione, si stanno sbizzarrendo con soluzioni minimal, economiche ma di grande effetto, grazie all’utilizzo di cavi elettrici rivestiti in tessuto.

La varietà e vivacità dei cavi rivestiti in tessuto che attualmente troviamo in commercio può trasformare una stanza moderna in una stanza di design, può cambiare un punto luce in un articolo all’ultimo grido.

Ci sono soluzioni eccentriche per dare un tocco insolito al nostro ambiente come i cavi effetto marmo o stile Afro ma anche soluzioni più raffinate grazie a tessuti argento, ottone o rame glitter per un effetto di grande stile.

Ma senza voler per forza strafare è possibile trovare cavi ricoperti in tessuto colorato metallico acciaio per uno stile più essenziale, tessuti dalle tinte pastello per un effetto più soft, o dalle tinte fluo per dare un tocco vivace. Avremo così modo di sbizzarrirci e sentirci dei veri designer semplicemente dando nuova vita alla nostra lampada da tavolo o trovando una soluzione di grande effetto per il nostro punto luce a soffitto che risulterà personalizzato ed unico nel suo genere.

Questi cavi, oltre che disponibili nella versione liscia e singola sono reperibili anche nella versione a spirale, dove i doppi fili si intrecciano. Possono inoltre essere già muniti di interruttore per conferire alla nostra abat-jour un’estetica accattivante e insolita, regalando modernità a punti luce che ormai avevano fatto il loro tempo.

Ricordiamoci però sempre di non esagerare con gli abbinamenti. Che sia in contrasto o in armonia con l’arredamento della stanza, l’importante è seguire una linea stilistica uniforme per evitare di farci rimpiangere il vecchio cavo in pvc bianco.

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Tecnologie 4.0, decisive per rispondere alla crisi

Per molte aziende le tecnologie dell’Industria 4.0 stanno svolgendo un ruolo decisivo nel rispondere alla pandemia, al contrario di quanto sta avvenendo nelle imprese prive di queste tecnologie. Secondo lo studio di McKinsey Covid-19: An inflection point for Industry 4.0, per il 94% delle imprese intervistate l’Industry 4.0 e le tecnologie a essa collegate sono state fondamentali per garantire il funzionamento delle attività durante la crisi, e più della metà (56%) ritiene che siano state essenziali per rispondere alla crisi.

Il ritardo tecnologico rende difficile la ripresa

In generale, circa il 65% si mostra più ottimista sulle prospettive delle tecnologie digitali rispetto a un anno fa. Tuttavia solo il 26% dichiara di aver portato su scala con successo alcuni o molti casi d’uso dell’Industry 4.0, con un crollo di oltre il 40% rispetto all’anno precedente, e al di sotto del livello registrato nel 2017 (30%). Per quanto riguarda le imprese che non avevano implementato tecnologie 4.0 prima della pandemia, il 56% si è trovato limitato nella propria capacità di reazione, e il ritardo tecnologico, accompagnato dai vincoli di cassa, sta rendendo difficile la ripresa, riporta Ansa.

La prospettiva di un crescente divario tra vincitori e vinti

La pandemia ha messo in luce anche i limiti delle implementazioni tecnologiche odierne e stabilito un livello più alto per il successo. Mentre le aziende di tutto il mondo affrontano la transizione alla nuova normalità alcune aziende potrebbero essere tentate di rallentare o mettere in pausa i percorsi di trasformazione digitale. Una scelta sbagliata, tanto che nel report si legge: “I leader dell’Industria 4.0 stanno già raccogliendo i frutti dei loro investimenti pre-pandemici, creando la prospettiva di un crescente divario tra vincitori e vinti. Ma l’opzione migliore per la maggior parte delle aziende è concentrare i propri sforzi digitali, mirando alle opportunità strategicamente più importanti e a raggiungere una scala reale a un ritmo accelerato”.

Nel post-pandemia cambiano le priorità

La crisi sta costringendo le aziende a ripensare la direzione delle proprie strategie operative, modificando le problematiche di business che intendono affrontare e le tecnologie di Industria 4.0 che utilizzano per farlo. Non sorprende che date le circostanze, agilità e flessibilità nelle operazioni siano emerse come priorità strategiche principali, al di sopra dell’aumento della produttività e della riduzione dei costi, l’obiettivo principale nel pre-Covid. Allo stesso modo, le tecnologie che abilitano remote working e collaborazione sono in cima alla lista dei casi d’uso prioritari dell’Industria 4.0, seguite dalle tecnologie per aiutare la collaborazione e la visibilità lungo la catena di fornitura end-to-end.

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La pandemia e il valore degli immobili: il mattone nel 2020 costa meno che nel 2019

Per gli italiani la casa è il bene rifugio per eccellenza, l’investimento della vita da fare assolutamente se le condizioni lo consentono. Ma l’immobiliare è sempre una sicurezza? Oppure ci sono condizioni estreme – come la pandemia che stiamo vivendo dall’inizio del 2020 –  che ne possono intaccare il valore? A questa domanda risponde l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it su un campione di oltre 80mila pratiche di richiesta di mutuo, che evidenzia che nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili che gli italiani hanno cercato di acquistare è diminuito del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2019 stabilizzandosi a 192.985 euro.

L’anno era iniziato bene

Sempre in base alla ricerca, si scopre che il 2020 era partito con ottime prospettive e la “caduta” del valore delle case si è registrata soprattutto nella seconda metà dell’anno. Nello specifico, il primo e secondo trimestre 2020 si sono chiusi con aumenti nel valore medio degli immobili oggetti di mutuo, rispettivamente, dello 0,4% e dell’1,8% annui, mentre il brusco calo si è verificato nel terzo trimestre (-2,9%) e, soprattutto, nel quarto – quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni – quando si è registrato un pesante -5,4%. In sintesi, l’anno si è chiuso, rispetto al precedente, con un -1,4% nel valore medio degli immobili oggetto di richiesta di mutuo.
“Il calo del valore degli immobili oggetto di compravendita è legato a diversi fattori, ma due in particolare hanno avuto un ruolo importante”, spiega Ivano Cresto, responsabile BU mutui di Facile.it. “Da un lato, la decisione di molti proprietari di mettere in vendita immobili prima destinati all’affitto di studenti, turisti e viaggiatori d’affari, dall’altro il rallentamento delle transazioni, causato in parte dalle limitazioni imposte con il lockdown, in parte dalla situazione di incertezza economica. Condizioni che hanno portato ad un aumento dello stock di case di piccolo taglio disponibili sul mercato e, con esso, ad un calo generalizzato del valore medio”.

Gli italiani hanno sempre voglia di casa: tengono Milano e Roma

In uno scenario di chiaroscuri non mancano le buone notizia, a cominciare da quella che gli italiani hanno ancora voglia di comprare casa. Nonostante la pandemia e le limitazioni imposte con i lockdown, secondo i dati del comparatore nel 2020 la domanda di mutui è rimasta sostenuta e chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito ha cercato di ottenere, in media, 135.537 euro, valore addirittura in aumento, seppur lieve, rispetto al 2019 (+0,4%). Pe quanto riguarda le principali piazze immobiliari, Milano e Roma tengono bene: a Milano il saldo del 2020 si attesa a un +3% rispetto al 2019, mentre a Roma a +1,2%.

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Modelli organizzativi: per il 47% manager non sono agili

Per competere e creare valore l’impresa deve essere dotata di un management agile, in grado di cambiare strategie e metodologie aziendali. Ora più che mai la crisi generata dalla pandemia impone un cambiamento dei modelli aziendali, ma il ricorso allo smart working non si è ancora tradotto in un nuovo paradigma d’impresa. Dall’indagine dal titolo La scacchiera del valore, realizzata da Federmanager in collaborazione con Fondirigenti, il fondo per la formazione condiviso tra Federmanager e Confindustria, emerge uno scenario incerto: circa il 47% dei manager coinvolti ritiene di operare in un panorama aziendale “intermedio”, in cui approccio ordinario e nuovi paradigmi si incontrano. Il 37,1% però riporta esperienze con aziende ancora tradizionali e verticistiche, e solo il 16% considera tale paradigma una realtà già attuale in diversi contesti italiani.

Puntare su innovazione, crescita delle competenze e sostenibilità

Secondo il modello elaborato da Federmanager un’organizzazione aziendale agile si differenzia dal telelavoro perché si basa su 4 pilastri, autonomia, responsabilità, monitoraggio dei risultati e crescita delle competenze.

“Il modello – sottolinea il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla – rappresenta uno strumento utile e funzionale per i manager e le aziende, oggi al centro di una sfida senza precedenti, ovvero far ripartire il sistema produttivo ripensando i processi organizzativi e puntando su tre ambiti fondamentali: innovazione, crescita delle competenze e sostenibilità”.

Un sistema di devolved-decision making è considerato un’utopia

Sebbene lo smart working sta diventando protagonista delle analisi economiche e sociologiche degli ultimi mesi, si tratta di soluzioni prevalentemente di facciata. Secondo i manager la cosiddetta connected leadership è infatti un modello molto raro. Per il 31,4% di loro ciò si deve a un deficit di comunicazione degli obiettivi da parte del top management e per il 28,9% al fatto che le aziende vivono day-by-day e hanno una governance talmente frammentata da rendere impossibile la conoscenza degli intenti strategici ai collaboratori e agli stessi manager. Un sistema di devolved-decision making, di delega e distribuzione delle responsabilità e  condivisione delle scelte strategiche, è considerato addirittura un’utopia per il 26,3% dei manager.

Un modello per transitare dallo smart working all’agile management 

Networking, lavoro in team e condivisione della conoscenza sono ritenuti elementi essenziali di un’organizzazione agile, e per il 56,8% dei manager sono ritenuti possibili, ma poco realistici. Colpa, in parte, della governance aziendale, poco propensa a sviluppare una leadership flessibile, facilitatrice e motivante. Per transitare dallo smart working all’agile management il modello Federmanager propone tre asset su cui investire: la filosofia aziendale deve abbandonare gli strumenti novecenteschi a favore di una maggiore fluidità, la strategia deve improntarsi a una pianificazione dei processi chiara e adattiva rispetto al contesto mutevole, riferisce Adnkronos, e la metodologia deve favorire la condivisione e lo scambio delle competenze all’interno dell’organizzazione.

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La pandemia accelera l’urgenza di soft skill

La trasformazione digitale e la crisi legata al Covid-19 cambieranno il mondo della formazione, accelerando la necessità di acquisire soft skills legate e nuove competenze. Secondo il 90% degli Hr manager italiani la chiave per affrontare il futuro risiede proprio nello sviluppo delle competenze, considerate una leva strategica anche dalla gran parte dei dipendenti (81%). In quest’ottica, i dipartimenti Hr nel prossimo futuro incrementeranno il numero delle persone da formare nel breve termine, facendo ricorso principalmente ad upskilling e ad aggiornamento. Si tratta di alcune evidenze tratte dal Cegos Observatory Barometer 2020, la survey annuale realizzata dal Gruppo Cegos e focalizzata su quattro aree tematiche, l’evoluzione della tecnologia e l’impatto su Hr e dipendenti, l’effetto del Covid-19, le competenze chiave per il futuro e lo sviluppo delle competenze strategiche.

Nuove professioni, creazione di nuovi impieghi e ridimensionamento

Secondo gli Hr intervistati tra i cambiamenti che nei prossimi 5 anni si verificheranno maggiormente a seguito della trasformazione digitale figurano l’emergere di nuove professioni (54%), la creazione di nuovi impieghi (43%) e il ridimensionamento (28%), riporta Adnkronos. Quanto ai dipendenti, il 90% si dichiara pronto a seguire autonomamente percorsi formativi allo scopo di adattarsi alle nuove esigenze. Inoltre, sia secondo gli addetti Hr (45%) sia secondo i dipendenti (60%) lo sviluppo delle competenze è una responsabilità condivisa tra azienda e lavoratori, con il 51% dei lavoratori che si dichiara disponibile all’autofinanziamento parziale dei costi della formazione. Un dato importante è anche la percentuale di coloro che seguirebbero corsi di formazione al di fuori dell’orario di lavoro (76%).

Incremento della formazione online anche dopo il Covid

L’impatto del Covid, e in particolare l’isolamento forzato, hanno fortemente condizionato la formazione, tanto che l’86% degli specialisti Hr ha adattato l’offerta formativa aziendale durante il periodo di lockdown, e il 46% ha convertito la formazione in aula con la formazione online. Il 29% invece ha istituito nuovi percorsi formativi proprio a seguito dell’emergenza sanitaria. Il 77% dei dipendenti intervistati, poi, ha frequentato un corso di formazione a distanza. E proprio la formazione online secondo l’80% degli specialisti Hr vedrà un incremento anche nei mesi successivi alla crisi sanitaria.

Capacità di adattamento, comunicazione digitale, remote management

Durante il lockdown le modalità digitali utilizzate per erogare la formazione sono state in primo luogo virtual classroom e webinar (73%), moduli e-learning (46%) ed e-coaching (29%). Analizzando invece la padronanza delle competenze, emerge che solo poco meno di un terzo dei dipendenti attualmente possiede quelle necessarie per rispondere alle sfide aziendali. Gli Hr sottolineano come l’area più critica sia rappresentata dalle soft skill, mentre l’altra area su cui è necessario porre attenzione è quella relativa alle skill digitali.

Per gli Hr le competenze fondamentali da sviluppare risiedono quindi nella capacità di adattamento (52%), nella comunicazione digitale (46%) e nel remote management (45%).

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Covid e mobilità, più auto e monopattini

Il quadro della mobilità in Italia è profondamente modificato rispetto agli scorsi anni. La pandemia si è abbattuta sul sistema dei trasporti, e con il Covid gli italiani preferiscono affidarsi all’auto per gli spostamenti, mentre arretra il trasporto pubblico, percepito come pericoloso per il contagio. Quanto ai monopattini, la grande novità di quest’anno, un italiano su due li userebbe, ma mancano ancora regole ferree. È quanto emerge dal 17° Rapporto Audimob sulla Mobilità degli Italiani, realizzato da Isfort in collaborazione con il Cnel e il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con il contributo scientifico di Agens.

L’automobile consolida la posizione dominante di mercato

L’auto nel 2019 si conferma come il mezzo più utilizzato (+3,5%), che risulta una sorta di protezione che tiene al sicuro dal contagio. Una sicurezza relativa, però. Gli incidenti nel 2019 calano, ma restano comunque alti (172.183, -0,2%), mentre le vittime sono state 3.173 (-4,8%) e i feriti 241.384 (-0,6%), riferisce Askanews. L’auto ha quindi consolidato la posizione dominante di mercato (62,5% di domanda rispetto al 2018), ma anche l’insieme dei trasporti pubblici (dal 9,7% al 10,8%). La paura di contrarre il virus sui mezzi però ha fatto perdere oltre un terzo dello share di mercato e quasi il 50% dei passeggeri.

Il tasso di mobilità sostenibile nel 2019 scende al 35%

Il 2019 poi non è stato un anno positivo per la mobilità “attiva” (a piedi, in bicicletta), che nel suo insieme ha perso quasi 4 punti di share, attestandosi al 24,1%. Si è quindi interrotto un trend positivo decennale per la mobilità dolce, che soprattutto nel 2017 aveva sperimentato una forte accelerazione.

Inoltre, il tasso di mobilità sostenibile nel 2019 è sceso al 35%, un livello più basso di inizio millennio (37,2% nel 2002). Per il 2020 è prevedibile un rialzo dell’indice, per effetto soprattutto della grande crescita delle soluzioni di trasporto senza motore, che tuttavia non supererà la soglia del 40%, confermando così i deboli progressi del trasporto ecologico nel nostro Paese.

I monopattini elettrici sono la grande novità di questi ultimi mesi

E i monopattini? Quasi la metà degli italiani (43%) manifesta un forte interesse verso questo nuovo mezzo di spostamento, ma molti sono preoccupati per la sicurezza: quasi tutti (80%) chiedono regole ferree per il loro utilizzo.

È pur vero che nel frattempo questa modalità sta esplodendo: “I monopattini elettrici sono la grande novità di questi ultimi mesi; in particolare è esplosa l’offerta di servizi di sharing e di veicoli messi a disposizione – evidenzia la ricerca -. Attualmente sono poco più di 40 i servizi attivi (erano appena 12 a dicembre 2019) o di attivazione prevista a breve da parte di 6 operatori in una ventina di città, e per una flotta complessiva di oltre 27mila veicoli, di cui 11mila a Roma e 6mila a Milano”.

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CUCINA A VISTA, ANGOLO COTTURA O…

Ammettiamolo, ormai gli appartamenti di nuova costruzione non hanno più le metrature di una volta e, sempre più spesso, gli architetti optano per una soluzione più dinamica che prevede l’inserimento della cucina nella zona living. Se da una parte questo può far arricciare il naso ai più tradizionalisti, dall’altra questa concezione di space saving può avere i suoi vantaggi e, se ben pensata, la cucina può diventare un prolungamento della zona giorno integrandosi perfettamente con il living.

Per chi ha spazi più ridotti l’angolo cottura è forse l’unica opzione ma questo non deve portarci a pensare ad una soluzione di basso livello o di dubbio gusto. Dovrà certamente integrarsi con l’arredamento della zona giorno mantenendo comunque una sua personalità. L’ampia scelta di finiture, materiali e colori, permetterà di arredare questa zona senza rinunciare a praticità e funzionalità ma conservando carattere e stile personale.

Diverso è il discorso per chi ha a disposizione una metratura più confortevole e può concedersi il lusso di una cucina a vista di tutto rispetto. Sarà in questo caso possibile inserire penisole o banconi con sgabelli di design, ma anche tavoli di varie dimensioni e forme; si potrà spaziare tra contrasti cromatici, linee più decise, materiali diversi e accostamenti più azzardati così da dare risalto ai dettagli e regalare un segno distintivo a questa parte di living che non vuole passare inosservata.

E…per chi non volesse rinunciare ad avere uno spazio cucina? Per chi non vuole che gli odori dai fornelli si spostino nella zona living e magari si attacchino ai tessuti delle tende o dei divani? La soluzione c’è!

Se lo spazio lo consente, è possibile prevedere l’istallazione di una parete in cartongesso con porte scorrevoli a scomparsa o su binario esterno. Questa soluzione molto pratica, vi permetterà di definire i due ambienti senza però separarli nettamente. Sarà così possibile integrare in modo elegante e armonioso la zona giorno con la zona cottura, trovando la soluzione più adatta ad ogni esigenza senza rinunciare alla propria idea di stile ed arredo.

Anche nel caso delle porte scorrevoli, la scelta dei materiali risulta essere fondamentale nonché funzionale alla soddisfazione dei gusti personali. Sua maestà il vetro, con la sua trasparenza, lascerà la sensazione di uno spazio unico, aperto ed omogeneo senza togliere continuità tra un ambiente e l’altro, sia a porte chiuse che aperte. Se si opta invece per materiali meno impegnativi come il legno, il vetro decorato o il mix dei due materiali, avremo all’occorrenza la possibilità di ottenere un ambiente separato e riservato. Basterà chiudere le porte e potremo cucinare senza che gli odori raggiungano la zona giorno o prenderci una meritata pausa dai fornelli senza rinunciare alla nostra privacy.

Che sia grande o piccola, vintage o ultramoderna, minimal o superaccessoriata, la cucina ha bisogno di tempo ed attenzioni in fase di progettazione. E’ quindi sempre consigliabile rivolgersi ad esperti di settore come Pedrazzini Arreda di San Giuliano Milanese, showroom di Veneta Cucine a Milano molto conosciuto ed apprezzato, che saprà consigliarvi al meglio e con i quali potrete condividere la vostra idea di arredamento di questo spazio fondamentale della casa. E’ importante renderla non solo un ambiente di preparazione dei pasti ma soprattutto uno spazio armonioso, confortevole, funzionale, e piacevole da vivere. Buona scelta e…buon appetito!

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Il nostro sito

Oggi vogliamo presentare il nostro nuovo sito, che vuole raccogliere dati statistici e oggettivi che possano porre delle riflessioni importanti in termini di economia, società e benessere del nostro meraviglioso Paese, in questo periodo alle prese con una terribile pandemia e quanto mai orientato alla solidarietà ed alla lotta verso un nemico invisibile.

Troverete quindi qui, sulle pagine di www.ampezzo.org, una serie di articoli che selezionerò per dare degli spunti di riflessione ai lettori, e perchè no avere anche dei confronti su un forum di prossima apertura.

Perchè ampezzo.org? Nessun motivo particolare, se non dare omaggio alla città dove sono cresciuto (Cortina d’Ampezzo), che di certo non è niente male vero? Diciamo che sono stato fortunato, oggi vivo a Pinzolo (sono quindi rimasto in montagna…), luogo altrettanto meraviglioso, ma rimango legato alla piccola e turistica Cortina.

Rimanete aggiornati, potrete anche registrarvi per ricevere in automatico una notifica quando pubblicheremo un nuovo articolo, meticolosamente selezionato dalle mie collaboratrici.

Grazie a tutti quello che vorranno visitate il nostro sito!

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