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Lo scioglimento della Giunta di Governo

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Il 10 ottobre la Giunta di Governo della Zona Libera si sciolse, dopo avere impartito le istruzioni da seguire nell’emergenza.
Era rimasta in carica 15 giorni (dal 26 settembre al 10 ottobre ‘44): pochi per una pratica applicazione dei provvedimenti deliberati, ma sufficiente per dimostrare la volontà democratica, riformatrice e progressista della nuova classe politica che si andava affermando con la Resistenza.

Essa aveva operato con criteri originali: innanzitutto una separazione netta tra il potere militare e il potere politico; infatti i rappresentanti politici erano stati designati dai partiti ed avevano operato nelle loro decisioni in modo del tutto autonomo rispetto alle formazioni partigiane.
In secondo luogo la base democratica della Giunta era stata allargata con l’inserimento dei rappresentanti delle organizzazioni di base quali i giovani del Fronte della Gioventù, le donne dei Gruppi di Difesa, gli operai e i contadini riuniti nei rispettivi Comitati.

Infine, i provvedimenti emanati dalla Giunta riflettevano non solo la volontà di distruggere i segni del regime fascista, ma guardavano ai futuro e gettavano le basi dello Stato che sarebbe dovuto uscire dalla Resistenza: democratico, pluralistico, attento alle esigenze della gente.

Per tutte queste caratteristiche l’esperienza della Zona Libera e della Repubblica partigiana della Carnia e del Friuli viene considerata una pagina di storia fra le più esaltanti e significative della Resistenza italiana: le popolazioni carnica e friulana, che ne furono protagoniste, diedero un grande esempio di responsabilità, di impegno, di civiltà.