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Le elezioni nei comuni della Zona Libera

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La Zona Libera della Carnia e del Friuli fu una vera e propria isola democratica in un territorio invaso ed annesso alla Germania.

Il primo obiettivo dei dirigenti politici e militari della Resistenza carnica e friulana fu quello di costituire nuovi e legittimi organi di potere locale: - i sindaci e le Giunte comunali - per gestire la normale attività amministrativa.
I Sindaci e le Giunte comunali popolari dovevano essere eletti dalla popolazione.

Così, dalla fine di agosto a tutto settembre, nei comuni della Zona Libera si svolsero le elezioni, le prime libere elezioni in Italia dopo venti anni di regime fascista.

Si votò per capifamiglia, secondo la tradizione delle latterie sociali, l’unico modo possibile in quelle circostanze. E votarono anche le donne se ricoprivano tale ruolo.

Le Giunte comunali, composte da un numero variabile di persone, da cinque ad undici, avevano il compito di amministrare la vita del Comune, di costituire la Guardia del Popolo (cioè la Polizia Municipale), di amministrare i beni pubblici, di organizzare il servizio di alimentazione, di contribuire alla lotta, dando aiuto alle formazioni partigiane.

Le Giunte rappresentarono un successo non solo per l’affermazione di principio costituito dal fatto che erano state liberamente elette dalla popolazione, ma per come funzionarono: tenevano pubbliche sedute alle quali partecipava la comunità, che poteva così discutere i problemi che direttamente la riguardavano. Non esistevano riunioni non pubbliche, nel corso delle quali venissero prese decisioni: la gente era sempre e comunque coinvolta. In questo modo si realizzava concretamente quello che è un principio basilare di ogni democrazia sostanziale, la trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica.