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Il rastrellamento in Carnia

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L’8 ottobre i tedeschi misero in atto l’OPERAZIONE WALDLAUFER (“Corriere del bosco”) per l’eliminazione della Zona Libera.

Attorno ai 250 chilometri che costituivano il perimetro del territorio liberato, essi avevano addossato almeno 20.000 uomini (in una seconda fase del rastrellamento tale numero oscillò tra i 30.000 e i 40.000 armati) tra i quali circa 5.000 cosacchi.

Le forze partigiane potevano contare su circa 30 battaglioni male armati, che certamente non erano in grado di far fronte ad un’offensiva così massiccia. Complessivamente si trattava di circa 6.000 uomini, di cui oltre un migliaio addetti ai servizi.

L’attacco ebbe inizio da Tolmezzo. La resistenza partigiana fu tenace, ma la superiorità nemica era schiacciante.

Le formazioni garibaldine ed osovane si arroccarono nelle Valli Tramontina e d’Arzino, dopo che anche la Vai Cellina era stata perduta. La battaglia continuò per 80 giorni, fino al dicembre del ‘44, in tutto il territorio della Carnia, alle quote più alte. Solo il 20 dicembre il rastrellamento ebbe termine.

La Zona Libera della Carnia e del Friuli ricadde sotto l’oppressione tedesca, aggravata questa volta dalla presenza massiccia e devastante delle truppe cosacche.