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Piazza Zona Libera 1944, n.28
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Il coinvolgimento della popolazione

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La lotta per liberare il territorio era stata molto dura e cruenta ed i tedeschi non l’avevano abbandonata senza far pagare un costo altissimo alla popolazione.

Foto di partigiani26 maggio 1944:

in seguito al rifiuto di consegnare il bestiame all’ammasso, come prevedeva il bando tedesco scaduto il 25 maggio, e in seguito all’attacco contro una colonna tedesca in località Rioverde, il comandante della piazzaforte di Spilimbergo ordinò un’azione punitiva contro la popolazione di Forni di Sotto.

La sera del 26 maggio reparti tedeschi, appoggiati da carri armati, piombarono sul paese. Demolirono a cannonate le case, mitragliarono uomini e donne in fuga, e con bombe al fosforo e lanciafiamme incendiarono i borghi del Comune: furono distrutte 400 abitazioni, saccheggiata ed incendiata la chiesa, arso il bestiame nelle stalle. Gli abitanti dovettero cercare scampo nei casolari sparsi nella valle.

9 giugno1944:

per un’azione avvenuta il giorno prima nei dintorni, una colonna tedesca circondò Esemon di Sotto, diede alle fiamme venti case e saccheggiò tutte le altre.

 

21 luglio 1944:

uno scontro tra pattuglie provocò tre morti tedeschi nel paese di Bordano. Immediata la rappresaglia con forze provenienti da Gemona, Venzone ed Osoppo. Bordano fu data alle fiamme. Le poche case rimaste furono evacuate ed in esse si sistemarono famiglie cosacche.

 

21 luglio 1944:

una banda di SS travestita da partigiani apparve improvvisamente nella malga di passo Pramosio a nord di Paluzza.

Scambiati per garibaldini, ebbero buona accoglienza, ristoro e cibo: ricambiarono l’ospitalità trucidando tutti i pastori e gli altri civili presenti e, scendendo a valle, uccisero tutte le persone che incontrarono.

Il giorno successivo, proveniendo da Tolmezzo, un’autocolonna con oltre 300 SS italiane e tedesche, di cui una parte travestite da partigiani, piombò su Paluzza. Ad esse si unirono i falsi garibaldini dell’eccidio di malga Pramosio, e tutti insieme infierirono ferocemente e lungamente contro la popolazione rubando, percuotendo, prelevando uomini e averi.

La colonna scese poi verso Tolmezzo. Al ponte di Sutrio l’ultima fase della tragedia: raggruppati i civili che avevano preso in ostaggio a Paluzza, li finirono a pugnalate insieme ad altri civili di Sutrio. Altri morti, infine, segnarono la strada del ritorno delle SS verso Tolmezzo.

Questa efferata azione ebbe il tragico bilancio di 52 vittime tra la popolazione civile.

 

11 settembre 1944:

forze tedesche provenienti da Montereale e rimaste bloccate dai partigiani per due giorni nelle gallerie lungo il canale Cellina, entrarono nella conca di Barcis, circondarono ed incendiarono il paese: 180 case e 100 stavoli furono dati alle fiamme. La popolazione si era già messa in salvo fuggendo nei boschi della valle.

Due anziani operai, sorpresi e catturati, vennero fucilati ed i loro corpi gettati nelle fiamme.

Nonostante le feroci azioni di rappresaglia attuate dai nazifascisti, che volutamente si accanivano sulla popolazione per metterla contro il movimento resistenziale, essa fu in grande maggioranza con i partigiani. E in ogni momento e in ogni occasione, anche con il terrore nel cuore per le rivalse che potevano colpirla, diede loro sostegno e aiuto: informazioni, rifornimenti, segnalazioni, cura dei feriti, ricoveri e nascondigli.

Nè poteva essere diversamente perchè numerosissimi suoi figli erano con i partigiani.