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Mario Bullian

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maestro Mario BullianNato ad Ampezzo il 12 gennaio 1917,  a poca distanza dal decesso del padre Giuseppe morto in uno degli spaventosi scontri tra gli opposti schieramenti della prima guerra mondiale, sul fronte carnico, trascorre l’infanzia – dopo l’esilio con i suoi seguito alla rotta di Caporetto – nella famiglia della madre e dei nonni.

            Nella prima giovinezza è ospite del Convitto degli orfani di guerra di Cividale, dove studia per diplomarsi come maestro, e ciò avverrà con l’esame di Stato superato a Udine nel 1934.

            Insegna quasi consecutivamente nella scuola elementare di Ampezzo, prima di essere chiamato a servire la  Patria in guerra nel 1941. Destinato alle truppe che presidiano la Sicilia, è fatto prigioniero nel 1943 dagli Alleati, e subisce la prigionia in Africa. Tornato libero, con la pace generale, vive con la moglie e le figlie (ne avrà tre) nel paese d’origine, dove riprende la sua professione e dove decederà nel gennaio 1974.

            Della vita privata di Mario si può dire che trascorre tranquilla, dopo il ritorno a casa del 1946, schiva, raccolta come quella di tanti conterranei lontani dalle cronache clamorose. Non altrettanto della vita pubblica che è invece movimentata, vivace e felicemente gratificante.

            Ricordo intanto che per trentadue anni il Nostro esercita l’attività professionale tra i fanciulli delle elementari, con “lodevole azione didattica”  ed “efficace” governo “ disciplinare” . (dirà, tra altro il Direttore didattico Munini), da “bravo insegnante” ( Dir. Did. Bua)  come constatano e attestano i superiori cui spettava “allora”… di esprimere un giudizio ufficiale sull’attività di ogni insegnante. In questo caso Mario non “ se ne farà gran merito” per essere encomiato dai giudizi dei dirigenti : per lui infatti è normale insegnare “ come meglio si può” e amando l’infanzia come altrimenti “ non si riesce” ad aiutarla e promuoverla. (dirà ancora il Maestro).

            Mentre insegna, Mario è chiamato a far parte del Consiglio comunale, in cui sarà presente per quasi un trentennio e che dirigerà per due legislature (Dal 1966 al 1972) come Sindaco, mettendo in questa carica un impegno e un’efficacia che è di pochi.

            Oltre all’insegnamento  e  all’incombenza di amministratore pubblico; oltre alla conduzione  familiare che è per ogni capo di una casata un compito delicato, laborioso e vincolante  e che il nostro sostiene con amore ed energia mai manchevoli, Mario anima, e spesso regola di persona, la vita di associazioni ed enti cittadini fiorenti alla sua età (come: Ente degli orfani di guerra; Unione dei Combattenti; Acli, di cui sarà anche presidente,, e via..via ); patrocina e favorisce la nascita della Scuola Professionale e della Scuola Media, sorte ad Ampezzo per l’interessamento e l’apporto di persone avvedute ed attente, come lui, ai rapidi cambiamenti in cui è coinvolto anche il mondo rurale, fin lì restio in genere ai mutamenti radicali del modo di pensare, di agire, di aggregarsi e di vivere dell’uomo attuale.

            Al di là di tutti gli interessi che ho ricordato, di tutte le passioni che nutre, c’è ancora un’inclinazione, c’è un proposito, un interesse cui Mario sacrifica i pochi tempi liberi da incombenze gravose e debite cui rapidamente ho accennato: lo stimolo a rappresentare sul palcoscenico, a cui lo traggono il piacere e lo sprone di esibire le sue abilità espressive e le notevoli proprietà interpretative che sa di possedere, il popolano combattivo della sua Terra, il contadino mortificato dall’esistenza sacrificata e difficile che gli tocca fare,l’infingardo che straparla e non cura stalla o campi, l’uomo mite che accetta con pazienza tutto quello che gli accade e….via via.  Ma non sceglie di portare sulla scena solo i tipi della realtà locale, ogni protagonista proposto dalle storie altrui  che pure traduce sul palco con un’aderenza che meraviglia, che si gusta ed ammira.  Mario è anche autore di storie rappresentabili che, insieme a colleghi che lo sanno secondare, porta in scena non di rado, deliziando le platee delle cittadine che la compagnia teatrale “G. Ellero” visita di quando in quando.

            E non è solo drammaturgo , il Nostro; è anche creatore di versi, di poesie per lo più in vernacolo che si elevano talora a degne artistiche espressioni idiliache, come l’ode “ Il gno vecju campanili” ; satiriche, come la “Fauna dimpecina”; umoristiche come il componimento a “Regjna dal pic”. Con ciò rivelando un animo davvero ispirato dalle Muse.

            L’amico nostro Mario spira nel gelido primo gennaio 1974, e lascia vuoto nel nostro mondo un posto per un nuovo, degno rappresentante d’un’umanità volitiva e feconda.

 Elio Toller